Fumetti

Blast from the Past Rebirth #2: Top Cow Comics

N.d.r: il seguente pezzo riprende, in maniera rielaborata e ampliata, un mio vecchio articolo del 2017. Per questi, ed altri motivi, l'articolo sarà suddiviso in più parti, a cadenza mensile.
maxresdefault-7

N.d.r: il seguente pezzo riprende, in maniera rielaborata e ampliata, un mio vecchio articolo del 2017, mai continuato né concluso. Per questi, ed altri motivi, l’articolo sarà suddiviso in più parti, a cadenza mensile. La ratio iniziale dell’articolo era quella di fornire una panoramica sul terzo big dell’industria, specie ai suoi albori, dedicando alcuni approfondimenti mirati ai suoi studios. Al momento ci sono due progetti in cantiere, questo sulla Top Cow ed un secondo sulla Wildstorm. Questa la divisione di quello relativo alla Top Cow:Parte 1: La nascita dell’Image Comics; Parte 2: Top Cow Comics – Anni ’90/2000 (Marzo 2019 qui su hydrablob); Parte 3: Top Cow Comics – Anni 2000 ad oggi (Aprile 2019)

A NEW DAWN – La crisi del fumetto anni ’90

All’alba del 1992, il medium del fumetto americano stava esplodendo. Il Batman di Tim Burton aveva dato il via a una nuova ondata di adattamenti cinematografici di personaggi supereroistici estratti direttamente dalle relative opere cartacee, con budget sempre più elevati (ma mai come quelli attuali), al punto che tale trend ha, in qualche modo, costituito la testa di ponte per quello che viene definito oggi come il mondo dei cinecomics. O, almeno, vi ha fatto da prototipo.

A questo rinnovamento fecero seguito effetti secondari, come la nascita di nuove fumetterie nei punti nevralgici di ogni città: nei centri commerciali, nelle strade. Fu proprio in questo periodo che gli editori, quelli principali come Marvel e DC, vedevano i loro più alti numeri di vendite in anni, specie dal periodo della golden age, mentre editori secondari (come la Dark Horse ad esempio) iniziavano a farsi le ossa come pesci nello stagno.

Tuttavia era la Marvel Comics lo squalo piu’ grande nello stagno all’epoca: con un valore azionario in rapida ascesa (era stata quotata in borsa nella seconda metà del 1991) e un team creativo senza eguali, era la regina del comicdom americano.

mf45b
 

Nonostante ciò, grandi cambiamenti erano in corso, tra cui il crescente malcontento di alcuni dei big names del momento, e fu proprio questa dilagante malpracticeche costituì il viatico per ciò che presto sarebbe accaduto.

All’epoca infatti, gli scrittori (o i disegnatori) non avevano alcun controllo creativo sui personaggi che inventavano, in quanto tutto finiva nelle casse, e nel know-how aziendale, della casa madre di riferimento.

La “prassi” prendeva il nome di “Work for Hire” (lavoro a noleggio, traducendolo letteralmente). La legge sul diritto d’autore degli Stati Uniti infatti prevede che un’opera realizzata per il noleggio (lavoro a noleggio o WFH) è un’opera soggetta a copyright creata da un dipendente come parte del suo lavoro, o in accordo con le altre parti contrattuali. Di fatto l’autore crea l’opera, ma lo sfruttamento economico resta alla società di riferimento, ed egli rimane solamente il padre del suo lavoro.

È un’eccezione alla regola generale che la persona che crea effettivamente un’opera è l’autore legalmente riconosciuto di quell’opera (cd. paternità dell’opera). Secondo la legge sul copyright negli Stati Uniti e in alcune altre giurisdizioni sul copyright, se un’opera è “prodotta per il noleggio“, il datore di lavoro, non il dipendente, è considerato l’autore legale. In alcuni paesi, questo M.O. è noto come paternità aziendale. L’entità che funge da datore di lavoro può essere una società o altra entità legale, un’organizzazione o un individuo persona fisica.

Questa situazione da alcuni dei big names dell’epoca non era decisamente accettata, per non dire osteggiata. Essi volevano la proprietà delle loro opere, tanto a livello personale quanto economico, ovvero che rimanesse a loro anche quando questi non sarebbero stati più in vita (cit. McFarlane durante il quindicinale della Image Comics), non volevano piu’ essere dei semplici nomi che si alternavano nelle prime pagine dei fumetti, il loro desiderio è che il loro nome fosse per sempre associato alle loro creazioni.

Volevano essere delle leggende.

Quindi decisero di fare una cosa mai vista prima.

O per citare Rob Liefeld su X-Force #1: A Force to be Reckoned With.

icon-image-comics-logo

1992: IMAGE RISING

Nonostante non ci sia alcuna data certa sul momento in cui nacque effettivamente la Image Comics, tre dei suoi fondatori (su cinque) concordano nel ritenere attendibile la seconda metà del 1991, nello specifico fu nel periodo compreso tra maggio 1990 e dicembre 1991 che il progetto di creare una compagnia (non ancora come casa editrice) ombrello che permettesse ai suoi autori di avere controllo assoluto sui propri personaggi, i relativi studios di riferimento, le proprie creazioni, prese il via. La struttura sociale ricalcava essenzialmente il modello della società capogruppo (cd. holdings), a cui fanno da satellite, in questo caso, i vari studios dei fondatori.

L’idea iniziale venne a Rob Liefeld (creatore di CableDeadpool e della X-Force), appena 22enne, durante il finale della sua run sui New Mutants (insieme a Fabian Nicieza); Rubicone fu il periodo successivo alla querelle tra questo e la Marvel a causa di un’inserzione “galeotta” del primo sulla Comic Buyers Guide.

tumblr_mv14gspzgd1qzoglfo1_540

L’inserzione riguardava un nuovo gruppo di mutanti ribelli venuti dal futuro (gli Executioners) il cui leader, Cross, sembrava pericolosamente somigliante al Cable della X-Force (da Liefeld creato, si ricorda), la disputa sfociò in una Cease and Desist letter da parte della Marvel e culminò con l’idea di Liefeld di mollare la Marvel. Peraltro Rob già negli anni precedenti, circa 1985-1987, aveva iniziato a gettare le fondamenta di quella che poi sarebbe stata la sua prima “creatura” indipendente, ovvero gli Youngblood.

tumblr_mv10yk42kc1qzoglfo1_1280

La Marvel, peraltro, non era nuova a cose del genere, e a comportamenti discutibili: nel settembre del 1991 infatti inviò altresì una C&D alla Voyager Communications, con Jim Shooter come EiC (Editore Capo), riguardante un nuovo fumetto di prossima uscita. La lettera riguardava il titolo di X-O Manowar e la sua similarita’ letterale con gli X-Men e tutte le altre pubblicazioni della famiglia X.

Si ricorda come lo stesso Shooter fu allontanato dalla Marvel nel 1987 a causa dei continui alterchi verbali tra questo (al tempo EiC) e praticamente tutti gli autori/disegnatori dell’epoca, tanto che fu definito da John Byrne come un “nazista fuori dal tempo“.

Analogamente la Marvel, sempre nel 1991, per opera della longa manus di Harras, licenziò, quasi come fossero due impiegati qualunque, Louise Simonson e Chris Claremont dopo anni di onorato servizio preso la Casa delle Idee. Nonostante con Chris Claremont vi fossero dei dissidi già successivamente alla Saga di Fenice Nera, esacerbati a seguito dell’arrivo di Jim Lee.

Anche Todd McFarlane sembrava sul piede di guerra, era stufo di non essere coinvolto nei meeting su Spiderman, di non poter usare i villains che voleva, di non avere alcuna voce in capitolo sul fumetto che egli stesso stava plasmando, e del successo che aveva sicuramente contribuito a creare.

spiderman1_01

Il malcontento portato avanti da Liefeld non era perciò cosa isolata, visto che anche Todd McFarlane e Jim Valentino erano della stessa idea, il primo non voleva creare Spawn in una compagnia ove poi non avesse avuto voce in capitolo su nulla, men che meno sugli sceneggiatori successivi a lui, il secondo era della stessa idea di McFarlane (relativamente alla discussione con Bob Harras circa la creazione di Shadowhawk, personaggio pericolosamente vicino a Starhawk e Darkhawk). Valentino aveva poi un asso nella manica, aveva già avuto in passato esperienze con editori indie (nello specifico,  la Malibu Comics), e sapeva che il viatico sarebbe stato costituito dall’utilizzo della Malibu come rampa di lancio, almeno nell’immediato futuro e limitatamente agli aspetti gestionali e di stampa.

A questi tre nomi si aggiunse anche Erik Larsen, avvisato da McFarlane nel periodo successivo all’abbandono di questo di Spiderman. Larsen è famoso in quanto ancora oggi scrive e disegna il suo Savage Dragon.

savage-dragon-comics-c

L’idea di McFarlane era anche quella di portare un altro golden boy dell’epoca sulla barca Image, ossia Jim Lee, all’epoca impegnato come punta di diamante alla Marvel, riverito come un santo da Bob Harras. Lee fu il motivo principale per il quale Harras silurò Claremont fuori dalla Marvel.

Ovviamente non era tutto oro quel che luccicava, e Jim Lee era già stato etichettato (analogamento a Liefeld) come uno dei bad boy dell’epoca, come uno sgradevole personaggio che aveva portato decadenza nel mondo dei disegnatori di fumetti (cit. Barry Windsor-Smith, il quale era comunque un bel tipo arrogante ed egocentrico pure lui).

Secondo Liefeld, portare un autore rispettato come Lee alla Image avrebbe mandato un messaggio chiaro e ben specifico alle alte sfere delle due majors. Il messaggio che loro erano li per fare sul serio e per affermarsi come il nuovo punto di riferimento del comicdom americano.

image.jpg

ONCOMING STORM

Verso la fine del novembre del 1991, McFarlane fece notare (al resto del gruppo) come il loro futuro esodo dalla Marvel sarebbe dovuto essere diverso da quello compiuto da Kirby e Adams negli anni passati (1970 e 1981 circa), egli ragionò sul fatto che abbandonare uno alla volta non aveva senso, in quanto avrebbe creato un disservizio solo temporaneo e che invece la soluzione era abbandonare tutti insieme (fece il paragone con l’ipotetico, e mai accaduto nella realtà, coup di Adams, Kirby, Buscema, Kane, Heck e Starlin). Quindi l’unica via percorribile era quella dell’abbandono totale, di tutta la baracca.

Durante il (17) dicembre del 1991, tutti e quattro decisero di incontrarsi a New York allo scopo di incontrare Jim Lee (il quale era li’ per un’asta relativa alla vendita di alcune copie di X-Men e di altri suoi lavori) per convincerlo ad unirsi a loro. Jim Lee non solo accettò quasi subito, nonostante un po’ di lavoro di convincimento da parte di Liefeld, ma porto altresì Whilce Portacio con lui.

La sorte volle che nello stesso hotel dove soggiornava il gruppo vi fosse anche Marc Silvestri, il quale si unì a loro all’ultimo minuto e quasi per sbaglio. Ricordiamo che Silvestri, e la sua Top Cow, costituiscono l’argomento centrale di questo super approfondimento.

Sempre nel dicembre del 1991, Todd McFarlane, Rob Liefeld e Jim Lee, i tre più grandi artisti della Marvel dell’epoca, informarono l’editore capo Terry Stewart della Marvel che le politiche della compagnia verso il talento, nello specifico il loro, e la politica work for hire, erano ingiuste.

Fecero altresì notare che i creatori non venivano adeguatamente ricompensati per il loro lavoro e che se ne stavano andando, con effetto immediato. Stewart provò in qualche modo a salvare il salvabile (offrendo loro il controllo al 75% della linea Epic), egli pensò addirittura ad uno scherzo da parte dei tre, vista la loro “giovine età” ma la realtà era ben diversa. Sul punto è interessante citare l’aneddoto fatto da Tom DeFalco, un paio di anni dopo, secondo cui tutta la scena con Stewart sembrava essere un gioco al rialzo per ottenere la cd. “botte piena e la moglie ubriaca“.

Come fatto con la Marvel, analogamente i tre fecero la stessa cosa con la DC, andarono alla sede di New York solo per cortesia e per riferire loro che avevano lasciato la Marvel e che non avevano alcuna intenzione di firmare per la DC (ai tre era stato infatti offerto un contratto migliore di quello con la Marvel, ma anch’esso senza nessun controllo creativo e di paternità operativa sui loro lavori).

681791e4739ce1957c32cc7fde7197a8

A FORCE TO BE RECKONED WITH

La potenza commerciale di questi tre “ragazzi” non era infatti da sottovalutare, facendo solo qualche esempio: nel giugno del 1990, il primo numero dello Spiderman di McFarlane era diventato il fumetto più venduto di tutti i tempi, con 2,5 milioni di copie; nel giugno del 1991 il record fu battuto da Rob Liefeld, 5 milioni col primo numero di X-Force; e solo due mesi più tardi, Jim Lee decise di porre fine alla diatriba, 8,1 milioni il primo numero di X-Men.

Le conseguenze furono immediatamente avvertite alla Marvel, specie il valore del capitale azionario, le azioni persero il 25% del loro valore uti singoli (da 40 dollari a 29 circa), voci dell’epoca riferiscono un Bob Harras aggirarsi per i corridoi del quartier generale Marvel come un cane rabbioso. Cosi’ come rabbiosi erano autori quali Lobdell e Nicieza, i quali non si aspettavano un abbandono così repentino del gruppo (meno radicale il punto di vista di Peter David e John Byrne, i quali vedevano la Image solo come un esercizio di stile decadente, “all flash no substance” dicevano, una cosa passeggera).

Negli anni successivi, nonostante l’aumento dei profitti, la Marvel non fu mai in grado di replicare il successo commerciale dei primi numeri di X-Force, X-Men e Spidermanfu allora deciso di cambiare rotta, iniziando a investire in modo massiccio sui crossovers tra vari eroi/team e a pubblicare un numero spropositato di volumi, talvolta anche con multiple cover variant.

Durante gennaio del 1992 le fondamenta per la rivoluzione erano state gettate, i cinque fondatori, durante il primo meeting a casa di Silvestri, decisero di affidarsi alla Malibu Comics per i lavori di stampa e pubblicazione (e questo portò la Malibu al 10% del controllo del mercato dei fumetti in poco tempo, davanti alla DC che all’epoca stava avendo una non ben precisata crisi d’identità), almeno finché non fossero in grado di operare da soli, precisando che sarebbero stati loro i “capi della baracca” e non la Malibu. In ogni caso la Malibu durò davvero poco, fu acquisita nel 1994 dalla Marvel, successivamente al massiccio flop della linea Ultraverse (una sorta di fusione tra i mostri di Rob Liefeld e decisamente troppi steroidi), i cui personaggi furono poi utilizzati dalla Casa delle Idee per alcuni crossovers discutibili (tanto gli anni erano quelli di Onslaught e Rinascita degli Eroi, peggio di così non poteva farsi).

aHR0cDovL3d3dy5uZXdzYXJhbWEuY29tL2ltYWdlcy9pLzAwMC8yMzEvMzQ3L2kwMi9VbHRyYXZlcnNlLmpwZw==.jpg

Oltretutto, ma questa è un’altra storia, viste le cattive acque in cui finì la Marvel negli anni ’90, specie a ridosso di Rinascita degli Eroi, indovinate a chi fu affidato il rilancio di alcune delle testate ammiraglie. Vi do un indizio: JL/RL, ironico no?

Comunque, curiosamente nello stesso periodo fu fondata anche la Topps Comics, composta per il 90% da un all-star team di vecchie glorie, tra i quali: Steve Ditko, Dick Ayers, Don Heck, Roy Thomas, i quali lavorarono tutti su un vecchio progetto di Kirby comprato dall’ex EiC di Marvel, Jim Salicrup.

s-l1600-5

Tornando al mondo Image, il 1 ° febbraio 1992 (pubblicato il 21) fu cosi’ inviato un comunicato stampa che annunciava la formazione della Image Comics (il nome fu scelto da Rob Liefeld, il quale riciclò questo da un precedente progetto abortito). I dettagli su chi fosse esattamente coinvolto erano un po’ vaghi all’inizio, e rapporti contrastanti sui Founding Fathers comparvero quasi immediatamente.

ca_imagecbg

Ma dopo un primo periodo di gossip, e di voci più o meno false, fu subito precisato il nome dei fondatori, ossia: McFarlane, Liefeld, Lee, Larsen, Silvestri, Valentino e Whilce Portacio(il quale mollò la posizione quasi subito a causa dei problemi di salute della sorella, tornando tuttavia come autore/disegnatore negli anni successivi).

Curiosamente, visto i rapporti turbolenti con Lee, si rumoreggiava anche di Chris Claremont tra i fondatori della Image, tuttavia a causa del prematuro abbandono di Portacio, egli decise di dedicarsi primariamente ai suoi progetti per la DC Comics, anche se poi approdò brevemente alla Image negli anni successivi.

La leggenda era stata creata, l’impatto fu talmente dirompente che perfino la CNN ne parlò, ma non solo, anche il The Street in un suo articolo fece notare come le ingiuste pratiche commerciali della Marvel fossero il cancro dell’industria, all’epoca. Ovviamente l’abbandono dei suoi autori di punta portò, negli anni successivi, la Marvel prima in crisi e poi alla bancarotta, a causa anche di alcune decisioni commerciali non proprio oculate, per non parlare di alcuni momenti successivi alla formazione della Image davvero delicati, in cui era il nervosismo a dare gli ordini in casa (ad esempio il caso Northstar su Alpha Flight 106).

LA FONDAZIONE DEI VARI STUDIOS

Come sottolineato precedentemente, l’idea alla base era che ogni fondatore avesse pieno controllo creativo sui rispettivi titoli e che l’unica proprietà intellettuale condivisa riguardasse il nome “Image” ed il logo della compagnia madre.

Nel marzo del 1992 furono perciò fondati i primi studio interni alla Image, ovvero:

Tralasciando momentaneamente la Shadowline e la Highbrow, furono la WildStorm e la Top Cow a dirigere la fila in questi primi anni di vita della Image, con un parco titoli davvero sterminato.

Tuttavia non furono i titoli di questi due studios ad uscire per primi, il posto spetta agli Youngblood di Rob Liefeld e allo Spawn di McFarlane, i quali si rivelarono incredibilmente popolari principalmente per lo stile utilizzato dai due autori (tralasciando i problemi anatomici di Rob sul tavolo da disegno, problemi che lo portarono nel corso degli anni a diventare una parodia vivente).

1890372-youngblood__1992_1st_series__01 (1).jpeg

La Top Cow fece uscire nel 1992 la prima serie di Cyberforce, lo stesso fece la WildStorm con i WildC.A.T.S. Tuttavia vi furono alcuni problemi, tra cui quello comune a tutta l’Image dell’epoca, ovvero il ritardo nella pubblicazione di alcuni albi, arrivando in alcuni casi anche a tre mesi di ritardo rispetto alle date di copertina (eccetto Savage Dragon di Larsen che fu pubblicato addirittura prima della data di copertina).

887989
Come già affermato sopra, l’impatto mediatico derivante dalla fondazione della Image fu dirompente, e portò rapidamente la compagnia ad essere la terza potenza sul mercato dei fumetti americani (e la prima negli anni successivi, seppur per breve tempo). L’esempio della Image fu seguito poi negli anni successivi dalla Malibu, seppur temporaneamente (con l’etichetta Bravura, composta da autori quali Walt Simonson, Jim Starlin, Marv Wolfman e Howard Chaykin) e dalla Dark Horse (con la linea Legend, alla cui testa vi erano artisti come Frank Miller, Mike Mignola, Art Adams e John Byrne).

Tuttavia la nascita dell’Image coincise anche con l’inizio della “grande crisi”, della decadenza creativa degli anni ’90, quasi tutti i titoli della Image (e non solo, come si vedrà nella seconda parte) infatti facevano leva sull’aspetto estetico della storia, lasciando la trama relegata ad un ruolo di secondo piano. Della stessa idea, seppur in senso positivo, era d’altronde anche Todd McFarlane (rispondendo ad alcune critiche sulla sua abilità come scrittore), secondo cui il lettore decide di comprare un fumetto, nello specifico il suo, in primis guardando ai disegni e solo dopo soffermandosi sulla storia contenuta al suo interno (n.d.r. questa è una cosa che faccio anche io molte volte).

Era ovviamente tutto vero, ma questa era una “croce” che la Image voleva portarsi appresso volentieri, specie negli anni ’90, anche a costo di pubblicare solo pin-up e libri colmi di biografie e immagini (come fecero all’inizio ed in più occasioni, soprattutto quando non riuscivano a rispettare le scadenze, memorabili i cd. swimsuit special).

images (4)

Top Cow Comics: L’ascesa di Marc Silvestri.

Mentre degli altri studios si dirà diffusamente altrove, ed in altre occasioni, in questa sede mi preme affrontare il discorso Top Cow Comics. Essendo quest’etichetta, ancora oggi, l’unica ad avere ancora in uso le linee guida dettate dal fondatore, appunto Silvestri, all’epoca. Oltretutto, alcuni dei titoli in pubblicazione costituiscono sequel di quelli nati negli anni ’90. La Top Cow fu, oltretutto, importante per un sacco di motivi, tra cui la superba fucina di talenti che riuscì a coagulare intorno al suo primo parco titoli, tutti “asserviti” alla dottrina Silvestri, fenomeni del tavolo da disegno che poi avrebbero trovato sbocco nelle principali majors, specie a partire dai primi anni del duemila. Basti qui citare alcuni nomi, al di là dello stesso Silvestri: Michael Turner, David Finch, Joe Benitez, Eric Basaldua, Kenneth Rocafort, Randy Green, Stjepan Sejic, Ken Lashley, Clarence Lansang, Billy Tan, Keu Cha, Dale Keown, Michael Broussard, Tony Daniel, Brandon Peterson, Michael Choi, Francis Manapul e altri. Da non dimenticare anche coloristi e inchiostratori come D-Tron, Batt (Matt Banning), Danny Miki, Joe Weems V, Steve Firchow, Sal Regla, John Sibal, Jason Gorder, Victor Llamas.

Inutile dirvi come l’idea di approfondire la questione Top Cow Productions sia nata durante la bozza relativa ad un tributo a Michael Turner, artista fenomenale, auto-didatta, visionario a suo modo e creatore di una pletora di titoli, poi quasi tutti confluiti nella sua etichetta personale, la Aspen (di cui meglio si dirà oltre, verso la chiusura). Tra la bozza a Michael Turner, le richieste di ampliare il discorso anche al suo bootcamp (ovvero la Top Cow), e la voglia, nello specifico mia, di completare questo vecchio pezzo, si è arrivati a questa crasi di argomenti.

Argomenti che sono tutti accomunati da un singolo fattore: la Top Cow.

Ed è proprio della Top Cow che parleremo nella prossima parte. Non di quella attuale, un po’ più edulcorata e maggiormente ad ampio spettro sul parco titoli, ma della prima, quella tutta bad girls e dinamica, tutte donne e azione. La prima, unica a mio modo di vedere, Top Cow.

Ci rivediamo a Marzo 2019

cyberforce-1 (1)

Cyberforce, La Lama Stregata e l’Oscurità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...