Cinema

Creed 2. Il destino colpisce duro

Ammettiamolo, quando uscì Creed (2016) lo scetticismo era alle stelle. Sembrava l’ennesimo revival sterile, una trovata per ridare linfa vitale ad una saga del passato che non aveva più nulla da dire. L’impressione che scaturiva dal progetto era quella di spremere un prodotto già vecchio, con uno Stallone bollito, che nulla aveva più da dire perchè relegato ad un modo di intendere il cinema fermo agli anni 90.

E invece la sorpresa, una storia fresca dove Rocky era il co-protagonista perfetto, pronto a passare il testimone ad un giovane di belle speranze e dalle radici pesanti.

Creed ricalcava, in maniera rivista e attualizzata, la crescita di un giovane uomo ingenuo ma voglioso di apprendere. Il protagonista Adonis e un giovane uomo grezzo, a tratti infantile ma con la tenacia a rendersi una spugna pronta ad assorbire ogni gesto di insegnamento di un vecchio campione, la cosa più vicina ad un padre che avesse mai avuto. E poi un uomo, Rocky Balboa, che si fa carico del lascito di Apollo Creed per restituirlo al figlio orfano e mai riconosciuto.

Come poteva Creed 2 ripetere l’ottima prova del primo capitolo, quella bella storia di formazione così ben veicolata dalla parabola sportiva?  Spostando il focus: non più la crescita ma il consolidamento, non l’insegnamento ma la presa di responsabilità. E l’appuntamento con il destino e la chiusura di ciò che è rimasto in sospeso per troppi anni.

Adonis ora è affermato, campione dei pesi massimi e conosciuto in tutta America. Giovane, famoso, emerso dal fondo e degno figlio di un padre così grande. Il rapporto con la dolce Bianca va alla grande, ci si può permettere pure una bella casa e iniziare a costruire delle fondamenta.

Eppure c’è questo senso di inevitabile che pervade il film, un’acqua alla gola crescente, sensazione di un qualcosa di indomabile che trascina tutti. Portando le sorti della storia dove se ne era interrotta un’altra: quella di Creed padre ucciso sul ring. Caduto in disgrazia e lasciato ai margini dalla federazione russa dopo essere stato battuto da Rocky, Ivan Drago ha allevato per anni il figlio Victor nella speranza di portarlo a vincere quello che lui non è stato in grado di fare, e ottenere riscatto.

E’ qui che si muove Creed 2, non più sul terreno dei giovani atleti e della loro scalata energica al successo, ma su due binari. Quello dei padri e delle madri e quello dell’inevitabile resa dei conti finale a cui non si può scampare. Il coraggioso percorso qua intrapreso non è infatti tanto focalizzato nel raccontare la preparazione allo scontro, quanto il livello emotivo e la carica che i personaggi avvertono sulle spalle rispetto ad una disputa voluta da due padri assenti e fallibili.

È padre burbero Ivan che è villain della storia soprattutto per aver sacrificato gli anni migliori del figlio al fine di un’ambizione solo sua.

È padre assente Rocky, che porta dentro un senso di colpa a cui non ha mai avuto il coraggio di rimediare (la mancata vicinanza al figlio), che vede nel lampione davanti casa sempre spento il simbolo di un pezzo di cuore che manca.

L’incontro-scontro col destino non può che essere l’unica soluzione ad uno stallo che va avanti da troppo, che possa chiudere finalmente un percorso per fare ripartire a vita nuova queste famiglie. Poi certo questo passa per l’agonismo e delle botte da orbi (molto ben rese e gestite), ma qui il fattore umano riesce a vincere per KO su quello sportivo.

Cresce molto il carisma di Michael B. Jordan, che esprime ad oggi la sua migliore interpretazione portando un Adonis a metà strada tra il ragazzo del primo film e l’uomo. Inevitabile però che anche qui la scena la rubi un crepuscolare Stallone, uomo ancora più fragile e sul viale del tramonto. La regia di Steven Caple Jr. è ben gestita, gli scontri sul ring funzionano ma hanno valenza solo solo scenica (volutamente e non è un difetto) e confinano la narrazione fuori dagli scontri.

Si cade e ci ri rialza, e si accetta di doverlo fare altre volte in futuro, e sempre fuori dal ring, dove fa più male. Un film che chiude nel migliore dei modi il cerchio aperto dalla saga di Rocky per aprire la storia di Adonis Creed. Inaspettato, con un senso dell’inevitabile di grande impatto e che colpisce come un gancio.

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