Fumetti

Capitan America: radici di una leggenda

Scopriamo insieme come ha fatto Capitan America a guadagnarsi il suo posto nel mondo degli eroi immortali.

Al giorno d’oggi esistono centinaia, anzi, migliaia di eroi, e oggi come sempre un casual reader e un appassaionato potrebbero farsi la stessa domanda: come fa un eroe ad emergere in questo marasma di personaggi? O ancora meglio come fa un personaggio a guadagnare una rilevanza e a conservarla negli anni, e addirittura, nei decenni?

Queste domande sono più che normali e comprensibili. In questo primo articolo di approfondimento su Capitan America, analizzeremo i motivi per cui Steve Rogers E Capitan America sono stati, sono e continuano ad essere così importanti nel mondo del fumetto.

Comics

Capitan America è un personaggio creato nel 1941 da Jack Kirby e Joe Simon per quella che all’epoca era la Timely Comics.

E’ quindi questo forse uno dei motivi della sua importanza? L’essere nato più di settanta anni fa? In parte.

L’essere nato negli anni ’40 non vuole assolutamente dire che si abbia avuto una vita editoriale facile, non solo perchè tante altre giovani case editrici producevano tanti nuovi eroi, in quel periodo, soprattutto a tema patriottico, ma anche perchè i suoi stessi creatori, in quegli stessi anni, crearono tanti altri personaggi della stessa tipologia, anche per altre case editrici.

Captain America nasce infatti come personaggio che simboleggia il desiderio di una parte degli Stati Uniti di entrare nella Seconda Guerra Mondiale. David Onyon, studioso e professore di Storia presso la Southwestern Assemblies of God University va ancora più nello specifico e, in un suo saggio, parla di come Cap sia figlio di un periodo in cui gli stessi autori di fumetti ebrei, usavano i loro personaggi per esprimere il loro desiderio di vedere un intervento americano nella guerra allora in corso.

Superman

Non è difficile vedere Jack Kirby come un’interventista, sia perchè lui o Joe Simon non erano parchi nel raccontare di come Kirby non si facev spaventare dagli americani nazisti che, per quello che scriveva nei fumetti, lo minacciavano, ma anzi reagiva presentadosi pronto a picchiare le mani, per risse che non avevano luogo per abbandono… da parte degli avversari.

Lo stesso Will Eisner, mentore e maestro originale di Kirby, racconta del fervore del Re nell’opporsi ai soprusi di chi credeva di avere il diritto di prevaricare sui più deboli (The Dreamer).

JackKing

Il personaggio di Capitan America fa colpo già in quegli anni e no, non è facile analizzare il perchè del successo di un personaggio alle sue origini, non solo perchè faceva parte di uno squadrone di nuovi eroi che simboleggiavano l’America patriottica, ma perchè in quegli stessi anni anche Superman e Batman (con appunto creatori ebrei) pubblicizzavano il supporto americano verso gli Alleati.

Fu però proprio dai suoi primi numeri che il Super-Soldato divenne un best-seller del mondo nel fumetto, e sin dal suo primo numero vendette circa un milione di copie, numeri che nel mondo del fumetto erano eguagliati appunto solo dal visitatore da Krypton e dall’Uomo Pipistrello, o dal Times, parlando di testate giornalistiche.

Batman

E’ quindi dovuto a questo successo puramente editoriale lo storico successo di Cap come personaggio e come simbolo? Ancora una volta… solo in parte.

Questa prima incarnazione del Super Soldato è un personaggio abbastanza piatto, è letteralmente l’incarnazione di una richiesta di una parte degli elettori americani di “andare a prendere a pugni Hitler”, ma niente di più.

Bucky

Perfino Bucky a questo punto della storia è letteralmente solo un ragazzino arguto e sorridente che si lancia in battaglia senza troppi ragionamenti.

Parte della caratterizzazione di Cap avviene grazie al suo non essere il solo personaggio che vuole simboleggiare l’America, difatti il suo iconico scudo tondo è il frutto di una richiesta specifica di Archie Comics che, in un incontro tra il suo editore capo e Martin Goodman, editore capo della Timely, Kirby e Simon lasciò ventilare l’idea che lo scudo di Cap, alle origini di forma allungata terminante in tre punte all’estremità superiore, ma sempre con sopra la bandiera americana, potesse essere letto come un plagio verso un altro personaggio che era, però, della Archie Comics: The Shield.

Shield

Lo scudo assunse quindi la sua nuova forma, destinata a diventare appunto iconica, con qualche disagio da parte di Kirby, che se già aveva qualche difficoltà a ricordare i dettagli della divisa del suo super-soldato di numero in numero, così come raccontato dallo stesso Joe Simon su Captain America #600, ebbe qualche attacco di amnesia e, di tanto in tanto, fece tornare Cap con il suo scudo originale.

Però fu questo successo a garantire la longevità di Capitan America, quindi? Nacque nel ’41 e proseguì a siboleggiare l’America grazie al suo essere sempre in cima alle classifiche di vendita, giusto? Sbagliato.

Innanzitutto Capitan America allora rappresentava solo una parte dell’America, quella interventista, creando grande scalpore e critiche da parte di tutte le altre parti, tra l’altro. Poi bisogna anche tenere a mente una cosa: dopo i primi 20-30 numeri la sua testata perse mordente e un cambio di autori peggiorò l’andazzo, fino a che nel 49 la testata che lo vedeva protagonista chiuse.

Captain-Communis-Smasher

Diverse volte la Timely, che poi divenne la Atlas e la USA Comics provarono a riportarlo in pista, sia da solo che in gruppo ma gli anni 50 non furono fortunati per Cap e si finì con rimetterlo sottoghiaccio (pun intended).

Al timone come editore in capo della Timely quando Cap era nella sua fase discendente c’era un certo Stan Lee, che dopo vari tentativi finalmente negli anni ’60 trovò il modo di far tornare Capitan America a far combattere i cattivi sulle pagine dei fumetti.

Stan The Man dimostrò il suo genio editoriale scrivendo una storia in cui Johnny Storm si trova a combattere un Capitano ormai dedito al crimine per poi scoprire che si trattava di un impostore in costume.

Stan-The-Man

Questo non era altro che un piccolo espediente per vedere se Steve Rogers aveva ancora il potere di sollevare interesse e secondo le reazioni dei lettori era assolutamente così.

Fu così che Stan Lee ebbe l’idea di un Cap che era rimasto congelato da poco prima la fina della Guerra, spiegando le successive apparizioni della Sentinella a Stelle e Striscie attraverso dei Capitani Sostitutivi (Jeff Mace, William Noslund…)

Nonostante il personaggio di Capitan America sia di Jack Kirby e Joe Simone è innegabile che colui che creò e plasmò davvero Steve Rogers fu Stan Lee. Non solo Stan aveva già avuto le mani, da scrittore e editore, con il super soldato, ma sapeva che i lettori erano cresciuti e cambiati: non si poteva fare affidamento solo sui combattimenti e qualche battuta patriottica, il lettore voleva conoscere i drammi dietro la maschera, le sofferenze di un eroe fisicamente superiore.

Cap-Cop

Fu Stan a dare a Cap un primo amore, Margaret “Peggy” Carter, e un secondo ancora più importante, Sharon Carter, ma, cosa ancora più interessante, diede a Steve Rogers problemi personali, momenti di dubbio sul suo essere fuori dal suo tempo, sul suo aver perso Bucky e sul suo poter essere troppo vecchio, nonostante tutto, per rappresentare l’America.

In breve: Stan Lee fece diventare Capitan America e Steve Rogers rappresentanti uno dell’America, come idea, al di là di qualsiasi schieramento politico, mentre l’altro il simbolo degli eroi della ancora giovane Marvel Comics (dove non poteva arrivare a coprire un personaggio bandiera come Spider-Man).

Cap-Peggy-Sharon

Mentre con un occhio il Capitano contemplava il mondo che era cambiato, e i ricordi del suo passato, con l’altro confrontava i suoi avversari, fossero essi storici (Il Teschio Rosso) o tutti nuovi (Batroc il Saltatore, Barone Von Struker, Arnim Zola, ecc…), e quelli degli Avengers, gruppo a cui la sua storia personale rimarrà sempre legata.

In questo momento Cap diventa il simbolo di un’America che sta cambiando, ma che sta cercando di fare parte di sè il meglio di quello che era stata.

Un America che guarda al futuro, ma non vuole cancellare gli errori del passato tutti insieme: Bucky è morto da eroe, ma è abbastanza?

Captain-Hydra

Stan Lee prosegue a modellare il modus operandi e vivendi di Steve Rogers, rappresenta l’America, supporta le truppe, rispetta i Servizi Segreti… ma non ne fa parte. Porta un titolo importante, ma non ne approfitta, nè lo prende alla leggera.

Non combatte in Vietnam, sennò come operatore di pace per salvere un uomo di scienza, ma si trova nel mezzo delle manifestazioni studentesche e, dalle pagine del suo fumetto, dice che esse sono parte dello spirito americano.

Qualcosa che può sembrare stupido ma che in realtà va a rappresentare una mentalità statunitense che sta cercando di “retconnare” i suoi principi in modo che la disobbedienza civile sia vista come parte del bagaglio culturale dell’America dei padri fondatori.

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Ancora, Stan Lee e Gene Coolan non sono ciechi a quanto sta avvenendo con il movimento per i diritti civili di Luther King Jr. o con le Pantere Nere, e nemmeno alle proteste e alle manifestazioni che hanno luogo nel cuore di Harlem. L’America sta ignorando tutto ciò? Capitan America può non vedere tutto ciò? No.

Fu così che Capitan America e Falcon si conobbero, e Steve Rogers e Sam Wilson diventarono amici. Sam Wilson era un supereroe con Cap e un assistente sociale ad Harlem, nel cuore di un conflitto sempre più inevitabile in cui un Capitano come Steve poteva avere un ruolo molto, molto limitato e delicato.

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Sono Coolan e Lee a far vestire a Falcon le vesti di Cap per la prima volta, anche se solo per un numero. Mentre Lee comincia una saga dalle conseguenze fondamentali in cui si spiega cosa è successo a Capitan America mentre Steve Rogers era congelato.

Emerge prima uno e poi un altro Teschio Rosso e, tra i dubbi (incredibili a leggersi), c’è anche: “Ma il Teschio Rosso deve essere razzista? Non sembra molto da lui.” Eppure e tutto per includere le avventure di Capitan America pubblicate dopo il suo supposto congelamento e anche un modo per trovare il simbolo di un’America che in quegli anni stava mostrando il suo lato più preoccupante.

Captain-50

Fu infatti durante questa saga che appaiono il Capitan America e il Bucky degli anni ’50, che tornati per le strade, decidono che i nemici sono comunisti e gente di colore, con lo sconcerto di Sam e Steve, che peggiora quando si scopre che proprio questo loro credo ha portato una parte del governo americano a decidere il loro scongelamento.

E’ da qui che inizia un periodo di allontamento della figura di Capitan America dalle istituzioni americane e il completamento del suo essere un simbolo della cultura e dei valori americani.

A portare a compimento tutto ciò non sarà Lee, o almeno, non come scrittore, in quanto resterà al timone della Marvel, ma un team di nomi importanti che rimarrà poco stabile per praticamente tutti gli anni ’70, dato che si tornerà ad avere uno scrittore stabile solo con J.M. DeMatteis.

Capt-Mat

A DeMatteis vanno tanti meriti, dal riscire a calare Steve Rogers nell’America civile più organicamente, riuscendo a narrare come i fanstasmi che perseguitano Capitan America, perseguitino anche altri americani che hanno condiviso i suoi orrori.

Soprattutto DeMatteis crea l’inedito personaggio di Arnie Roth che apre la strada all’argomento dell’omosessualità e che mostra come nè il Capitano, nè Steve Rogers si preoccupino troppo dell’orientamento sessuale di chi ha bisogno di lui.

Arnie Roth

Negli anni ’70 arriva il Watergate, nel mondo reale, accompagnato dal primo Impero Segreto, nel mondo Marvel (ideato da Steve Englehart con il supporto di Chris Claremont).

Capitan America arriverà al “crushing moment” (orchestrato da Englehart) di vedere la più alta carica americana dietro l’Impero Segreto e di vederlo togliersi la vita nel cuore di quella che dovrebbe essere l’America che lui rappresenta.

Questo evento porta Steve Rogers ad abbandonare i panni di Capitan America, e alla successiva tragicomica serie di aspiranti Capitan America che finiscono all’ospedale per non essere stati all’altezza.

Captain_No_More

Dopo aver capito di non voler più rappresentare gli Stati Uniti, Steve diventa prima il Capitano e poi Nomad, ma la tragica morte del più recente Capitan America per mano del Teschio Rosso, lo porterà a compiere una decisione fondamentale e a riprendere lo scudo: sarà Capitan America, dove questo vuol dire rappresentare e proteggere il sogno.

Qualcosa che molte volte il lettore di fumetti medio ascrive a una famosa vignetta scritta da Frank Miller nel suo Daredevil, ma che in realtà ha appunto radici molto più profonde.

Cap-Death

Gli anni ’70 vedono anche il ritorno di Jack Kirby sulla testata di Capitan America, dove chi si aspettava un approfondimento del personaggio e una sua ulteriore evoluzione, si sbagliava.

Questo Capitan America di Kirby torna ad essere piatto e molti personaggi a fare solo da contorno, compresi Sam Wilson e Leia, la sua fidanzata che da rappresentare le donne di colore facenti parte della lotta per i diritti civili, finisce ad essere una quasi casalinga, in necessità di essere salvata.

Perfino i lettori che hanno imparato a riconoscere in Kirby il Re del fumetto già dagli anni ’40, sono delusi: temi vecchi, metafore già usate, trame in costruzione dai precedenti autori costrette alla improvvisa interruzione. Perfino il background di Steve Rogers, più nello speficico legato alla storia della famiglia Rogers, subirà qualche retcon un po’ “cheesy”.

Cap-jack

Nel complesso questo ciclo di Captain America non aggiunse nulla a Steve Rogers, nè tanto meno alla Sentinella a Stelle e Striscie e portò il successivo scrittore di Capitan America, Roy Thomas, a dover pensare una trama che ricominciasse la costruzione del personaggio dalle basi, senza dimenticare quello già scritto da Lee e i vari successori.

Il ciclo così detto “Who is Steve Rogers?” porterà al retcon necessario ad includere nella vita di Cap un altro gruppo fondamentale per lui, gli Invasori, e allo scoprire parti del suo passato che gli erano fino ad allora sfuggite.

Invaders

Questi primi tre decenni mostrano un Capitan America che rappresenta e racconta, nelle sue avventure, la storia degli Stati Uniti che sta vivendo, rappresentando anche il legame tra l’America che “stava essendo” e quella che era stata.

Già in questi decenni la centralità di Capitan America, separata dal suo successo editoriale, emerge chiaramente, ma è ancora più evidente quando si pensa che Capitan America era il portavoce ufficiale di una campagna per l’informazione giovanile circa l’energia, che arrivò anche a Washington DC.

Captain-America-Frakes

Questo mentre, come dimostrano tante lettere pubblicate, Capitan America diventava l’eroe scelto da molti figli di immigrati, o dai quei giovani che supportavano le forze armate e che poi sarebbero cresciuti per entrarne a farne parte.

L’evoluzione e la centralità di Capitan America però non si esaurì in quegli anni, ma per continuare il viaggio alla sua scoperta tornate con noi per il prossimo appuntamento, in cui parleremo della importantissima run degli anni ’80 di Mark Gruenwald per poi arrivare, alle meno ispirate run di Mark Waid e Rob Liefeld.

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