Fumetti

Capitan America: Il crepuscolo della leggenda.

Bentornati al nostro speciale dedicato a Capitan America, dopo le due prime ottime puntate, scritte da un fantastico Angelo Tartarella (Parte 1; Parte 2), è ora di muoversi verso uno dei periodi più cupi, inteso sia in senso editoriale che artistico, del Soldato della Libertà.

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Antefatto: Heroes Reborn

L’anno è 1996, la Marvel inizia ad accusare la crisi editoriale della metà degli anni ’90, profetiche a riguardo le parole di Neil Gaiman, secondo cui “il mercato dei fumetti non è nient’altro che una bolla speculativa pronta per esplodere, il singolo collezionista è portato a comprare quanti più albi possibile, specie le variant cover, per poi rivenderle ad un’altra persona, creando [illusoriamente] l’idea di circolazione della ricchezza”.

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Come sappiamo la Marvel andava molto bene all’inizio degli anni novanta, basti guardare lo Spider-Man di McFarlane, la X-Force di Liefeld (nata sui fasti dei leggendari New Mutants di Claremont) ed, infine, gli X-Men di Claremont e Jim Lee. Ma non solo, la Marvel iniziò anche una strategia commerciale che fu poi riproposta anche in Italia, ovvero allegare del materiale da collezione (quali cards, poster componibili, spillette e altro) a copie di vari albi, cosicché il vero collezionista fosse indotto a comprare più albi, anche quelli che non gli interessavano veramente, solo per completare il materiale da collezione. Il problema fu che, nel 1993, la bolla esplose, il declino morale della Marvel fu avvertito da tutti, non solo dai retailers specializzati, e fu accompagnato da un drastico calo sia di vendite (circa il 70%) sia della qualità delle varie storie. Il metodo “Perelman” (dal nome dell’allora CEO Marvel) finì per essere il primo chiodo sulla bara della Marvel della cd. Dark Age. Tralasciando quello che successe dopo, ovvero il deal con la ToyBiz, l’avvento di Avi Arad nel settore, che poi sarebbe diventato il Marvel Studios, come sostituto di Stan Lee, quello che qui ci interessa è il cd. periodo della Rinascita degli Eroi.

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L’idea prese il via dalle ceneri di Attrazioni Fatali (il quale verrà proposto tra un paio di mesi, per la prima volta, nel formato Omnibus), forse ve lo ricorderete per due scene:

  1. Magneto che estrae l’adamantio da Wolverine, lasciandolo in uno stato selvaggio per molto tempo.
  2. Xavier che, come ultima risorsa, decide di “spegnere” Magneto, rendendolo catatonico a tempo indefinito.

Successivamente l’attuale scrittore mutante di quel periodo, Scott Lobdell (coadiuvato da Mark Waid e dal disegnatore Andy Kubert) decise di creare un nuovo villain: Onslaught.

Egli era di fatto l’unione psichica delle menti di Magneto e di Xavier, nella fattispecie la parte malvagia di quest’ultimo (non solo del primo). Onslaught fa la sua prima apparizione su X-Men 53 (del giugno del 1996) durante un’interferenza psichica con Jean Grey.

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Ne seguirà un crossover mastodontico, che incrocerà tutte le serie (o quasi) allora sul mercato della Marvel, di qualità tutto sommato discutibile, ma di sicuro impatto (tanto che vi sono voci che lo equiparano al retaggio dell’Era di Apocalisse).

Successivamente alla fine del crossover, culminato con la morte (apparente) dei Vendicatori, dei Fantastici Quattro e di Capitan America, iniziò il periodo della Rinascita degli Eroi.

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Venne fuori che i sopra richiamati  eroi non erano in realtà morti, ma erano stati spostati da Franklin Richards, il personaggio più potente dell’Universo Marvel (non solo il figlio di Reed e Susan dei F4), all’interno di un universo tascabile, cd. Franklin-verso. La ratio di questa mossa fu più commerciale che altro, l’idea era di rivedere le origini di molti personaggi, in modo da renderli più appetibili per le nuove generazioni, affidando questo compito ad alcuni degli scritto più in voga di quel momento. Tra questi vi erano due vecchie conoscenze della Marvel: Jim Lee e Rob Liefeld, che avevano abbandonato la compagnia nel 1992 per fondare la Image Comics e, rispettivamente, la Wildstorm e l’Extreme Studios. A Rob furono affidati due titoli, i Vendicatori e Cap. (laddove la Wildstorm ebbe Iron Man e i Fantastici Quattro).

L’outsourcing a Liefeld si rivelò tuttavia un fiasco, e dopo soli sei numeri (su 12) il suo contratto fu risolto, sulla base delle scarse vendite, e fu continuato da James Robinson.

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Andiamo a vedere come mai. Inutile precisare come buona parte dei problemi furono da imputare non solo ad uno stile artistico DAVVERO DISCUTIBILE, ma anche ad una narrativa logicamente slegata ed altamente scontata (come tutti i prodotti di Rob Liefeld, i quali sembravano tutti film d’azione degli anni novanta, tipo Commando o Demolition Man).

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Another America.

La trama del primo numero è delle più classiche dell’immaginario Liefeldiano dell’epoca, un mix di fantascienza e azione, basti qui richiamare le frequenti amnesie di Steve Rogers, che continua a sognare Capitan America (senza ricordarsi che di fatto lui è Capitan America). Tuttavia vi sono un paio di cambiamenti, anche non da poco: Steve Rogers non lavora per il governo ma lavora,bensì, in una fabbrica e ha un figlio con Peggie Carter, Steve Jr.; l’esistenza latente dei neo-nazisti, capeggiati da Master Man e dal Teschio Rosso (che in questo numero appare solo sotto forma di ombra); l’esistenza di Rikki Barnes, nipote di Bucky, e di suo fratello; la presenza di Abraham Wilson, padre di Sam Wilson e custode dello scudo di Capitan America.

Il secondo numero ci presenta poi la verità delle cose, la vita di Steve è in realtà tutta una messinscena, la sua famiglia è in realtà composta da LMD (Life model decoy), creati dallo SHIELD per ordine di Nick Fury, e sarà proprio quest’ultimo a richiamare Steve in servizio. La trama di questo secondo numero è stata, tra le altre cose, riutilizzata proprio di recente, circa 2012, per il rilancio di Bloodshot della Valiant, stessi elementi, esecuzione diversa.

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Nel terzo numero Rob decide di chiosare sulla linea del patriottismo e del rispetto per il Sogno Americano, un tema tanto caro al buon Gruenwald (in ogni caso un fil rouge alquanto importante per la Sentinella della Libertà). Liefeld si focalizza sul rifiuto, opposto da Steve, al supporto dei bombardamenti atomici durante la seconda guerra mondiale, per mano di Truman. Rifiuto che culminò con la messa in stasi dello stesso Capitano, per ordine del Presidente, successivamente alla creazione dello SHIELD e all’utilizzo dei file dell’Operazione: Agente Dormiente di matrice nazista. Nick Fury, dopo aver calmato uno Steve visibilmente alterato, decide di teletrasportarlo sul velivolo SHIELD per metterlo a capo di un gruppo di eroi: i Vendicatori. Il numero si conclude col tipico saluto al milite servitore della Patria, con Steve che porta i suoi omaggi alla lapide di Abraham Wilson ad Arlington, trovandovi anche Sam, il figlio, carico di rancore verso il Capitano e verso il suo vecchio. Ma proprio prima che i due riescano a chiarirsi, i Neo-nazisti attaccano e Crossbones mette fuori gioco il Capitano.

Nel quarto numero la trama comincia a vacillare, Cap. viene imprigionato insieme a Sam e si ritrova faccia a faccia col Teschio Rosso; da un’altra parte, Rikki Barnes viene anch’essa catturata, incastrata da suo fratello (che si rivelerà essere un membro dei Giovani Neo-Nazisti), ed “attaccata” ad una bomba atomica etnica, servente l’unico scopo di ripulire la terra dagli essere impuri che la abitano. Insomma, abbiamo un po’ di fantascienza unita al leitmotiv del primissimo Capitan America degli anni quaranta.

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Nel quinto numero Cap riceve il trattamento da B-movie degli anni ’90 (sangue verde, tra le altre cose). Continua l’assalto della Sentinella della libertà ai danni del partito neonazista, e nei confronti di Master Man. Nel frattempo il Teschio Rosso, tradito da MM, riesce a recuperare le forze e decide di darsi all’inseguimento del suo sottoposto.

In tutto questo, Cap, dopo essersi sbarazzato degli sgherri nazisti, decide di salvare Sam (ferito nei combattimenti precedenti) usando il suo sangue come unguento miracoloso, il quale non solo salva quest’ultimo, ma gli dona anche una frazione dei poteri del siero del Super Soldato.

Tutto è bene quel che finisce bene, tra le altre cose questo è il penultimo numero di Rob Liefeld (grazie al cielo), Cap e Sam riescono a sconfiggere il Teschio e Master Man proprio prima che quest’ultimo riesca a far detonare la bomba atomica (quella su cui era incollata Rikki), grazie anche al provvidenziale aiuto della Barnes.

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Nel numero successivo non succede assolutamente nulla di interessante, senonché si palesa Cable (quello vero), il quale è sorpreso, nonché sollevato, di trovare Cap. sano e salvo, se non fosse che questo non si ricorda assolutamente di lui. I due si ritrovano poi a combattere assieme contro MODOK e il Barone Zemo, e ne escono facilmente vincitori, ma proprio prima della tanto agognata chiacchierata tra Cable e Cap, fatta di rivelazioni e amnesie, il primo, di colpo, svanisce (viene riportato indietro su Terra-616) lasciando Cap di stucco.

In tutto questo, Rob Liefeld viene silurato dalla Marvel, per scarse vendite e ritardi vari, tutte le trame aperte vengono stracciate (tra cui lo scontro tra Cap. e Crossbones) e il titolo passa alla Wildstorm, che sui Fantastici Quattro e Iron Man stava andando decisamente meglio, ad occuparsi del titolo sarà James Robinson.

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Robinson decide di utilizzare un intero numero per fare tabula rasa di quanto fatto da Liefeld, arrivando a cambiare le stesse origini di Cap,, viste nel terzo numero, non si parla più del Progetto [nazista] Agente Dormiente, nessuna menzione di Abraham Wilson, bensì l’Autore decide di dare credito solo allo SHIELD, loro hanno spento Cap. e sempre loro lo hanno “riacceso”. I quattro numeri successivi vedono Steve in giro per il Texas alla ricerca dello “Spirito Americano” (nella fattispecie il suo, un tema ricorrente quello del Capitano che non si sente più Sentinella della Libertà) impegnato a sgominare il clan dei Figli del Serpente, i quali (nel più classico dei plot twist) si scopriranno capeggiati da un “amico” del Capitano (potreste arrivarci anche da soli): Nick Fury.

Ma in realtà non è così, e nel penultimo numero (il quarto della saga dei figli dei serpenti) le carte verranno scoperte, in realtà il Fury con cui Cap. ha interagito tutto il tempo era un LMD, ma è troppo tardi: Galactus è infatti arrivato a New York.

L’ultimo numero è in realtà un mini crossover tra tutte e quattro le testate, teso a svelare alcuni eventi ruotanti attorno sia all’universo tascabile creato da Franklin, sia teso a vedere come poter portare avanti la serie (era nei piani della Marvel far continuare Heroes Reborn per altri anni), vediamo cosa succede.

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HEROES REUNITED (FQ 12, Avengers 12, Iron Man 12, Captain America 12)

Destino arriva all’ambasciata di Latveria a New York dove controlla i progressi della sua nuova tuta, la quale gli permetterà di aspirare il potere Cosmico dagli araldi di Galactus. . Mentre ispeziona il dispositivo, viene interrotto da uno dei dipendenti dell’ambasciata, di nome Dubeck, che lo informa che anche un altro dispositivo, quello di spostamento cronale, è arrivato e sta venendo assemblato proprio mentre parlano. Destino è soddisfatto e si prepara a raccogliere ciò che ha sempre cercato: Il potere cosmico.

A Central Park, i Fantastici Quattro devono affrontare Terrax, Firelord e Plasma, tutti araldi di Galactus. Quando il tentativo di diplomazia di Reed fallisce, Ben e Johnny saltano in campo ma sono facilmente sconfittida Firelord e Plasma. Mentre Sue usa il suo campo di forza invisibile per proteggere ciò che la circonda, Terrax riesce a distruggere il suo campo di forza ma, prima che possa colpirla, viene fermato dal Silver Surfer che è venuto a proteggere i suoi amici, spiega che questi esseri hanno salvato la sua vita e sono sotto la sua protezione. Prima che le cose possano peggiorare, tutti gli araldi vengono richiamati al cospetto di Galactus. I FQ vengono così accolti, e raccolti, dagli agenti dello SHIELD, Dum Dum Dugan e dalla Contessa, che li portano a bordo dello SHIELD Helicarrier. A bordo scoprono che Nick Fury ha raccolto i Vendicatori e mostra a tutti gli eroi riuniti la nave in avvicinamento, che è ormai entrata nello spazio terrestre. Assistono mentre Galactus prepara i suoi terraformatori per divorare la terra e li divide in tre luoghi diversi. Reed deduce correttamente che si stanno dirigendo verso Attilan, Monster Island e New York City. A Reed viene chiesto di stare dietro per costruire una sorta di dispositivo per fermare Galactus mentre gli altri eroi vengono mandati nei vari luoghi per impedire a ciascuno dei suoi araldi di attivare i terraformatori. Prima che gli eroi si allontanino, Reed si dichiara a Sue e chiede di poterla sposare, lei accetta.

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La Torcia va ad Attilan per affrontare Firelord con gli Inumani. L’araldo che detiene il fuoco dimostra di non essere all’altezza dei super-umani riuniti e Black Bolt è costretto a usare la sua voce per distruggere il terraformatore. Mentre questo distrugge, l’esplosione risultante uccide tutti sul posto. Prima che l’esplosione prenda le loro vite Johnny e Crystal esprimono il loro amore l’uno per l’altro.

Su Monster Island, Thor, Capitan America, Scarlet Witch, Hawkeye, Antman, Wasp e Namor affrontano Plasma. Prima che possano fermarla vengono attaccati dall’Uomo Talpa e dai suoi Moloidi. The Scarlet Witch e Hawkeye si prendono cura di loro mentre gli altri combattono, con Thor che uccide Plasma con un fulmine. Namor, che sta osservando il terraformatore attivarsi, lo strappa dal terreno e si tuffa nell’oceano, lasciando che la sua impressionante pressione schiacci il dispositivo, uccidendolo anche lui nel processo.

Gli eroi sopravvissuti si riuniscono tutti all’Avengers Mansion per vedere come pianificare le prossime mosse per attaccare Galactus. Nick Fury, dal canto suo, decide di usare il cannone al plasma del Carrier su Galactus, il quale non ha alcun effetto, tuttavia Galactus contrattacca danneggiando pesantemente il velivolo. Nick Fury ordina a tutti di abbandonare la nave tra cui Reed Richards che ha appena finito la sua arma nullificatrice. Fury, dopo aver constatato l’abbandono degli eroi, decide di sacrificarsi lanciando il Carrier contro Galactus, il quale non subisce alcun danno diretto, perde tuttavia il suo equipaggiamento.

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Reed riunisce tutti gli altri eroi e dà a Ben la sua arma nullificatrice da usare contro Galactus. Proprio in quel momento Terrax sfonda la Mansion e attacca direttamente gli eroi. Mentre la Cosa riesce a tenere a bada Terrax, Hawkeye e Thor riescono a distruggere il terraformatore di New York. Con Terrax momentaneamente fuori gioco, La Cosa tenta di assorbire il potere di Galactus, Thor cerca di dargli un potenziamento di per il tramite del martello, ma si traduce solo in un feedback che mette fuori combattimento Thor, il quale torna alla sua forma umana. Terrax è però rinsavito e, colmo di rabbia, uccide Ben e T’Challa.

Proprio allora il convertitore di Galactus inizia ad attivarsi e Terrax informa Reed e Sue che c’era un quinto e ancora sconosciuto araldo, l’Air-Walker che ha piantato un quarto terraformatore in Antartide, prima che possa attaccare Reed e Sue viene abbattuto dal Silver Surfer . Prima che il Surfer possa aiutarli, Destino arriva con la sua nuova tuta in grado di assorbire il potere cosmico e assorbe sia il potere di Surfer che quello di Terrax e tenta di sfidare direttamente Galactus. Quest’ultimo spazza via Destino come se fosse un semplice moscerino. Quando Reed recupera Destino, egli suggerisce di combinare rapidamente il suo nullificatore con la tuta di Destino, ma l’orgoglio di questo è troppo grande e si rifiuta di lavorare con chiunque.

Tuttavia è tutto troppo tardi, in quanto Galactus attiva il convertitore e la Terra inizia a essere consumata. Mentre Reed Richards maledice Destino mentre vengono consumati lui e Sue, Destino attiva la sua macchina del tempo per viaggiare indietro nel tempo proprio mentre la Terra viene completamente distrutta.

Immagino abbiate capito cosa succede nei numeri successivi, Destino continua a far avanti indietro nella speranza di riuscire a salvare la Terra, tutto da solo chiaramente, senza chiedere l’aiuto di nessuno.

Nel numero due, quello dei Vendicatori, la Terra viene distrutta a causa di alcune azioni di Bruce Banner (n.d.r. non posso spoilerarvi tutto il crossover). Nel numero di Iron Man, Destino riesce a convincere gli eroi dell’esistenza di un quinto Araldo, tuttavia non riesce a impedire la trasformazione di Bruce in Hulk, egli decide allora di tentare un ultimo riavvolgimento temporale (dato che la sua tuta è quasi inutilizzabile). Nell’ultimo numero, quello di Cap., gli eroi riescono finalmente a convincere Silver Surfer a schierarsi con loro e solo grazie a lui, ed al suo sacrificio, riescono così a salvare la terra.

Abbiamo qui due epiloghi: uno in cui Reed offre la mano a Destino, il quale rifiuta, come classico del suo personaggio.

Nel secondo, troviamo Cap. intento a visitare la tomba di Abraham Wilson al Cimitero di Arlington per rendergli omaggio e ringraziarlo per aver riportato Capitan America nel mondo (ennesima ret-con, dato che nel numero sette si era sottaciuto sto particolare e Robinson aveva deciso di dirottare il merito sullo SHIELD). Nel mentre, Steve viene avvicinato da Richard e Peggy Barnes, i nonni di Bucky. I quali dicono a Cap che Nikki dovrebbe riprendersi e Cap inizia a provare una sensazione di sconforto, come se avesse già visto quelle persone. Prontamente Nick Fury si presenta e gli dice che non può dire loro chi sono perché sono informazioni riservate del massimo grado. Fury poi confida a Cap. che tutto ciò che gli è stato detto dal Fury LMD (quello dei serpenti) era tutto per fargli indossare la divisa, ma non è detto che fosse tutto vero. Il numero si conclude con Cap. che si allontana verso il tramonto mentre viene osservato da un’entità potentissima: L’Osservatore.

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THE LAST NUMBER

Il numero tredici fa invece parte di un altro crossover, stavolta con l’universo Wildstorm, posto che non ci interessa in punto di trama, oltretutto è scritto davvero male, quello che rileva sono le ultime due pagine, nelle quali i nostri personaggi vengono avvolti da una luce bianca e, così come è iniziato, l’universo di Heroes Reborn finisce. Per proseguire su Heroes Return sulla continuity principale. Il tutto non prima di aver confezionato un ULTERIORE mini-evento, denominato Heroes Reborn: The Return (scritto da Peter David, coi disegni di Salvador Larroca, prima che questo si buttasse sul tracing estremo), teso a riconnettere la fine di di Heroes Reborn col ritorno degli Eroi sulla terra principale della Marvel (la 616).

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L’esperimento di Rinascita degli Eroi, a parere di chi scrive, si è rivelato un grande fiasco (almeno per quanto riguarda Cap. e i Vendicatori), testate scritte male e disegnate peggio, con Robinson che alla fine ha dovuto cercare di salvare il salvabile con una trama cookie-cutter e DUE CROSSOVER pessimi. Migliore fortuna ebbe, forse, Simonson sugli Avengers post Liefeld, ma si tratta comunque di un compitino appena sufficiente, fortunatamente dopo arrivò Busiek, col maestoso George Pérez, ma questa è tutta un’altra storia.

Il prossimo episodio di questo approfondimento dedicato a Cap. ci vedrà impegnati col follow-up di Rinascita, ovvero il Ritorno degli Eroi, scritto in parte da Mark Waid e in parte da Dan Jurgens, si tratta di storie, a mio avviso, non particolarmente importanti ma comunque che offrono uno spunto sul Cap. post Rinascita degli Eroi.

In sostanza, se vi volete bene, potete tranquillamente saltare sta run, o, comunque, potete farvi davvero del ridere sui disegni del Rob.

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Al prossimo speciale.

-Max

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