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DmC – il Devil May Cry 5 che non meritavamo

Devil May Cry 5 è alle porte e bisogna ricordate DmC - Devil May Cry, quel reboot spettacolare ma non apprezzato.

Dopo il final trailer di Devil May Cry 5, con tanto di climax e boati di gioia sullo spoiler finale, non può non esserci salita una scimmia senza precedenti per l’imminente lancio di questo 8 marzo. C’è però, nella storia dei DMC, un titolo che per un periodo ha incarnato il nome di DMC5 ma che i fa non hanno apprezzato: DmC – Devil May Cry dei Ninja Theory.

Al contrario di questo nuovo titolo della serie Capcom, il DmC pubblicato nel 2013 dallo studio britannico non era una nuova entry nel mondo canonico di Dante, bensì un reboot il cui scopo era quello di mantenere i punti cardine del gioco e della saga e immergerli in un mondo nuovo… sai una cosa? Ci riuscì alla grande!

Ma ripercorriamo velocissimamente la storia del brand, così da capire il suo stato all’uscita di DmC.

La storia della serie dedicata al figlio di Sparda

Come ben saprai, non è un mistero che la serie nacque da quella geniale mente di Hideki Kamiya (Se Devil May Cry, Vieutiful Joe e Bayonetta non ti dicono nulla, non so perché tu stia leggendo questo articolo!) inizialmente come nuovo progetto nel mondo di Resident Evil, salve poi distaccarsene nettamente pur mantenendo alcuni punti chiave in comune (enigmi, telecamera fissa, ecc) ma dando vita al filone degli Stylish Action.

Dante Devil May Cry

Il titolo fu un successo alla sua uscita nel 2001, ma Capcom decise di affidarne il suo seguito ad un director ed un team di sviluppo diverso dal precedente e ciò che ne venne fuori fu talmente disastroso che Hideaki Itsuno fu chiamato a metterci una “pezza a colori” negli ultimi mesi prima del lancio. Risultato: DMC2 è un titolo che non è nemmeno definibile Stylish Action e che è considerato inesistente da ogni fan della saga.

Dopo questo terribile incidente per la saga, Capcom decise di tirare le somme tra quello che era stato apprezzato in DMC e quello che era stato odiato ind DMC2 e diede fiducia a Hideaki Itsuno nella direzione di un nuovo titolo. Questo uscì due anni il precedente, nel 2005, e si rivelò il prequel dal titolo DMC3 Dante’s Awakening che recuperò la fiducia dei fan e che intagliò uno spazio nei nostri cuori grazie ad un ritrovato “simpaticone” e più giovane Dante, un figherrimo Vergil ma, soprattutto, un sistema di stili funzionale e personalizzabile.

Da qui, l’attesa per il nuovo capitolo della saga fu di ben tre anni e, nel 2008, fu il turno di Nero di vestire il cappotto del protagonista in Devil May Cry 4. Diciamocelo chiaramente, in questo titolo Nero è praticamente la versione più giovane di Dante, quasi come se fosse stato creato sdoppiando il nostro amato protagonista per poi aggiungerci una goccia di adolescenza.

Nero Devil May Cry 4

Per fortuna, il titolo sfruttava questo nuovo personaggio per provare nuove iteressanti meccaniche (tra cui il grab e l’exceed) pur dando il classico conforto nelle sezioni di Dante.

E qui, dopo quello che da molti estimatori è considerato il miglior Combat System di sempre in un Devil May Cry e che ha da sempre diviso i fan tra gli amanti di DMC3 e DMC4, dicevo è qui che si viene a collocare DmC – Devil May Cry dei Ninja Theory.

Chi sei, Dante non lo sai

I problemi per questo reboot iniziarono sin dai primi trailer. Calato in un’ambientazione decisamente più urbana e attuale e meno medievaleggiante ci è stato presentato un protagonista che si allontanava esteticamente anni luce da quello che veniva e viene identificato come Dante. Capelli corti e neri, fisico mingherlino seppur definito e una faccia da schiaffi, il nuovo Dante ha da subito attirato i dispiaceri di chi, come me e te, ha sempre adorato l’argenteo figlio di Sparda.

Sai come funziona il mondo del web: questo e solo questo è bastato a legioni e legioni di fan per attivare il proprio devil trigger e iniziare a parlare malissimo di un titolo che, a tutti gli effetti, nemmeno esisteva ancora. “Questo non è Dante!” o “Emo-Dante” erano tra le accuse più scritte tra i commenti e tra i social, nonostante fosse chiaro che l’intento dei Ninja Theory e di Capcom fosse proprio quello.

La famosa scena del primo capitolo, in cui il nuovo Dante si trova a specchiarsi con un qualcosa di bianco in testa per poi dire “Neanche per sogno” era ed è il simbolo di quello che DmC proponeva e propone: un Dante e un Devil May Cry che vogliono rispettare i canoni della serie ma che, allo stesso tempo, vogliono sperimentare e possono farlo solo allontanandosi dal canonico e sfruttando quasi un “what if”.

DmC Devil May Cry combattimento

Se Dante di DmC non ha i capelli bianchi, non veste di pelle rossa e non usa la classica Rebellion, è anche vero che questo Dante resta sfrontato, combattivo, abile e conscio delle sue capacità (forse anche più di Nero).

Nonostante si giochi sul fatto che la sua memoria sia praticamente inesistente e che si venga a scoprire che non sia tecnicamente un demone (niente spoiler, tranquillo), il reboot dei Ninja Theory sfrutta tutte queste cose per costruire attorno ad un personaggio, che tanto condivide con la sua controparte già nota e amata, una essenza tutta nuova e fa questo restando incredibilmente fedele ad un genere raro e difficile da padroneggiare.

Il Devil May Cry più versatile di sempre (fino ad ora)

Se Dante è incredibilmente vicino ma lontano alla sua versione di Kamija e Itsuno, DmC è di quanto più libero e divertente si potesse fare con la serie di Devil May Cry. Il combat System è infatti qualcosa di incredibilmente versatile e poggia le sue basi sulla sperimentazione fatta in DMC4 con Nero per portarle ad un livello mai pensato prima.

Pur partendo con la cara Rebellion e con le pistole gemelle Ebony e Ivory, DmC ci regala molto presto una nuova coppia di armi e nuove meccaniche ad esse legate. Avremo, infatti, le armi angeliche, che si dimostreranno utili a medio raggio e che ci permetteranno di spingerci verso i nemici, e le armi demoniache, che saranno molto più brutali a distanza ravvicinata e che ci permetteranno di attirare a noi i vari mob.

La diversità proposta dalla possibilità di cambiare in battaglia tra Rebellion, armi angeliche e armi demoniache (oltre alle armi da fuoco) viene inoltre abbracciata dai diversi demoni che ci troveremo ad affrontare, ognuno pensato per spingerci a scoprire l’arma giusta e il modo giusto per sconfiggerlo mentre accumuliamo sempre più punti stile.

DmC Devil May Cry platform

Inoltre, con due sistemi di presa, tre cambi di armi da mischia, armi da fuoco e un sistema di combo basatu sui tempi di pressione dei tasti e sulle combo aeree è semplicemente naturale sperimentare e diversificare i combattimenti, fino a raggiungere i ranghi SSS con il sorriso sulle labbra e con la soddisfazione di aver fatto delle grandissime figate!

Il bello è che le sorprese non finiscono qui! DmC ha la straordinaria capacità di riuscire dove i DMC sono stati sempre carenti: le fasi platform. Basate sul sistema di grappling, le fasi platform sono spettacolari e acrobatiche, sempre ben calcolate e costituiscono un ottimo diversivo tra un combattimento e l’altro.

Abbiamo quindi Dante, abbiamo un combat system fatto come si deve e molto variegato, abbiamo sezioni platform divertenti e ben fatte, abbiamo addirittura Virgil che ci fa da guida nella discesa negli inferi come dalla miglior tradizione fiorentina… cosa è andato storto?

La strada verso DMC5

La realtà è che non c’era assolutamente nulla che non andasse in DmC – Devil May Cry, tant’è che le recensioni della critica furono largamente positive e che in molti iniziarno a indicare il reboot come DMC5 (onore non da poco). Il design era diverso, il genere musicale anche, ma la tamarria e il nucleo erano sempre quelli.

Eppure quello zoccolo duro di fan non riuscì a lasciarsi convincere dalle spettacolari novità proposte e iniziò ad inondare Metacritic con recensioni negative, boicottando di fatto questo splendido reboot. Insomma, bastò il colore di capelli a decidere la morte di un gioco altrimenti spettacolare.

Non è un caso che, alla presentazione del nuovo Devil May Cry 5 durante l’E3 2018, la prima frase pronunciata da Itsuno fu “DMC is back!” e non solo per via degli undici anni passati da DMC4 ma soprattutto per rassicurare i fan. Questo è DMC5, questo è quello che stai aspettando.

Devil May Cry 5

Il compito di questo titolo è lo stesso che aveva Dante’s Awakening, ossia recuperare la fiducia della grande maggioranza dei giocatori, delusi dalla scelta del reboot e desiderosi di rimettere le mani sul loro adorato mondo. Un compito non facile per Itsuno che, però, sembra aver centrato assolutamente il bersaglio. Jackpot!

Ironicamente, DMC5 deve tantissimo a livello di gameplay e di combat system a DmC. Non solo parliamo di un titolo che abbraccia quanto costruito dallo spin off tanto criticato senza mai essere realmente giocato, ma addirittura si spinge oltre e sperimenta ulteriormente inserendo un personaggio totalmente nuovo accanto agli amanti Dante e Nero.

Come ti dicevo all’inizio, non vedo davvero l’ora di mettere le mani su Devil May Cry 5 e di giocare quello che già sono convinto sarà un titolo spettacolare, ma ho davvero sentito il bisogno di spezzare più di qualche lancia a favore di quello che è a tutti gli effetti un titolo della serie (con molti più diritti di DMC2) e che ha contribuito enormemente a quello che sarà l’acclamato DMC5.

Fidati, se hai la possibilità di recuperare DmC dei Ninja Theory, fallo e non te ne pentirai.

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