Cinema

Captain Marvel. Oltre l’apparenza e la retorica. RECENSIONE

Il Marvel Cinematic Universe ha superato i dieci anni, ha superato la cifra record di 20 film legati al franchise (questo Captain Marvel è il 21esimo) e ha superato spesso le ritrosie ed i pregiudizi dei tanti che finora hanno ritenuto il film d’azione fantastico qualcosa di troppo frivolo per poter raccontare grandi storie.

Partendo da un eccentrico milionario guerrafondaio che rivede le proprie posizioni sulla vita (Iron Man, 2008), passando per divinità nordiche, una grande icona americana, fino a stregoni e ragazzi ragno, il percorso del (finora) quasi impeccabile progetto con a capo Kevin Feige è giunto negli ultimi tempi a fasi importanti e decisive. Per tematiche, messa in scena ed eco nell’immaginario collettivo. Non è eccessivo dire che quello a cui abbiamo assistito in sala negli ultimi anni sia qualcosa di unico nella storia della cinematografia (nel bene per alcuni, in male per altrettanti), capace di catalizzare l’attenzione e modellare come poche altre volte l’immaginario pop.

Un percorso ramificato che ha portato al primo giro di boa vero e proprio, rappresentato da quel kolossal supereroistico chiamato Infinity War e dal grande frastuono mediatico provocato da Black Panther culminato in 3 premi Oscar.

La sensazione è che l’MCU stia sapientemente aggiustando la rotta, e che questa volta al comando a sostituire i due capitani dell’ormai passato saranno T’challa e la potente Carol Danvers, qui al suo esordio in quello che è il primo film dedicato ad un personaggio femminile del franchise.

Personaggio rimasto per anni tra i meno celebri dell’universo creato da Stan Lee (l’omaggio qui è oltre il commovente), Captain Marvel rappresenta un elemento complesso e di rottura rispetto a ciò che finora abbiamo visto, aprendo a nuovi orizzonti (leggasi universo e galassie) e nuove forze in campo.

Quello che promette di essere questo film è certamente un racconto di origini, inserito in una continuity ben rodata, con un personaggio femminile forte. Riesce in tutto questo, e inaspettatamente in molto di più.

Che succedeva negli anni 90?

Il film è alle prese con tanta, ma davvero tanta, carne al fuoco e gestire il tutto, mantenendo un incedere scorrevole (e senza storpiare la continuity) è davvero complesso. Qui non solo si racconta una storia nuova, ma la si inserisce cronologicamente prima della maggior parte degli altri episodi, dandole anche il compito di svelare alcuni retroscena e chicche per appassionati più attenti. Tutto prende il via portandoci nel cuore dello scontro tra guerrieri Kree ed alieni Skrull, questi ultimi capaci di mutare forma ed assumere le sembianze di qualsiasi creatura umanoide (un pò come Mystica degli X-Men per intenderci). Facciamo qui la conoscenza di Yonn-Rogg, mentore di Carol e delle dinamiche tra le due fazioni.

Ben presto lo svolgimento da action intergalattico lascerà lo spazio ad un dispiegarsi di situazioni a tratti investigative, con ampie parti emotive ed introspettive senza mai staccare il piede dall’acceleratore dell’azione. Le informazioni svelate sono tante, eppure il tutto non risulta mai pesante e troppo spiegato, sono le azioni spesso a parlare, quasi mai si percepisce quel tentativo di imboccare il pubblico come spesso accade al cinema (presunto complesso) odierno. Rendere facile (anche usando artifici narrativi complessi) ciò che è intricato è uno dei maggiori pregi della pellicola. Un pò sacrificata l’introspezione su alcuni personaggi, il villain su tutti, e qualche spunto visivo da parte dei registi Anna Boden e Ryan Fleck avrebbe di certo elevato maggiormente l’esito finale. Però nel complesso la trama si dipana in maniera ben armoniosa.

Carol Denvers e Fury, la coppia perfetta

Va subito detto: quella interpretata da una bella e brava Brie Larson è una Carol Danvers davvero convincente. Decisa, tenace, di poche parole ma capace di dire tutto con gli sguardi e con le azioni. E, soprattutto, tutt’altro che retorica. La forza di questa donna (e nell’intero impianto narrativo) sta nell’essere semplicemente prima di tutto un essere umano, che punta alla “migliore versione di sé stessa”. Non è influente che sia donna, guerriero Kree o altro. Carol è grande perché è un’umana che non si arrende, e questo è la più grande dimostrazione progressista che un film action non banalmente retorico può fare.

Origin story, certo, ma che per una volta rovescia le carte in tavola proponendo uno svolgimento inusuale, in cui ripercorriamo ciò che ha forgiato il suo carattere con interessanti soluzioni temporali (tipicamente flashback).

Quello che richiama però più di altri è il genere buddy movie, con la presenza di un Samuel L. Jackson sempre sul pezzo ad affiancare la nostra potente eroina. Un Nick Fury alle prime armi con il nascente SHIELD, dal carattere meno serioso della versione a noi mostrata finora, e su cui si concentrano la maggior parte delle situazioni leggere e gag.

L’alchimia tra i due è davvero ben calibrata, i duetti tra i due generano scambi frizzanti e davvero piacevoli. Menzione d’onore alla gatta Goose, a tutti gli effetti una co-protagonista che in più occasioni ruba la scena.

La solita struttura…o forse no?

Si parla di cinecomic e di esordio di un personaggio, inevitabile pensare alla struttura ormai collaudato del genere, fatta di acquisizione dei poteri, consapevolezza, risoluzione di una crisi ed inserimento nel quadro generale. Ecco, anche quello che è qui raccontato tutto sommato si rifà a questi schemi, eppure si percepisce qualcosa di nuovo. Nel modo in cui la genesi ci venga svelata solo in parte avanzata del racconto, per come sono disseminati i colpi di scena e come la tematica di fondo si leghi ai personaggi principali e venga svelata man mano. Un percorso narrato in maniera tutt’altro che lineare con saliscendi temporali che riesco ad essere sempre chiari e che non distolgono mai il focus dello spettatore né complicano inutilmente la trama.

E in una storia che parla di come si debba vedere oltre le apparenze (e ribadisco, senza retorica spicciola), lo stravolgere formalmente lo schema finora utilizzato è coerente e intelligente.
Per il percorso che lo ha preceduto, per quello che sta cominciando ad imbastire l’MCU e per lo scetticismo che ha accompagnato i mesi prima del suo arrivo, questo Captain Marvel si può dire molto più che riuscito. Dimostra ancora una volta come sapere costruire belle storie racchiuda qualcosa dentro che valica i generi e le etichette. Più di tutti gli altri questo esordio segna come dietro un alieno verde (non a caso mutaforma), un gatto rosso o una biondina caduta tante volte ci sia molto di più di ciò che appare e di come non sia poi necessario sbandierarlo, tanto è naturale.

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