Cinema

Intervista a Stefano The Sparker Conte. Il padre di Volt si racconta!

Stefano Conte (The Sparker) è un giovane e talentuoso autore di fumetti. Ironico e dissacrante, ha saputo raccontare, nelle pagine di Volt – Che vita di Mecha (edito da saldaPress)in maniera divertente e dissacrante, la dura missione del commesso di fumetteria.

Adesso, Stefano Conte, dopo l’avventura di Fumetti Timidi, è impegnato con la seconda stagione di Volt (ricordiamo che la prima stagione è stata pubblicata a partire da Gennaio 2017) che, dopo una lunga pausa, ci riporta lì dove ci eravamo lasciati, con un cambio di focus sulla vicenda di uno dei volti noti della fumetteria: Rex.

Abbiamo voluto fare due chiacchiere con Stefano Conte proprio per parlare delle speranze e dei sogni, delle difficoltà e dei riconoscimenti che il mestiere di fumettista regala. Ascoltate la sua storia!!!

Perché hai deciso di diventare un fumettista e quali difficoltà hai dovuto affrontare per realizzare le tue aspettative? Raccontaci la tua storia. 

Ho sempre amato i fumetti e volevo riuscire a mia volta a raccontare e trasmettere le emozioni che provavo. Però non basta “decidere” di diventare fumettista, ci devi credere abbastanza da perseverare davanti ai rifiuti, e investire gran parte delle tue energie per migliorarti. Dopo anni di internet, autoproduzioni, fiere e incontri, sono arrivato a guadagnarmi la fiducia di un editore che ha investito su di me. La cosa più difficile è stata capire quando era il momento di scommettere tutto e lasciarsi le sicurezze alle spalle. Ora sono contento di essere in corsa, ma vedremo poi come andrà a finire!

Come nasce il personaggio di Volt?

Volt nasce come mio avatar all’interno di una serie di vignette che pubblicavo su internet col titolo “Che Vita di Mecha”, dove raccontavano alcuni aneddoti che accadevano nella fumetteria in cui lavoravo. Successivamente ho riadattato Volt e gli altri personaggi perchè potessero raccontare una storia ad episodi e da quel momento Volt ha smesso di essere il mio avatar ed ha cominciato a vivere la propria storia. Poveraccio! (o forse ci ha guadagnato?)

Cosa influenza maggiormente i tuoi racconti? Dove trai ispirazione per le storie e per la caratterizzazione dei personaggi?

Avendo queste origini, quasi tutti i personaggi attorno a Volt hanno tratto qualche caratteristica dalle persone che ho conosciuto in quel periodo, come amici o clienti. Poi, ovviamente, ognuno è stato reso più buffo o grottesco per dare filo da torcere al protagonista. La Dark Mother di Volt, ad esempio, è nata dai tormentoni che ripeteva mia madre, ed è diventata poi l’incarnazione mistica degli stereotipi tipici di ogni mamma. 

Anche per alcune storie mi rifaccio a delle esperienze personali in cui poi alzo l’asticella dell’assurdo, oppure, al contrario, se ho un’idea o una situazione che mi piace particolarmente, cerco un contesto sensato in cui poterla utilizzare e ci costruisco la storia attorno. C’è anche da tenere conto del percorso che Volt deve fare all’interno della serie, quindi pensando a cosa deve succedergli di importante nella stagione (e avendo a disposizione solo sei numeri), cerco di fare accadere le cose importanti alternando gli scenari e i personaggi coinvolti. Per utilizzare la Dark Mother, ad esempio, devo creare delle situazioni casalinghe, mentre per far rivedere il collega Panda, serve una grossa crisi nel negozio, e così via.

Se dovessi ringraziare qualcuno che ti ha supportato e spinto a continuare la tua carriera, chi ringrazieresti? 

Dovrei fare un sacco di ringraziamenti molto personali. Ci sono amici che hanno creduto alle mie possibilità quando erano davvero piccolissime, altri che hanno fatto il mio stesso percorso e con cui ho condiviso esperienze di crescita nel campo. C’è stata mia madre che, nonostante non fosse  molto ottimista sulle mie scelte, in fondo ha sempre fatto il tifo per me. C’è stato un editore che ha saputo capirmi e dei colleghi che mi hanno incoraggiato dall’alto quando ne avevo bisogno. E poi, naturalmente, tutti quelli che mi hanno seguito dagli esordi e hanno continuato a leggere le mie cose. Li ringrazio tutti.

Cosa consiglieresti a un giovane artista che vorrebbe intraprendere la carriera nel mondo del fumetto?

Di leggere Volt! Ci sono tutte le risposte! Scherzo. Non lo so, il mondo del fumetto è in continua evoluzione e io mi muovo già come un vecchio, senza amare particolarmente i social network o l’esposizione personale che oggi sembra indispensabile per emergere. Però quello che consiglierei è di investire qualche soldino per visitare le fiere di fumetto medio-grandi e cercare di interagire con gli editor e con gli altri fumettisti. Lucca è caotica, ma altre realtà offrono molte possibilità di incontro e personalmente credo che per entrare in questo mondo sia una buona idea arrivare davanti alla soglia e bussare. 

Immagine di copertina

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