Fumetti

Dylan Dog, psicanalisi dell’immaginario

UAAAAAAAARGH!

Si chi è?

Buon giorno, sono Dog, Dylan Dog…

Prego si accomodi, il dottore sarà subito da lei…

Oh Dylan ben arrivato, grazie per essere venuto, sapevo che avrebbe accettato il mio invito!

Beh, come avrei potuto dire di no ad una così gentile richiesta?

Non avevo dubbi, prego si accomodi pure li, sul divano. Bene, possiamo iniziare, mi parli un po’ di lei!

“Cosa vuole che le dica?”

Iniziamo dalle banalità, tu chi sei? Posso darle del “tu” vero?

Si certo!

Bene,allora avanti ti ascolto!

Potrebbe essere complicato rispondere a questa domanda, ma ci proverò! Sono Dylan, un “normale” uomo londinese sulla trentina, nulla di più e nulla di meno.  Sono nato  il 26 settembre del 1986, anche se in realtà la mia genesi è un po’ più contorta, sono il frutto di una rielaborazione di un vecchio personaggio di mio padre : “Francesco”, credo si chiamasse così, fu il mio prototipo. Un incipit simile al finale, ci guardi siamo entrambi uguali ad un attore, quel Rupert Everett dal quale mio padre prese l’ispirazione per far modellare i miei tratti, ci siamo soltanto diversificati nel mestiere: lui guardiano di cimiteri, io indagatore dell’incubo. Mi perdoni, sto divagando! Tornando alla sua domanda iniziale sul chi io sia,bene io sono un contenitore!

Permetto a mio padre, di usarmi come catarsi, di riversare al mio interno tutte le sue nevrosi e le sue paure, tutti i suoi dubbi e tutti i suoi terrori, tutte le sue idee.

In seguito consentirò qualcosa di simile anche a tutti gli scrittori e disegnatori che, anno dopo anno, si avvicenderanno sulle mie pagine.

Parliamoci chiaro!Papà vorrebbe essere come me, però purtroppo, “per lui naturalmente”, la sua visione della vita è uguale a quella del mio assistente, quel povero diavolo di Groucho, caustica e critica verso il mondo. Giuda ballerino! Sai che anche lui è frutto di una rielaborazione?”

No, non lo sapevo! Parlamene…

Inizialmente avrebbe dovuto essere come l’assistente di Francesco, poi però la redazione decise di apportare delle modifiche, dal mutismo passammo all’estrema loquacità, inoltre lo studio preparatorio del suo aspetto avrebbe dovuto ricalcare quello di Marty Feldman, anche se poi si decise per l’aspetto che ha adesso. Inoltre, sa che è un caso che io abbia questo nome?

Ah si? Ovvero?

Il nome Dylan Dog era uno dei tanti “nomi progetto” che mio padre e la redazione usavano in attesa di avere un vero e proprio “titolo”, in seguito però si scelse di lasciarlo e mai scelta fu più azzeccata!

Sono stato costruito proprio come papà: nel modo di vestire , nel modo di pensare, nella macchina da me guidata, nelle fobie e nei vizi che ho e che ho avuto, sono proprio come mi voleva papà, un antieroe come Amleto, ovvero senza solide certezze.

A riprova di quanto io lo rispecchi, sappi che mi è stata infusa da papà la capacità di suonare “male”  soltanto una canzone al clarinetto, ovvero Il trillo del Diavolo di Giuseppe Tartini. Che sia un’ulteriore prova del pensiero paterno, visto il suo ateismo e la visione critica della fede?

Chissà, questa è soltanto una mia ipotesi! Sono anche una commistione di citazioni e di ideologie, un esempio ne è la via dove abito, Craven Road, chiaro e lampante omaggio al regista Wes Craven.  La mia comparsa è avvenuta in un  periodo non molto fortunato per il fumetto italiano, in un momento in cui le testate da edicola stavano morendo a favore del fumetto d’autore, ma grazie alle innate capacità di mio padre, si è venuta a creare una sinergia tra questi due mondi, dando così vita al giusto connubio tra fumetto popolare e fumetto d’autore.

Leggenda vuole, non ricordo se sia realmente accaduto o meno, che nei primi giorni dalla mia uscita in edicola, il distributore chiamò in redazione lamentandosi che la mia prima avventura  ovvero “L’alba dei morti viventi”, era morta in edicola, un fiasco, insomma, e che presto l’avrebbero ritirata, da lì a breve il boom: enorme successo, iniziative, eventi collaterali. La gente aveva finalmente qualcuno con cui potersi identificare, un normale personaggio fuori dai canoni dell’eroe senza macchia e senza paura, un fallito come voi, basta guardare i miei rapporti con l’altra metà del cielo, continuamente fallimentari a causa della mia continua ricerca del mio primo amore: Morgana.

Insomma, parliamoci chiaro, ho intercettato i bisogni e l’animo critico dei giovani di quegli anni, pieno di paure ma con qualche certezza e valore in più, come ad esempio l’amicizia e la fiducia,rare da trovare al giorno d’oggi ,ma per mia fortuna so su chi contare!Il caro ispettore Bloch è la persona giusta su cui fare affidamento quando ho bisogno!

Spero di essere stato esaustivo e chiaro.

Certamente, era ciò che volevo sapere…

DRIIIIN

Purtroppo la seduta è terminata, ci vediamo la prossima settimana, puoi uscire da quella parte…

D’accordo dottore, arrivederci e alla prossima!…

Ehi ma dove sono, ma questa non è Londra….

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