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Solo Noah – La Recensione

DOWN ON A DIFFERENT PATH

Quando mi chiesero di fare una recensione di Solo Noah, scritto dalla bravissima Asia Belleudi (suo primo lavoro), ammetto di aver storto il naso. Il tempo a mia disposizione era poco, di solito mi occupavo principalmente di fumetti (o di articoli di approfondimento scritti in un gergo fin troppo “legalese”), la voglia, rispetto alla componente tempo, era ancora minore. Insomma, si prospettava il classico lavoro controvoglia. Tuttavia una serie di condizioni favorevoli stavano iniziando ad addensarsi sulla mia [immaginaria] porta e, quindi, forse ben potevo soffermarmi a leggere un racconto scritto da una, fin troppo promettente, ragazza.

Quindi mi sono ritagliato tre ore della mia vita e ho iniziato a leggere la storia di Noah.

E del suo opossum di nome Rick.

È stato un incredibile viaggio, breve, intenso, quasi come un viaggio in barca a vela, sospinti dalle timide onde al calar della notte.

La magia.

RUNNING SOLO

Il libro si apre con una leggerissima dedica, della stessa Asia:

Sarebbe bello riuscire a completare tutti i nostri sogni .
Un giorno o l’altro si finisce per ringraziare il passato,
poiché per quanto duro possa esser stato,
ci ha portati ad essere ciò che ci fa affrontare il nostro presente.
Sarebbe bello riuscire a completare un sogno, per iniziare.
Questo è il mio.
Non rimandate a domani i vostri sogni,
perché domani potrebbe essere troppo tardi.
Per quanto non sia un fervente dell’inseguimento dei propri sogni, essendo più della fazione di coloro che non vogliono farsi schiacciare dal “peso” dei propri sogni, la dedica fa il suo effetto, specie nella parte relativa al bagaglio di esperienze (il passato) che, ingombrante o meno, permette a tutti di imparare sempre qualcosa di nuovo su quella fantastica strada che chiamiamo vita.
Ma parliamo del libro.
L’inizio, lo ammetto, perlomeno nelle righe iniziali, mi ha ricordato un poco la scena iniziale di Mulholland Drive (quella del balletto); le successive righe ci permettono di fare la conoscenza sia di Noah sia di Rick, l’opossum domestico del protagonista, sia, infine, anche di Anna.
In seguito, il racconto inizia a dipanarsi, fin da subito praticamente, in due storie parallele, intimamente connesse. La gioventù di Noah da un lato, di come ha conosciuto Anna, di come è cresciuto, della sua vita, della guerra, del lavoro, delle macchinazioni corporativiste e del periodo a-la double agent; la vecchiaia di Noah dall’altro, la solitudine, quel perenne sentore di avvizzimento generalizzato, le ossa scricchiolano, i muscoli si atrofizzano e di colpo perfino quella pianta sul comodino sembra più in vita di te.
Quello che sicuramente colpisce, non solo prima facie, è, stante la brevità del libro (si tratta di 137 pagine), la dovizia di particolari con cui la Belleudi riempie il suo racconto, abbondanza che se vogliamo riflette un po’ la vita movimentata, ed anche sgangherata (specie nei segmenti della vecchiaia), del nostro protagonista.
Ad un tratto si ha perfino la parvenza che nulla di quello che il lettore sta leggendo sia realmente accaduto, non sarebbe la prima volta, infatti, che una persona anziane, nel ripercorrere l’iter della sua vita, si soffermi in iperboliche ricostruzioni o, non solo talvolta, in innesti chiaramente fantasiosi e mai accaduti.
Il lettore, infatti, potrebbe essere portato a pensare che a Noah sia saltata qualche rotella nel periodo della guerra del Vietnam, e la cosa non sarebbe neanche tanto inverosimile se declinata in termini di PTSD (NdR. Sindrome da Stress Post Traumatico). Andando avanti, addirittura, l’attento lettore non potrà che accostare alcuni frammenti ad altrettanti prodotti, estratti dall’industria cinematografica, come Marigold Hotel oppure The Notebook. Ad un certo punto, verosimilmente sul crepuscolo del racconto, si è portati a pensare, proprio per la singolarità della vicenda, che nulla di quanto letto sia veramente accaduto e che, riecheggiando Shutter Island e la terza stagione di Twin Peaks, sia in realtà un prodotto della senilità del protagonista, che in realtà è chiuso in una casa di cura ed immagina tutta la storia (NdR. ammetto di aver avuto tale sensazione subito dopo i momenti relativi alla “gita in autobus”).
Il racconto si chiude, invero, con una sensazione agrodolce per il lettore, Noah torna alla sua vecchiaia, alla sua vita di tutti i giorni, riuscendo a scoprire anche qualcosa di nuovo (metafora classica del “non si è mai troppo vecchi per scoprire/imparare altre cose), quando un campanello suona nuovamente? Ma sarà un vero campanello oppure è di nuovo il tempo di prendere le “medicine”.
CLOSING NOTES
La prima domanda che il lettore, successivamente alla fine della lettura, è portato a chiedersi è se abbia letto una cosa realmente accaduta (le medesime sensazioni si provano anche nel mondo della nona arte, volendo citare due titoli a caso: God Country dell’enfant prodige Donny Cates e Starlight del mainstream leviathan Mark Millar), seguita da un altrettanto importante secondaria questione: cosa succede dopo?
Ancora non sappiamo se vi sarà un seguito di Solo Noah, o se vi sarà uno spin-off dedicato interamente alle avventure di Rick, quello che il lettore però vuole, o vorrebbe, è sapere cosa succede dopo.
In ogni caso, a parere di chi scrive, l’incredibile caratura intima del racconto imbastito dall’Autrice, che non si risparmia in alcun modo dal punto di vista dei dettagli e della descrizione delle scene oggetto della trama, deve servire come viatico per ulteriori esperimenti (o, come in questo caso, a battesimi del fuoco) da parte di giovani promesse che vogliono cimentarsi nel percorso della scrittura e della narrativa.
In conclusione non posso che consigliare, specie per via della scorrevolezza del prodotto (nonché per la sostanziosa trama, in punto di qualità, beninteso), Solo Noah. Il quale si pone come un interessantissimo first step per la giovane Autrice in erba.
Autrice di cui vi lasciamo una piccola biografia qui sotto.
Asia Belleudi, nata a Roma nel ‘98 ed appassionata di musica arte e scienze, si diploma nel 2017 in arti figurative studiando per i primi tre anni nella scuola superiore di Arte, per poi finire da privatista.
Incuriosita dal mondo scientifico prenderà poi tre diversi attestati sull’astronomia e fisica di primo e secondo grado, attualmente studiando telematicamente presso la “University of Arizona” dove concluderà a breve un altro corso di quantistica.
Appassionata fin da piccola del mondo della scrittura e lettere, scrive il suo primo (pubblicato) libro “Solo Noah”, libro di narrativa commedia uscito nel gennaio 2019.
Appassionata di canto e musica in generale, suona diversi strumenti, quale il pianoforte, chitarra elettrica e da accompagnamento.
Attualmente immersa nella stesura della trama di un prossimo libro, spesso ricava dei momenti di svago nei quali si reca presso gli osservatori vicini ad osservare le stelle.
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