Fumetti

Cynocephales I/II – La Recensione

Introduzione 

Di solito non tratto fumetti diversi dal mondo mainstream, quindi non supereroistici, o, comunque, non ricollegabili alle tre grandi majors.

Ma per Cynocephales ho deciso di fare uno strappo alla regola. Uno strappo dettato dall’interessante mix alla base del fumetto, principalmente per via dei personaggi scelti ed anche perché l’Autore è un big del nostro paese.

ReNoir Comics riesce a riportare Stefano Tamiazzo sul comic vero e proprio, dopo quasi dieci anni di assenza da questa.

Tamiazzo ce lo ricordiamo per A night’s dream of near… escape!!! per Viz Communications. Per la vittoria del premio Pierlambicchi. Ed infine per aver pubblicato per Kodansha (la cui sussidiaria americana compie oggi dieci anni editoriali) la storia breve Niente succede per caso, vincendo a mani basse il premio Shikisho.

Approda quindi al mercato francofono, che rimarrà la sua ispirazione più grande, con La Mandiguerre, di J. D. Morvan (tradotta da Edizioni BD). Proprio per tale serie riceve la nomina come miglior disegnatore italiano al Napoli Comicon. Dal 2008 diventa, ed è tuttora, direttore artistico e docente di fumetto alla sede di Padova della Scuola Internazionale di Comics. La quale è diventata la principale realtà italiana di riferimento per chi vuole imparare con professionisti/insegnanti di altissimo livello, a stretto contatto con clienti del calibro di DisneyBonelliDargaudSoleilDelcourtUbisoft, ecc. Quindi, anche, principalmente clienti di stampo francese.

Dieci anni dopo, Tamiazzo torna in campo con Cynocephales, con un’interessante fusione di pregiudizi razziali, figli bastardi, guerre civili e colpi di scena.

Ma chi sono i cinocefali? Facciamo un po’ di ordine sul tavolo.

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Cinocefali, a cavallo tra mito e realtà

Stando ad una pletora di fonti, col termine Cinocefalo (praticamente testa di cane) si designa un essere mitico dal corpo d’uomo e dalla testa di canide, di dimensioni variabili da umane a gigantesche. 

I Cinocefali, assieme agli Sciapodi, i Blemmi, i Ciclopi, gli Ippopodi e altre creature consimili, vengono più in generale categorizzati come Popoli mostruosi. Ai Cinocefali vengono attribuite, nella maggioranza dei casi, caratteristiche negative quali l’irrazionalità, l’aggressività e la dissolutezza dei costumi. In buona parte tutte attribuzioni che possiamo osservare anche in noi stessi, specie quando veniamo definiti dei “cani” dalla gente.

Da un punto di vista antropologico, il mito del popolo di uomini-cane è presente in tutte le culture indoeuropee di età classica, dall’Africa settentrionale alla Grecia, dalla Persia all’India, nelle quali i Cinocefali vengono sempre indicati con nomi concernenti l’attributo canino. Popolazioni di uomini-cane vengono descritte da vari autori latini e greci con nomi diversi e collocate nei luoghi più remoti.

Vengono descritti come creature mostruose realmente esistenti, talvolta mutuando, però, racconti o miti di altri paesi, come probabilmente viene fatto da Ctesia (IV secolo a.C.) descrivendo, nella sua storia dell’India, i Calystrien. Le creature di Ctesia coincidono con gli Swamukha indiani (letteralmente faccia di cane) citati nei Purāṇa.

La fonte greca più antica (VIII secolo a.C./VII secolo a.C.), Esiodo, distingue fra Hemikynes (in greco antico ἡμίκυνες, mezzi cane) descritti come umanoidi dal corpo di cane e kynokephaloi, dalla testa di cane e corpo umano, ma li colloca, entrambi, sulle coste del Mar Nero, trattandoli come un’unica popolazione. Popoli di uomini-cane vengono anche creati ex novo, come fa Luciano di Samosata, nella composizione dell’opera satirica Storia Vera, introducendo la razza immaginaria dei Cinobalanoi (in greco antico Κυνοβάλανοι, ghiande canine, riferito alle ghiande – col significato probabile di peni – alate cavalcate da questi esseri).

Gli autori classici successivi non apportano varianti al mito, se non per il luogo (sempre molto distante) e il nome. Per Strabone e Plinio il Vecchio si chiamano Cynamolgi e abitano in Etiopia, mentre Tertulliano descrive i Cynopennae e li colloca nella Persia.

I Cinocefali vengono, successivamente, catalogati (come già facevano, in parte, gli stessi autori classici, ma ora molto più estesamente) in trattati quali il Liber monstrorum de diversis generibus (VIII secolo), assieme a molteplici creature mostruose, abitanti nelle terre orientali lontane e sconosciute ritenute contigue al Giardino dell’Eden.

Popoli reali, poco noti o ostili, vengono altresì identificati da autori medievali occidentali, più o meno direttamente, con questi esseri fantastici. Per esempio, Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum afferma che i Longobardi, per intimorire degli avversari, alimentassero la diceria di avere tra loro dei feroci Cinocefali. Il miniaturista francese Ademaro di Chabannes scrive nella Historia Francorum – riferendosi ad alcuni Saraceni catturati dai Franchi presso Limoges – che costoro non si esprimevano nella loro lingua, ma guaivano e abbaiavano come cani. Il chierico Hyon de Narbonne (Ivo di Narbona), in una lettera indirizzata a Gerardus de Malemort, arcivescovo di Bordeaux, testimonia l’assedio dei Tartari a Wiener Neustadt, cittadina del ducato austriaco al confine con l’Ungheria. Nel descrivere le atrocità compiute dagli assedianti, Hyon afferma che i capi dei Tartari hanno dei Cinocefali tra le loro file, a cui danno in pasto i corpi sezionati dei prigionieri. Il frate francescano Giovanni da Pian del Carpine nella Historia Mongalorum, attribuisce caratteristiche canine al volto dei Samoiedi.

Dopo questo brevissimo interludio possiamo spostarci direttamente sulla storia vera e propria di Cynocephales.

Ricordiamo che al momento sono usciti due volumi, il primo datato giugno 2017, intitolato “La banda dei Mastini”, ed il secondo, di recente pubblicazione, marzo 2019, intitolato “L’Esilio”.

Ma basta con queste prolisse introduzioni che tutti odiamo, me compreso, buttiamoci nel microcosmo nascosto creato da Tamiazzo e Gris de Payne, e lasciamoci irretire dalla trama imbastita da questi due Autori.

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Antefatto: La Banda dei Mastini

Dato che la Banda dei Mastini è uscito oramai due anni anni fa, in questa sede ci limiteremo solamente ad alcuni rimandi sistematici, giusto per permettere al futuro lettore di imbarcarsi con piena consapevolezza nella lettura del secondo volume.

Stando alla sinossi ufficiale del primo volume sappiamo che i Cinocefali costituiscono la terza razza umana dopo l’homo sapiens e quello di neanderthal. Sappiamo altresì che da secoli sono alleati segretissimi del governo francese, il quale li utilizza per le missioni più disparata e pericolo, in cambio di protezione e sopravvivenza. Ritenuti notoriamente dei grandi guerrieri e dei grandi esploratori, è implicitamente sottolineato che sia loro il merito per aver portato la Francia alla vittoria in tutti questi anni. Ma, ovviamente, il mondo così com’è all’oscuro della loro esistenza lo è pure sui loro successi. Ma loro, invitti e sempre orgogliosi, continuano la loro battaglia.

Col passare degli anni, tuttavia, come in ogni storia che si rispetti, il loro lignaggio ha iniziato a contaminarsi, a seguito del sempre più recente coinvolgimento con le vicende dei vicini umani; e questo ha fatto perder loro i tratti canini. Ma come contraltare vi hanno guadagnato fama, prestigio, rispetto.

Ma uno di loro, Christophe,  è stanco di vivere nell’anonimato e “sottovento”, e decide allora di uscire allo scoperto. In pieno contrasto col diktat del Consiglio cinocefalo e con Serge, suo cognato.

Il risultato non potrà che essere un baccanale di sangue e ossa spezzate.

Perché si sa, le lotte fratricide non lasciano scampo, e questa qui: fra meticci cane-uomo e “puri” non fa alcuna differenza. Tra le parole di Christophe, quell’outcry rabbioso, ovvero “I Cinocefali, un popolo senza nome esiliato in un luogo che non esiste”, si scorge tutta la volontà di emancipazione di un popolo troppo spesso usato come uno straccio per ripulire i panni sporchi altrui.

Ed è la differenza “interna” fra i due schieramenti a colpire bellamente il lettore: da una parte i “puri”, selvaggi, maestri della spada e dell’esplorazione, proprio come i loro “colleghi” del mito; dall’altra abbiamo i meticci, contaminati dallo spiritus umano, freddi e calcolatori, sempre più avvinghiati ai loro scranni del potere.

Ed in conclusione questo primo volume serve come banco di prova per almeno due ordini di motivi:

  1. Da un lato abbiamo il ritorno di Tamiazzo, una sceneggiatura a metà tra il mitologico e il fanta-politico, un tratto al tavolo da disegno davvero magistrale, espressivo (specie nei volti e nelle fattezze facciali dei canidi), dinamico (basti qui vedere alcune delle tavole “mute” in cui vi sono esclusivamente scene di combattimento o di scorribande), un benchmark perfetto per vedere se questi dieci anni hanno dato i loro frutti.
  2. Dall’altro lato abbiamo una componente maggiormente interna, in questa prima parte possiamo prendere confidenza col setting di riferimento, coi personaggi della storia (non solo Christophe e Serge, ma anche Luc), con le motivazioni che animano e spingono i personaggi ad agire, fino ad arrivare ad un finale volutamente “passato” ma che funzioni da apripista perfetto per il secondo volume.

L’esilio. 

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Parte seconda

La seconda parte di Cynocephales procede in maniera decisamente più spedita, e meno cauta, rispetto alla prima parte, che a sto punto potrebbe semplicemente essere declinata in termini di introduzione al lore di riferimento.

Continua la trama ambientata non solo tra presente e passato, ma, anche, quella doppia a cavallo di quest’ultimo. Esplode il conflitto tra “puri” e “meticci”, prosegue la crociata di questi per farsi conoscere al mondo intero. Oltretutto, cambiando focus, si riesce anche ad avere una datazione temporale della storia maggiormente precisa, settembre 1898, nell’immediatezza dell’omicidio della Principessa Sissi.

Tuttavia il vero protagonista di questo secondo volume è un personaggio che nel primo ha avuto un ruolo solo marginale, ma che è chiaro che sarà destinato ad essere il vero e proprio leader dei prossimi volumi. Questo è tanto più vero non appena il lettore si approccia alla parte terminale del volume, verosimilmente le ultime venti pagine, in cui si consolidano maggiormente i dettagli inerenti la situazione di questo “misterioso protagonista” (l’alone di mistero è voluto), e si porta a dirimente conclusione una verità che era chiara fin dal primo volume: per quanto i meticci provino ad essere come gli umani, presto o tardi, la loro natura animalesca prende il sopravvento.

E non nascondo, specie dopo aver visto le ultime pagine, di aver avuto un sorta di deja vu quando ho immediatamente ricollegato il personaggio in questione ad un altro, estratto dal mondo della celluloide, molto simile.

La memoria corre infatti a Tristan, personaggio di Vento di Passioni (datato 1994, con protagonisti Aidan Quinn, Anthony Hopkins e Brad Pitt), questo, da sempre in una sorta di comunione spirituale con gli animali (merito anche del retaggio indiano di alcuni servitori del padre, interpretato da un magistrale Hopkins), decide, dopo aver visto gli orrori della guerra, di portare questa comunione ad uno step successivo.

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Arrivando a credersi un animale in tutto e per tutto, dando libero sfogo ai suoi istinti bestiali, specie nella fine del film.

Il rimando è, ovviamente, solo superficiale, dato che diverse sono le strutture dei personaggi e invertito è il rapporto umanità/bestialità di questi, senza contare che uno, in un caso, è di tipo naturalistico (in Cynocephales) mentre nell’altro è derivato (in Vento di Passioni).

Non nascondo che, viste le premesse, nonché l’epilogo, di questo secondo volume, possa esserci un potenziale enorme dietro al, chiaramente certo, terzo volume. Specie se contiamo nell’equazione la scena finale, anzi, l’ultima vignetta. Si tratta di un hype enorme, specie considerando la natura del prodotto. Il quale, a parere di chi scrive, segna il ritorno sulla scena, in pompa magna, di Tamiazzo.

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Qualche considerazione artistica

Visto che Tamiazzo non si è occupato solo dei testi, insieme a Gris de Payne (che si tratta sicuramente di uno pseudonimo) ha infatti scritto la sceneggiatura, ma anche dei disegni e della colorazione, mi pare doveroso spendere due parole anche sullo stile artistico del volume.

Di pregevole fattura sono sicuramente le scene naturali, i landscape sono ben curati, le situazioni nelle foreste e nelle grotte sono rese al meglio. La componente cittadina è ben realizzata, così come le geometrie e le prospettive. Sicuramente a rubare la scena è però la cura sulle anatomie dei vari personaggi: i canidi cd. “puri” sono slanciati, fisicati, laddove quelli “meticci” presentano fisicità più morbide, quasi tipiche dei loro coetanei umani. In particolare è ben realizzata la fisicità del “Misterioso Protagonista” del secondo volume, che ben ricalca il concetto di selvaggio. Strabilianti, invece, sono le smorfie dei personaggi, con particolare rilievo per quelle dei canidi, nasi arricciati e visi corrugati rubano letteralmente la scena (al pari di alcune splash pages davvero ricche di dettagli).

Apprezzabile anche la colorazione, con una palette non troppo vistosa e sicuramente in linea col mood della storia, una buona alternanza di colori freddi e caldi, visibile nel binomio città/mondo naturale.

Non si può far altro che riconfermare quanto detto sopra, questi due volumi di Cynocephales sono veramente ben fatti, e qui in Redazione non aspettiamo altro che la possibilità di poter leggere il terzo volume. Ottima prove per il ritorno del figlio prodigo italiano Stefano Tamiazzo.

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