Serie Tv

Game Of Thrones. Ep. 8×2. Unione e redenzione, verso la fine.

L’inizio di questa ultima stagione di Game Of Thrones richiama ad una certa sensazione, e lo fa in maniera netta e chiara: urgenza. Che è necessità sia narrativa che di eventi, con la morte sempre più vicina e il senso di impotenza che aleggia sulle teste dei protagonisti.

Lo scorso episodio si occupava di spianare il terreno alla convivenza della maggior parte dei protagonisti, raccolti per far fronte comune, con la necessità (anche a livello di tempistiche e minutaggio) di liberarsi di quanti più nodi in sospeso e liberarsi di alcuni punti cruciali, in questo secondo episodio si punta su due punti focali principali (Jamie e Arya) e sulla ormai asfissiante sensazione di angoscia del destino.

L’urgenza è palpabile, tanto che si parte immediatamente da dove era terminato l’episodio scorso. Jamie di fronte ai regnanti del Nord e la futura Regina dei Sette Regni. Cavaliere in attesa di un verdetto, tornato sul luogo del misfatto e prostrato umilmente al volere della giustizia, in una sequenza che è un bilancio di una vita, da uccisore di re a paladino che combatte per i vivi abbandonando l’orgoglio e il lignaggio. Jamie è l’uomo che più di tutti ha generato in questa narrazione conseguenze a cascata sugli eventi futuri. L’uccisione del Re Folle e la caduta di Bran sono senza dubbio i due pilastri su cui ad oggi si muove il destino di Westeros (almeno tra gli eventi meno misteriosi).

Senza la morte di Aerys Targaryen, non avremmo mai visto il lungo viaggio di Daeneris verso il tentativo di riconquista del potere e le ombre di onnipotenza che anche in lei sembrano risiedere.

Se Bran non avesse perso l’uso delle gambe probabilmente non avrebbe mai compiuto il suo destino, diventando di fatto (ed è in una scena di importanza assoluta di questa puntata che veniamo a saperlo) il vero obiettivo del Night King. Brandon Stark ora è il depositario della memoria umana, di un certo modo di intendere la coscienza collettiva, un concetto che racchiude l’”essere umani”.

“In  fondo la morte è questo: dimenticare, cadere nell’oblio. Chi dimentica dove è stato e quello che ha fatto, non è più un uomo, è solo un animale.”

Ucciso Bran muore la razza umana, ecco il volere del capo degli estranei. Ed è decisamente una sequenza che entra di diritto tra le più importanti della serie, chiudendo di fatto uno dei misteri che ci perseguitano dal principio.

Arya Stark è altrettanto fondamentale in questo episodio. Il suo modo di affrontare il senso di terrore che pende su Grande Inverno è un ritorno alla vita: conosce i mille volti della morte, è una macchina da guerra pressoché perfetta, eppure la sua urgenza è per una volta provare amore e viverlo. Il suo nodo da chiudere è l’intreccio lasciato in sospeso con Gendry, per troppo tempo. Una ragazza che ora ha un nome, che ha vissuto nell’ombra e al freddo, che decidere di vivere quelle che potrebbero essere le ultime ore con ardore e preda dei sensi.

Insomma, un episodio che richiama ad una sensazione da “ultimo saluto”, un’espiazione delle colpe e un senso di unione.

Sembrano avvicinarsi perfino Sansa (ora la vera donna autorevole che tutti volevamo diventasse) e Daeneris, pur impossibilitate ad accordarsi sul futuro del Nord. Unione che è redenzione e ricongiungimento con Theon, pronto a dare la vita per ripagare la famiglia Stark.

Unione che si sublima in tutto e per tutto nella raccolta davanti al fuoco, che è momento di riflessione e premio al valore per Brienne di Tarth, nominata cavaliere e che si lascia andare ad un inedito sorriso commosso.

Ed è illuminati dal fuoco delle torce nelle cripte che avviene l’ultimo evento cruciale prima dello scontro. Jon rileva il proprio lignaggio a Daeneris, eppure non c’è tempo, l’inverno è arrivato.

Richiami e risvolti

Io ho un figlio e tu una figlia. Uniremo le nostre case“, diceva re Robert Baratheon a Ned Stark nel primo episodio. Si riferiva a Sansa e Jeoffrey, eppure è qui che si arriva a compimento: con il figlio illegittimo Gendry e Arya.

Particolarmente riuscito è l’incontro di ser Davos con la ragazzina dal volto sfregiato, esplicito richiamo a Shireen Baratheon, in una scena che suggerisce un senso di ritorno degli spettri del passato, partecipi del tirare le somme delle ultime ore su questa terra.

Menzione d’onore al ritorno di Spettro, che segna simbolicamente il vero e completo raduno degli Stark a casa, sui bastioni a difendere il Nord.

Pur mancando Cersei questo episodio conferma ancora una volta lo strapotere femminile nelle dinamiche narrative. Da Arya che prende l’iniziativa nella relazione e conferma di essere una dura con ben salde le redini del proprio destino, alla fermezza delle posizioni dominanti di Sansa e Daeneris, fino a Brienne di Tarth, massima paladina e simbolo di onore cavalleresco.

I difetti continuano comunque a permanere, i dialoghi non sempre brillanti o che cercano di lanciare sempre la frase ad effetto, in un minutaggio che richiederebbe maggior respiro e dilatazione del ritmo. Togliendo le puntate di battaglia (che a questo punto possono verosimilmente essere almeno due intere), mancano due episodi alla fine di tutto.

Uno sprint finale che forse già sembra suggerire la necessità di maggior minutaggio, con giovamento del senso dell’epico che questa serie richiede, ma forse è presto e qualche sorpresa ci verrà ancora riservata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...