Fumetti

The Magic Order – La Recensione

Abbiamo letto e recensito per voi il primo volume, pianificato, di The Magic Order, primo “figlio” della coppia Netflix/Millarworld. La serie é scritta da Mark Millar, notoriamente un grande “remixer“, nonché “creatore originale”, di un sacco di concept della nona arte contemporanea, ed é disegnata da Olivier Coipel. Quest’ultimo già nelle mire del primo da almeno un paio di anni. Sicuramente un corteggiamento riuscito, ancorché lunghissimo. In Italia, come per gli altri volumi del Millarworld, la pubblicazione è stata affidata a Panini.

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Di Mark Millar si può dire quello che si vuole, lo si può anche odiare per alcune idee non proprio originali (o anche per una serie di progetti lasciati poi a morire dopo solo un volume), ma è innegabile la sua capacità di creare storie cd. “cinematografiche”, ovvero che poi ben si attagliano al grande schermo. Basti pensare ai primi due volumi degli Ultimates, l’incarnazione dei Vendicatori nel progetto editoriale Ultimate, l’universo parallelo Marvel su Terra-1610 (riunitosi al principale successivamente al maxi evento Secret Wars, quello moderno), dai quali è stato poi estratto l’incipit della versione cinematografica degli Eroi più Potenti della Terra. Inutile provare a sottacere il successo della serie, anche grazie alle fatiche del disegnatore superstar, Bryan Hitch.

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Quindi oltre alla riscrittura moderna/adulta dei Vendicatori, in forte distonia con le storie classiche. Millar é stato poi artefice anche di Civil War, indubbiamente uno dei migliori crossover della prima metà degli anni duemila, adattato poi perfettamente sul grande schermo, come specificazione di alcune trame del Capitan America cinematografico. Al successo nella Casa delle Idee si aggiunse anche, in epoca più moderna, Old Man Logan, disegnato con Steve McNiven (già disegnatore di Civil War), versione alternativa del Wolverine di Terra-616, impegnato a sopravvivere come pariah mutante in una dimensione distopica del pianeta. Dal volume é poi nata una serie regolare, esistente ancora oggi, nata dalle ceneri di Secret Wars.

Ed è proprio durante l’esperienza per la Marvel che Millar deciderà di muoversi “verso altri lidi” per fondare il suo “universo editoriale”, il Millarworld.

Progetto ambiziosissimo per un lupo del lucro come Millar, la cui prima serie di successo sarà Wanted (disegnata dal leggendario J. G. Jones), da cui poi è stato adattato l’omonimo lungometraggio. Altri adattamenti cinematografici sulle sue opere riguardano Kick-Ass, Kingsman e Jupiters Legacy. Tra le opere più famose non adattate del Millarworld, quasi tutte incompiute, si possono ricordare Nemesis, Superior, Supercrooks, Empress, Starlight e Reborn. Molti di questi prodotti sono in realtà riscritture parziali di alcuni dei crismi tipici del fumetto supereroistico, e non solo. Tra le più originali sicuramente spicca però Huck, disegnato dal talentuosissimo Rafael Albuqeurque, la quale diventerà presto, si spera, una serie su Netflix.

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A fine 2017, con sommo gaudio monetario del suo creatore, il Millarworld viene acquistato da Netflix, con l’idea di sfornare fumetti a cui poi affiancare serie televisive sui primi basati. Tra i primi progetti di questo nuovo mostro editoriale si ricorda Prodigy, con Rafael Albuquerque, Sharkey the Bounty Hunter, con il nostro Simone Bianchi, Space Bandits, con Matteo Scalera e Moreno Dionisio, e, per quanto ci riguarda in questo caso, The Magic Order, col francese Olivier Coipel.

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HARRY POTTER MEETS TOO MUCH BLOODSHED

The Magic Order viene descritta dai più, e a ben vedere anche dal sottoscritto, come una declinazione action di Harry Potter, calata in un contesto fatto di vendette famigliari, colpi di mano e segreti non troppo ben celati. Sei numeri, che dovrebbero far parte di un progetto molto più ampio, in cui sangue, morte, battaglie a colpi di bacchetta e drammi esistenziali e famigliari paiono essere all’ordine del giorno.

Quello che sicuramente colpisce di The Magic Order è che, però, differentemente da quanto si potrebbe pensare, non è il comparto artistico a rendere eccelso questo prodotto (n.d.r. Millar è solito scegliere i migliori disegnatori sulla piazza, talvolta anche per sopperire alcune lacune in termini di storytelling, o, comunque, in modo da far apparire le sue produzioni come molto più art-oriented).

Infatti, stante il livello mostruoso del Coipel, è Millar il vero diamante di questo primo volume. Non si tratta solamente di una storia godibilissima e ricca di spunti narrativi notevoli, a cui si somma una caratterizzazione non indifferente dei personaggi, specie la famiglia protagonista (su cui meglio infra). Anche la scorrevolezza della trama non è da meno, basti qui fare un piccolissimo accenno al plot twist verso la fine del volume. Tanto inaspettato quanto incomprensibile (nonché doloroso), e quanti di voi hanno letto The Magic Order sanno a cosa ci si sta riferendo.

Ovviamente permangono anche gli elementi topici “negativi” del Millar, alcuni dettagli della trama vengono omessi, più di una volta il lettore invece, al contrario, finisce per ritrovarsi sommerso da una mole di informazioni troppo grande da gestire.

Quello che indubbiamente stupisce, come già accennato sopra, è la scrittura dei personaggi principali, ovvero della famiglia (disfunzionale) dei Moonstone. Dalla lunatica Cordelia, per arrivare al figliol prodigo Regan, al patriarca Leonard, al misterioso zio Edgar (e anche qui ce ne sarebbero di cose da dire) e allo “sconosciuto” Gabriel, vera e propria pecora nera della famiglia. Non, badate bene, una pecora nera in negativo, ma, bensì, un figlio che si è allontanato, forse irrimediabilmente, dal seminato sicuro dell’attività di famiglia, ovvero la magia. Ma anche molto ben costruiti sono i villains, nello specifico Madame Albany ed il misterioso “Veneziano”, braccio sanguinario della prima. La trama, di questo volume ben più che meramente introduttivo, ruota attorno non solo ai Moonstone ma, anche e soprattutto, al Magic Order, la società segreta di cui la famiglia fa parte e che si occupa di tenere al sicuro il mondo da pericoli di varia entità e gravità. Ovviamente si assiste anche un parziale “rimaneggiamento” dei tropi del cenere mistico/magico, con Millar che mette in scena alcuni escamotage magici davvero interessanti e, a loro modo, divertenti. Insomma, nulla al caso anche questa volta per “Blockbuster” Mark.

Un’altra cosa, di cui il lettore medio del Millar sa, è il livello di violenza e gore, presente in alcuni suoi titoli (Nemesis spicca sicuramente su questi, complice anche, in quel caso, uno Steve McNiven al secondo stadio evolutivo della sua carriera), e The Magic Order non è da meno. Coipel riesce in un modo davvero sbalorditivo a rendere sublimi non solo le scene, appunto, violente e/o sanguinolente, ma contribuisce anche in modo eccelso al mood dark & gritty di tutto il volume. Specie le scene col villain principale, ossia Madame Albany (la quale non nasconde un probabile amore per il fetish). Ma anche quando Coipel non è impegnato a completare l’arazzo narrativo del Millar nelle scene dark, lo si ritrova a suo agio nelle scene urbane, dove non c’è oscurità, ma sicuramente è ben tangibile il senso di agonia tipico di questa produzione. Se proprio bisogna trovare una critica, ovviamente sempre con riguardo al Coipel, la si può muovere nei confronti di alcuni background troppo minimal, o, comunque, scevri di dettagli non di secondo piano. In ogni caso, sull’altro piatto della bilancia, troviamo uno studio sui personaggi, specie sui volti di questi, davvero eccezionale, ben si comprende il “corteggiamento” infinito di Mark Millar nei confronti del talentuoso francese.

Azzeccatissimo anche il lavoro di Dave Stewart, già collaboratore in passato di Millar, il quale esibisce una palette grafica davvero di tutto rispetto, sempre nel posto giusto con la scelta artistica perfetta. Insomma, un vero piacere per gli occhi, che ben va a completare il lavoro di Coipel.

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BLOODY LAST WORDS

Senza indugiare ulteriormente, altrimenti si finirebbe in un’inutile digressione spoilerosa su questo primo volume, non si può non vedere, con The Magic Order un ritorno in pompa magna di Mark Millar, rinvigorito (non solo nel portafoglio) da questa collaborazione ad ampio spettro con Netflix. Con un’artista fuoriclasse, che reputo ben superiore al suo collaboratore migliore (Frank Quitely), un colorista di ben egual caratura, uniti ad una trama che, anche se non proprio originalissima (ma quale fumetto sulla magia può dirsi originale in sua virtù), risulta però essere di sicuro effetto scenico e cinematografico. In conclusione Millar pare proprio destinato a tornare prepotentemente nell’Olimpo degli scrittori contemporanei di fumetti (viene altresì da chiedersi se se ne sia mai andato). Si spera solamente che questo primo volume non resti “lettera morta” come alcune altre sue saghe (di solito, almeno agli inizi, pianificate come trilogie).

 

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