Fumetti

Intervista a Holdenaccio – L’autore di Umberto si racconta

Come non innamorarsi dell’opera di Holdenaccio?

Conosciuto tramite la Bao Publishing che ha recentemente pubblicato Umberto che porta proprio la firma dell’autore, lo abbiamo apprezzato per la sua ironia e pacatezza di toni, un outsider complesso e mai banale che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Per prima cosa mi piacerebbe chiederti di parlare un po’ di te ai nostri lettori…

Holdenaccio è Antonio Rossetti, un fumettista e simpatica canaglia di 1.73m per 80 chili di peso con una quasi fanatica devozione per le melanzane. Dopo non essersi mai laureato decide di trasferirsi a Torino, dove ci resta per non più di due anni lavorando alle sorpresine dell’ovetto di cioccolato. Aveva paura dell’aereo, indossa calzini colorati, ama la sua bicicletta e sa fare una focaccia al pomodoro niente male!

Com’è nato lo pseudonimo “Holdenaccio”?

Scriverla non ha lo stesso effetto che ha raccontarla di persona però! Ero ossessionato da “il giovane Holden” di Salinger, tanto da usarlo come tag nel firmare i primi disegnini e storielle. Essendo un romanzo di formazione, sono della convinzione che sia un genere di narrativa che và letto solo in un preciso momento della propria vita, in adolescenza e non oltre. Ho commesso l’errore di rileggerlo a 23 anni. Con immensa delusione per come fosse scritto e come si presentasse il protagonista, ho trasformato il tag “Holden” con un’accezione più dispregiativa “-accio”. Poi oh, suona anche superbene. è adorabile!

Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera da fumettista?

Da una necessità. Quella di voler raccontare a tutti i costi quello che succede nella mia testa, sfogare in qualche modo tutto il groviglio di pensieri, ossessioni, preoccupazioni, storie idiote che scandiscono le mie giornate. Raccontare tutto unendo il disegno, due cose che mi riescono bene insieme a fare le focacce. Ma principalmente perchè non mi andava proprio di dare gli ultimi quattro esami di diritto in facoltà e pur di reinventarmi una professione ho deciso di dare un’opportunità alle cosine che scrivevo e disegnavo nel diarietto durante le lezioni di diritto privato!

Come nasce, e soprattutto, chi è Umberto?

Umberto è nato dal voler affrontare temi come immigrazione ed ecologia attraverso gli occhi di un alieno sempliciotto, quello che potrebbe essere visto come un “terrestre medio”. Stiamo trasformando lo spazio in una discarica senza confini; non sempre viene data abbastanza attenzione a problemi che sono “al di sopra” di noi, ma migliaia di detriti orbitano senza sosta intorno alla Terra, una nuova atmosfera fatta solo di rifiuti. Avevo grande voglia di spostare nell’universo quei problemi “terrestri” in nuovo contesto non ordinario come lo spazio, per contribuire a rafforzare e/o creare una coscienza ecologista tra i più giovani (a cui è diretta la storia). Sono temi più che mai attuali – tra noTAP, noTAV, immigrazione – infatti uno degli obiettivi della multiuniversale che fa da antagonista nel libro è la creazione di un gasdotto spaziale tra Terra e Urano.

Perché proprio un alieno per affrontare un tema così scottante al giorno d’oggi come quello dell’immigrazione?

Perché proprio in Umberto, che è un piccolo alieno tonto e sempliciotto, vedo una sorta di “terrestre medio”, ma meno peloso e con la testa più grande. Ed è a Lui che viene affidato il futuro del suo pianeta, Urano. Una missione di fondamentale importanza, con il messaggio e la speranza che chiunque nel suo piccolo si può incazzare, indignare e decidere di prendere le cose di petto e affrontarle! Così come nelle situazioni che viviamo ogni giorno, perché dovremmo lasciarci condizionare dal pensiero di un singolo a discapito di molti?

Quanto ti senti “ alieno” in questo Paese?

Mi sento più Uraniano che terrestre, questo è certo. Come posso pensare di esserlo come tutti, quando ci sono terrestri che decidono ci siano esseri umani di serie A e serie B; che una città come la mia, Taranto, quella dove sono nato, deve essere legata al cappio da anni al ricatto lavoro/salute!?

Come mai hai scelto proprio il fumetto per esprimere il tuo pensiero a proposito di un tema così attuale?

Perché è il fumetto lo strumento con il quale riesco a esprimermi meglio. Anni di scienze politiche e sindacati studenteschi poi, mi hanno avvicinato sempre più a simili tematiche e al volerle affrontare usando lo strumento che più mi rappresenta, ovvero “disegnare raccontando” come a me piace chiamarlo. È quello che so fare e spero mi riesca bene.

Pensi che tra di noi si nasconda qualche Umberto, oppure siamo tutti tristi dipendenti della Urangas?

Fortunatamente sì, ci sono tantissime/i Umberto in giro che contribuiscono a cambiare questo mondo ingiusto e impare a rispettare persone e pianeta sempre e comunque!

Cosa ti auguri di lasciare ai tuoi lettori una volta terminato il volume?

Che non smettano mai di incazzarsi, non abbassare mai lo sguardo di fronte alle ingiustizie e di trovare la propria voce, il proprio spirito critico. Per quanto tu sia alieno nel tuo pianeta, non sarai mai solo nell’universo.

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