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Neon Genesis Evangelion: come cambiare per sempre l’animazione, l’impatto sull’immaginario collettivo

Ogni frutto di ingegno dell’uomo ha un proprio percorso, determinato da un inizio e un procedere che lo evolve, un gettare basi sulle quali costruire una propria direzione. E’ così anche per la comunicazione e il medium audiovisivo, che sia cinema o nello specifico l’animazione. Ecco, tra le basi gettate a fondamenta della cultura dell’animazione (e anime soprattutto) si pone Neon Genesis Evangelion.

Esistono punti di svolta che tracciano solchi profondi, punti di non ritorno. Così come ci risulterebbe impossibile concepire un mondo privo di Mickey Mouse per quanto esso sia radicato nella nostra cultura occidentale, allo stesso modo è impressionante quanto l’opera di Hideaki Anno si sia rivelata una vetta mai eguagliata per l’animazione seriale mondiale. Esiste un prima e un dopo quest’opera.

Parlare di Neon Genesis Evangelion cercando di racchiudere in una sinossi i temi cruciali e cercare di stimolare l’interesse di nuovi fruitori è un compito difficilissimo. Se si volesse andare a operare un riassunto di trama ci si troverebbe a snocciolare stereotipi quali organizzazioni oscure, missioni di salvataggio della Terra tramite scontri tra creature extra-terrestri e mecha: insomma i tipici elementi sci-fi che dal Giappone hanno invaso il mondo. Evangelion è infinitamente più di tutto questo, su più livelli di lettura e perfettamente centrato per più tipi di pubblico.

Frutto del lavoro di Gainax, studio di animazione giapponese tra i più rinomati per qualità (importante citare l’eccellente Nadia – Il mistero della pietra azzurra, per alcuni versi precursore di Evangelion), la regia e ideazione è affidata al maestro Hideaki Anno e al suo team.

La trama prende inizio da un misterioso evento, denominato Second Impact. Il nostro pianeta nell’anno 2000 è vittima di un cataclisma che svolge l’emisfero australe provocando 3 miliardi di vittime. La causa ufficiale viene fatta risalire alla collisione con un meteorite diretto al Polo Sud. In realtà la tragedia è da imputare è un esperimento su un essere umanoide denominato Adam, primo di una serie di esseri detti Angeli, i quali cercheranno di attaccare la Terra negli anni seguenti.

Passano 15 anni, nel frattempo è stato istituito un centro di ricerca (dapprima Gehirn, poi chiamato NERV), è data alla luce la città di Neo Tokyo-3 e sono messi a punto 3 mecha (in realtà lontani dai tipici robottoni, più simili a prolungamenti organici su larga scala dei protagonisti) pronti a contrastare l’avvento dei misteriosi nemici. Il nome dato a questi giganteschi umanoidi artificiali è Eva, e saranno guidati da Shinji, Asuka e Rei.

Ecco, questa è la versione più stringata nonché la lettura più rapida e superficiale dell’incipit. E appare come il più classico dei topos narrativi del genere sui robottoni nipponici. Nulla di più distante da ciò che realmente quest’opera contiene. Vi assicuro che se vi parlassi di impact, di mecha, di Lilith, di perfezionamento dell’uomo, scalfirei solo la superficie. Questa opera è un trattato umanistico, che agisce a più livelli, per più pubblici e più modalità di comprensione. Adatto ad uno sguardo rapido, alla ricerca di intrattenimento, così come è pane per i denti di chi voglia analizzarne le pieghe più profonde.
Ogni puntata di Evangelion è un trattato sull’uomo: parla della cultura umana, della presenza umana su questo mondo, del nostro inevitabile bisogno di appartenere a qualcosa, di necessitare di legami, di non poter vivere in nessun altro modo se non assieme. E’ la storia della civiltà umana, ogni episodio è un pezzo di vita, coi suoi eventi, col suo misticismo e col suo incedere inspiegabile, in cui solo l’osservazione critica, lo studio e l’uso del pensiero personale (o coscienza interiore) ne aiutano la comprensione.

Queste le fondamenta di tutto, su cui la serie allestisce sopra tutti i suoi sottotesti e riferimenti di varia natura e comprensione. Una mole di contenuti ampia tale per cui sono davvero pochi coloro che possono dire di averne piena consapevolezza, se non dopo molteplici visioni. Eppure non è importante arrivare a tal punto, la compiutezza di tutto sta nei mille modi di cui si può fruirne, e per ognuno di essi vi è senso e qualità.

Un prisma di contenuti, a volte mistici e a volte frivoli, con il tono ogni tanto pesante per scelte visive e quantità di attenzione richiesta, con i temi che si alternano, la perfetta unicità di ogni episodio, che fa storia a sé eppure compone il mosaico perfettamente in un quadro d’insieme mai più  riprodotto (ad oggi) da un prodotto seriale animato.

Qui mi limito a riportarvi un piccolo approfondimento solo sui personaggi principali, solo per darvi un minuscolo quadro di introduzione. Il resto è esperienza, da vivere senza informazioni preliminari specifiche. E interiorizzazione, analisi personalissima e profonda, perché è così che deve essere fruito.

I protagonisti, rappresentanti del genere umano.

Shinji e Asuka: nessuno si salva da solo.

Shinji Ikari è il protagonista principale, quello che più di tutti incarna il leitmotiv dell’opera, su cui maggiormente si incentra il percorso narrativo volto ad trattare il macrotema sociale che ne è la base. Figlio di Gendō Rokubungi (comandante della NERV) e Yui Ikari. Dopo aver perso la madre in un incidente viene affidato ad un tutore, fino al momento in cui è chiamato a pilotare l’Eva-01. Chiuso in sé stesso, impacciato e insicuro, vive costante nel conflitto interiore. Alla disperata ricerca dell’approvazione del padre (il quale è privo di ogni calore emotivo dopo il lutto), è incapace di intessere qualsiasi rapporto umano profondo. Hideaki Anno ha voluto ricalcare sul personaggio una parte del suo stesso percorso di vita, quella  piaga sociale comune a molti giapponesi nella condizione di hikikomori, autoreclusi in casa spesso confortati da manga e videogiochi. Il percorso di Shinji quindi va visto in primis come una crescita che sia di esempio ai giovani afflitti, una parabola che dimostra quanto è l’essere inseriti in comunità a salvarci la vita, non sono i plateali scontri tra mecha e mostri.

Speculare a Shinji è Asuka Sōryū Langley, ragazza per metà tedesca e per metà giapponese dai capelli rossi a guida dell’Eva-02. Dal padre ignoto, anche lei deriva parte delle proprie inquietudini dalla morte della madre, suicida davanti ai suoi occhi. Dal carattere apparentemente esuberante e strafottente che si rivela essere uno scudo verso il mondo esterno (soprattutto maschile), Asuka vive nell’ansia continua di rimanere da sola, di essere abbandonata o di perdere qualcuno di caro: per la paura di soffrire nei confronti della fine di ogni rapporto personale cerca di evitare l’affetto risultando burbera. Il suo percorso prevede l’esternazione di vari disturbi, cui solo momenti di forte crisi la porteranno a consapevolezza e ad un rapporto di amore/odio verso Shinji. Il design è ispirato alla tipica Idol, figura musicale tanto in voga in Giappone.

Rei: essere umani è provare emozioni.

Rei Ayanami è un personaggio tanto straordinariamente iconico dal lato visivo quanto profondo nell’introspezione. Pilota dell’Eva-00, è schiva e apparentemente priva di qualsiasi capacità di emozione o sentimento, esegue qualsiasi ordine le venga impartito esprimendo la propria ragione di vita unicamente nello scontro. Anno ha inteso rappresentarla come una figura priva di particolarità, una ragazza dall’aria triste. Il percorso di formazione la porterà ad aprirsi alle emozioni tramite l’amicizia con Shinji, a prendere consapevolezza di sé stessa e cercare un motivo per vivere. Straordinari i risvolti di trama che la riguardano, tra gli apici narrativi della serie.

Il pantheon che compone l’intera storia è cosparso di altri personaggi e comprimari, eppure (almeno in questa infarinatura generale) è fondamentale trattare i tre protagonisti principali perché sono il costrutto di base, quel tema sociale che come detto sopra è la base di tutto. Esoterismo, pulsioni sessuali, religione ebraica e allegoria della condizione umana: ogni episodio è un pezzo del mosaico funzionante se preso a sé stante, con propri intrecci e risoluzioni. Che non voglio qui anticiparvi, dato che è solo la visione personale il mezzo adatto (e vi voglio evitare pagine e pagine di discorsi metafisici).

In definitiva Neon Genesis Evangelion fa parte di quella schiera di prodotti che almeno una volta vanno visti, che sicuramente non troveranno consenso in tutti ma che formano quella esperienza culturale tanto importante da non poter mancare al bagaglio di ognuno.

Chi siamo noi, se non la proiezione di noi stessi percepiti dell’altro, se non creature che necessitano di amore quanto di aria e sostanze vitali.

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