Fumetti

Cotton Tales 1 – La Recensione

Oggi, in qualsiasi periodo della giornata vi state ritrovando a leggere questo articolo, vi parlerò di un titolo di cui agognavo la lettura da anni e, quando finalmente me lo sono ritrovata tra le mani, non ho potuto trattenere la mia immensa gioia mista ad euforia, tanto è che me lo sono letto già tre volte in una settimana!

Vi sto parlando di Cotton Tales, creato e disegnato da Loputyn (alias Jessica Cioffi), titolo che, insieme alla sua creatrice, fa parte di quella “sezione” chiamata “di punta” di casa Shockdom. Lo so lo so: il volume è ormai datato 2015 e probabilmente tutte le vostre speranze di potere, un giorno, leggerne il seguito stanno ormai svanendo nel nulla. E se invece vi dicessi che non solo il primo volume è stato completamente tirato a nuovo ma che è ormai sicura anche l’uscita del secondo? Non potete ancora acquistare quest’ultimo perchè non avete ancora letto il primo? E allora proseguite nella lettura di questa recensione!

Se dovessi scegliere una frase per descrivere in breve questa lettura, sarebbe “spesso dietro le cose belle si nasconde un retroscena a dir poco inquietante”. Già le prime pagine di questa storia descrivono perfettamente e velatamente come sarà tutto il resto del fumetto: figure eteree dai tratti dolci e romantici il cui sfondo è contornato da scene raccapriccianti. Si prosegue poi, come risvegliati da un brutto sogno, con il protagonista Nicholas, un giovane tanto bello quanto delicato nei modi di fare, che, risvegliandosi di soprassalto da un incubo, si rende conto non solo di aver perso tutti i suoi ricordi (tra i quali c’era quello legato alla sua classe aristocratica), ma di essere l’unico a poter assistere a delle strane visioni, le quali si trasmettono in diverse sfumature: dapprima tramite dei paffuti e tenerissimi conigli dal pelo bianco e dalla cui fronte “sporge” un lungo e sottile corno, passando subito dopo a terrificanti creature dai volti scheletrici che prendono posto ai volti umani del padre e di altre persone a lui più o meno care

Lo stile di disegno della giovane autrice spicca più di ogni altra cosa, uno stile dalle sfumature lolita, nostalgico e dai colori un po’ vintage ma mai noioso o stancante che, anzi, riesce a farti immergere all’ interno della storia come se fosse una delle più delicate ed, allo stesso tempo, raccapriccianti fiabe.        Al secondo posto, la caratterizzazione dei personaggi (i quali l’autrice rivela, in un’intervista, di sentirli come i suoi “classici amici immaginari”) che conserva, al suo interno un pizzico della tipica narrazione manga soprattutto nelle gag comiche (le quali appaiono divertenti e sempre suddivise, all’interno del fumetto, con  cura senza mai risultare troppo banali), la cui scelta di adottarle è stata sgradita da alcuni lettori, mentre la sottoscritta crede invece che abbiano un’ottima funzione da “stacchetto comico” tra una cosa macabra e l’altra.                                       Trovo inoltre che, tra tutti i personaggi che ci sono stati presentati nel corso di questo primo volume, sono in particolar modo gli adulti coloro che risultano più creepy, in quanto, nonostante durante il giorno indossino una maschera allegra e gioiosa, di notte appaiono meno rassicuranti e sembrano nascondere qualcosa…

Posso dirlo? Ho amato alla follia il dualismo presente in quest’opera, l’ansia che si faceva sempre più opprimente col proseguire delle tavole ma che riusciva a trovare un minimo di conforto soffermandosi sui meravigliosi disegni di Jessica. Trovo inoltre, che il personaggio che più di tutti sia riuscito a rappresentare alla perfezione la contrapposizione tra il “carino e coccoloso” e l’agghiacciante (sempre con un impeccabile tocco di grazia e, oserei dire, maestosità) sia Letizia (per intenderci, la ragazza dai lunghi capelli bianchi che appare già nelle prime pagine), nonchè la mia preferita per ora.                                                                                                 Come già scritto in precedenza, volevo leggere da una vita questo fumetto e mi fa molto piacere che, alla fine, si sia rivelato un’ottima lettura, la quale è stata capace di mantenermi incollata sia nella prima “manche” che in quelle successive (e non vi nascondo che credo, una volta finito di scrivere questa recensione, andrò a ri-leggerlo una quarta volta! Eheheh). Semplicemente, in tre parole: disturbante, misteriosa e bellissima.

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