Fumetti

Blanca e I cani degli Dei – La Recensione

La recensione di Blanca e de I cani degli dei, manga di Jiro Taniguchi, spoiler free.

Usciti rispettivamente come ottavo e nono volume della collana dedicata a Jiro Taniguchi, Blanca e il suo seguito I cani degli dei, è senza dubbio una delle opere che più di tutte consigliamo di recuperare nell’ambito dell’iniziativa editoriale del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport.

Blanca è un cane geneticamente modificato dal governo americano per fini bellici. Gli esperimenti lo hanno reso un’arma formidabile, feroce e incontrollabile, tant’è che riesce a fuggire dai laboratori dove veniva segregato, in Alaska, per correre verso una meta distante migliaia di km, New York, dalla sua padrona originaria. Taniguchi narra le vicende di Blanca concentrandosi proprio sulla forsennata corsa attraverso le montagne e i ghiacciai del Canada, mentre i militari tentano con ogni mezzo di catturarlo e riportarlo (vivo, naturalmente) in laboratorio.

Dopo i fatti narrati in Blanca (che non specifichiamo per evitarvi inutili spoiler), I cani degli dei ha luogo qualche anno dopo e si concentra sui due figli del cane protagonista, concepiti durante la fuga di cui sopra, che per una fortuita coincidenza è avvenuta durante la stagione degli amori. Ater e Albus, i due cani-lupo dal pelo rispettivamente nero e argentato, hanno ereditato ed amplificato le capacità di Blanca e, similmente al padre, ripeteranno una folle corsa per ricongiungersi, sempre tra le terre fredde del Nord America, braccati anche questa volta dall’esercito americano.

Sia Blanca che I cani degli dei presentano in linea di massima una trama molto simile. Entrambe sviluppano la narrazione su una serrata caccia di un arma letale – Blanca nel primo arco e Ater nel secondo – regalando una storia d’azione intensa e adrenalinica, con picchi di horror quanto basta a delineare la figura “demoniaca” dei cani protagonisti.

Taniguchi non è stato in grado, purtroppo, di evitare un senso di dejà-vu nella seconda storia, complici forse i dieci anni di distanza l’una dall’altra che hanno in qualche modo reso meno ingombranti, al tempo della pubblicazione, queste similitudini. Tuttavia la “saga di Blanca” riesce a tenere incollato il lettore dall’inizio alla fine, anche leggendo i due titoli uno dopo l’altro. Taniguchi riesce, con gli stessi espedienti narrativi, a condividere due messaggi distinti nelle due opere.

Se, in Blanca, l’uomo usciva totalmente sopraffatto dalla forza dirompente dalla natura, ne I cani degli dei ritroviamo invece un più confortante compromesso tra civiltà e regno animale. Ater e Albus tirano fuori i loro opposti istinti quando entrano in contatto con l’uomo: Ater verrà rinchiuso e trattato come un’arma (come suo padre) e per questo la sua indole selvaggia si manifesterà in modo aggressivo e distruttivo; Albus per contro, avrà occasione di confrontarsi con una civiltà più pacifica, e dimostrerà quindi che l’istinto naturale, seppure crudo, non è malvagio. In definitiva, anche in quest’opera, Taniguchi invita il lettore a riflettere sul rispetto della natura nella sua grandezza evidenziando quanto il destino del nostro pianeta sia dipeso dalle nostre scelte.

Una tavola tratta da Blanca

Le tavole sono oltremodo spettacolari. Tutto il talento di Taniguchi e la sua attenzione per il dettaglio sono magnificamente mostrati sia in Blanca che ne I cani degli dei. Dinamismo delle vignette, cura per il dettaglio di oggetti e delle espressioni, attenzione al ritmo e alla giusta enfasi da dare alle tavole. Un lavoro ineccepibile.

L’edizione da edicola riprende (come tutte le altre uscite) la già editata versione Panini del 2011, che a sua volta riprende la wideban giapponese, formata ognuna da due tankobon originali; per questo motivo sia Blanca che I cani degli dei presentano la foliazione più alta di tutta la collana (550 pagine circa). Probabilmente, al tempo, l’editore ha preferito pubblicare un volume che presentasse un “prodotto finito” anziché una serie, andando più in favore del pubblico delle graphic novel, più che dei manga, come solitamente avviene per le opere di Taniguchi. Il prezzo per un volume di più di 500 pagine in b/n, brossurato con alette è di appena 9,90€ se recuperato in edicola, e di 10,90€ sul sito degli arretrati del Corriere e della Gazzetta. Resta comunque un prezzo incredibile per il formato proposto se pensiamo che la versione Panini standard, di formato anche leggermente più piccolo, costa 20,90€.

Se non avete mai letto niente di Taniguchi, questo può essere un ottimo starting point per apprezzarne il talento, essendo, a mio avviso, una delle opere più belle e rappresentative della sua carriera. 

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