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Incredibili X-Men 347-350 (Divisi+Annual UXM) – La Recensione

Si presenta la recensione di Incredibili X-Men 347-350, ovvero della mini-saga “Divisi”  con cui si è proceduto alla riunione in una sola testata, la storica, di tutti i prodotti del sottobosco mutante principale. La serie è stata pubblicata in Italia da Panini nell’albo “Incredibili X-Men” (che per l’occasione è ripartito da 1 ma ha mantenuto la doppia numerazione). Nel prosieguo si tratterà altresì dell’Annual, capitolo importantissimo per i lettori degli X-Men moderni.

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DIVISI, l’ennesimo dramma editoriale mutante

Si è finalmente concluso, in Italia, lo story-arc rilancio della “nuova” gestione mutante capitanata da Matthew Rosenberg e disegnata da, almeno, quattro artisti diversi (Asrar, Cinar, Perez, Silva), divisa in dieci parti, la saga (chiamata appunto “Divisi”) porta con se un’eredità pesante.

Il suffisso ‘Divisi’ è sempre stato utilizzato con del senno in Casa Marvel, mi viene in mente “Vendicatori Divisi”, quando Bendis (coadiuvato dall’ultimo vero David Finch) contribuì a scuotere le fondamenta dei Vendicatori, con una storia violenta e tetra al punto giusto. Utilizzando anche personaggi secondari come il Fante di Cuori, Kelsey Leigh e altri.

Venne poi utilizzato nuovamente, come arco narrativo di un tie-in di Civil War, ovvero New Avengers, ma si trattò indubbiamente di una trovata del marketing, intenzionato a sfruttare l’eredità del primo “Vendicatori Divisi”.

Ma quale posto spetta a questo Divisi?

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E’ bene dirlo, per non creare false speranze, Rosenberg fallisce su tutta la linea con questo rilancio, questo nonostante l’utilizzo di un cast davvero interessante (sono presenti infatti Jean Grey, Kitty, Alfiere, Tempesta, X-23, Psylocke, Nightcrawler, Jubilee, Uomo Ghiaccio, Bestia, Polaris, Cannonball, Arcangelo, Northstar, Corazza, Pixie, Rockslide, Oya, Anole, Glob), ciò che fa acqua è, infatti, proprio la trama, uno dei elementi che ormai da troppo tempo pare essere stato dato per scontato all’interno del mythos mutante.

Davvero troppo caotica, specie per gli eventuali nuovi lettori (che di certo questa saga farà sparire, o che comunque mai farà appassionare alla X-Fam). Inutile dire come anche il comparto grafico non sia proprio all’altezza, salvo i momenti disegnati da Silva, recentemente graziato, insieme a Larraz, da Jonathan Hickman (il primo è infatti il disegnatore di Powers of X), troppo altalenante la qualità delle varie sequenze, ma questo è un problema comune ad altre serie Marvel che vogliono a tutti i costi far lavorare i disegnatori a rotazione sulla stessa storia.

Andiamo a esaminare meglio la storia adesso, cercando di soffermarci brevemente su ogni singolo capitolo.

Nonostante l’apertura vagamente dark, continua a permanere quel senso di teen drama che i mutanti si portano appresso dalla gestione ANAD, quella successiva a Secret Wars per intenderci, complice sicuramente Asrar da questo punto di vista. I momenti iniziali sono i tipici di ogni primo numero mutante (e non), pagine e pagine che servono a introdurci, invero forzatamente, tutti i personaggi del gruppo, anche quelli che poi lasceranno il tempo che trovano nei vari albi.

L’arco narrativo si apre con Madrox, e i suoi multipli, impegnati a cercare Kitty Pride prima di un misterioso evento devastante. Ed il primo numero si dipana proprio su questa tematica, anche se poi dieci pagine vengono dedicate ai personaggi e ulteriori cinque a scene filler. La “sorpresa” è data dall’ultima pagina, in cui si scopre sia l’ubicazione di Kitty, sia quella di due ulteriori personaggi: uno è introdotto appositamente in questa storia e per questa saga, l’altra è una classica conoscenza degli X-Men, abusata editorialmente senza pari (e non si tratta di Jean Grey).

Il primo numero italiano si conclude poi con tre backup stories, davvero insipide, chiaramente buttate lì a caso dagli autori originali, salvandosi solamente la storia disegnata da Mark Bagley (nonostante questo sia sottotono da ormai troppo tempo).

Il secondo numero italiano contiene le parti 2, 3, 4, 5 della saga. Vediamo come procede il rilancio mutante da parte di Rosenberg.

Non procede.

La parte due si dimostra sicuramente più interessante, specie per la presenza di Silva ai disegni, ma il resto è un vero mappazzone. Si salva giusto la scena con i dinosauri nella terra selvaggia. In ogni caso la storia procede lentamente, in modo davvero troppo decompresso, e l’apparizione (in chiusura) dell’ennesimo villain del mythos mutante non fa altro che amplificare il caso generato dal maldestro plot.

La terza parte, fortunatamente, riesce a dipanare un po’ della trama che fino a questo momento sembrava essersi generata: si scopre infatti l’ubicazione del vero Madrox, di chi lo stava costringendo a comportarsi in un dato modo; il villain apparso nella seconda parte mostra il suo vero volto e, ciliegina sulla torta, appare il vero super-villain di questa storia.

Ovviamente niente spoiler, si tratta di un personaggio che, credito a Rosenberg in questo caso, risultava sparito dai radar da un bel po’ di anni. Peccato per tutti i comprimari che questo mysterious character si porta appresso. Pessimo poi il cambio ai disegni, nonostante Cinar risulti più anatomico di Silva in certe scene.

La quarte parte è, salvo le prime tre pagine, un intero filler composto da scene di lotta, scene verbose, e poi di nuovo dall’inizio e fino alle fine.

Non succede nulla e davvero non si capisce perché volere a tutti i costi imbastire una trama a questo modo quando in tre numeri poteva risolversi tutto.  Le ragioni sono spiccatamente editoriali, almeno dal mio punto di vista, su questo aspetto meglio oltre.

La quinta parte, presente solo a metà, approfondisce invece le relazioni di forza tra Kitty Pride, i villains già introdotti ed altri personaggi. Sicuramente una parte più equilibrata rispetto alle altre già viste, ma si tratta di una vittoria di Pirro fino a questo momento. La trama ha, infatti, perso gran parte del mordente ed il lettore se non si è convinto fino ad ora difficilmente lo farà dopo. Discreti i disegni di Perez, non George (chiaramente) ma di Pere.

Il terzo spillato contiene la seconda parte dell’atto cinque, la sesta, la settima e l’ottava. Stessa rotazione per i disegnatori, stesso marasma di scrittura. Nuovamente non succede nulla e unico frammento interessante riguarda il rapporto tra Arcangelo e Psylocke, ma si tratta di roba già vista per il lettore rodato, roba poco interessante per il nuovo lettore, che può sicuramente reperire archi narrativi migliori sui due personaggi (tra tutti consiglio sicuramente L’Incredibile X-Force di Remender ed i numeri storici nei quali i due si conoscono e fidanzano per la prima volta, X-Men 29 e 32).

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Finalmente si arriva all’ultimo numero, che, coincidenza, è anche il numero 350 italiano. Si tratta di un albo importante per almeno due motivi: il primo è che pone fine a questo aborto di storyline; il secondo è dato dalla presenza, ottima, dell’Annual, nel quale viene spiegato il ritorno di Ciclope nel main universe Marvel.

Andiamo subito a vedere il primo di questi due punti, in chiusura ci si soffermerà oltretutto sul perenne stato di “malattia editoriale” nel quale paiono essere caduti i mutanti da ormai troppi anni.

L’ultimo spillato italiano si apre con una bellissima introduzione di Lupoi, l’uomo che dai tempi di Labor Comics ha sempre creduto nei mutanti e che, unitamente a Scatasta, ha indissolubilmente legato il suo nome a Marvel Italia, non solo agli X-Men.

Divisi si conclude con una caotica battaglia tra mutanti buoni e mutanti cattivi, senza far capire neanche più di tanto al lettore, che ormai si sarà sicuramente allontanato dall’evento di rilancio. Assolutamente insufficiente Perez nell’ultimo capitolo, quasi deforme invero.

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In ogni caso la chiusura di Divisi funge da punto di lancio per Age of X-Man, questi dieci numeri sono infatti una lunga love letter all’Era di Apocalisse (e quella si, la dovete leggere). Lettera di un’amante che non ci interessa tuttavia, passino i tributi fatti bene, non questa roba qui. Proprio perché maldestra in quasi tutta l’esecuzione (in modo non dissimile da quanto accaduto con Guggenheim su X-Men Oro in relazione a Chris Claremont e i suoi X-Men).

A fine albo, sulla cover posteriore, è contenuto il piano editoriale dell’ennesimo crossover mutante che nessuno ha chiesto, e che nessuno si aspettava stando alle parole di White (EiC mutante) e di Cebulski, il quale sarà però diviso in mini brossurati in Italia.

Essi saranno tutti preceduti dalla dicitura ‘Age of X-Man’, seguiti poi da: I Meravigliosi X-Men, NeXtgen, Lo Stupefacente Nightcrawler, X-tremisti, Prigioniero X e Apocalisse e gli X-tratti. Anche qui si vede, nei titoli, il rimando a Era di Apocalisse, coi nomi delle testate cambiate per l’evento, ora come allora.

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What Lies Ahead

Unico punto di vero interesse di questa decima parte è dato dalle ultime due pagine della storia, le quali fanno da apripista, complice anche il cambio di colore nel lettering e nel mood generale, al successivo arco narrativo.

Arco che, mi preme anticipare, sarà tutto il contrario di quanto appena letto. Saranno infatti dodici numeri molto dark, molto più “deprimenti” e bleak, molto più contenuti nel cast, e sicuramente più intimi (specie per il rapporto che verrà a istituirsi tra Wolverine e Ciclope).

Il nuovo ciclo vedrà anche il ritorno di Salvador Larroca sui mutanti (i più vecchi se lo ricordano su X-treme X-Men), ai testi rimane invece Matthew Rosenberg. Su questo nuovo arco ci si soffermerà prossimamente, si tratta però di un lieve miglioramento rispetto a quanto appena letto, il che è un vero peccato, specie perché, come vedremo più avanti, Rosenberg pare essersi impegnato davvero con una storia “stragista” senza pari.

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Annual che vai, ret-con che trovi (Brisson, Gomez)

Spostiamoci adesso sull’Annual contenuto nella seconda parte dello spillato italiano finale. Scritto da Ed Brisson, già autore dell’ottimo Extermination, il numero è teso a fare da ponte tra gli eventi di Divisi, il finale di Extermination, e ciò che succederà nel prossimo ciclo di Rosenberg.

Ai disegni troviamo un Carlos Gomez graziato da Guru eFX ai colori, ottima la prova a cavallo tra presente e passanto dell’albo.

Da un punto di vista di plot, essenzialmente, si scopre che era tutto un piano orchestrato dal Cable giovane (quello di Extermination), il quale riesce a trovare il modo per riportare Scott in vita (in modo un po’ raffazzonato, utilizzando nuovamente la Forza Fenice), passando per due eventi chiave della storia editoriale moderna degli X-Men: La morte di X, a ridosso della guerra inumani/mutanti (IvX), e la resurrezione di Fenice, il tutto coadiuvato da un vecchio amico di Scott, sconosciuto da un punto di vista di continuity, si tratta sicuramente di una ret-con, creata appositamente per la storia.

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A REAL M-POX

In chiusura mi preme spendere due parole su quella che, precedentemente, ho chiamato “malattia editoriale” dei mutanti.

Infatti non ricordo, e non riesco a ricordare, alcun ciclo dei mutanti degno di nota successivamente a quello di Whedon e Cassaday, anzi, diciamo pure a seguito del ciclo di Bendis (ed, anzi, coloro che criticavano Bendis si leccherebbero le dita adesso pur di leggere qualcosa di vagamente qualitativo).

La gestione ANAD dei mutanti ha fatto ridere, neppure Jeff Lemire (ritenuto, a torto o ragione, un Dio contemporaneo della nona arte) riuscì a risollevare i personaggi dall’oblio editoriale in cui erano finiti successivamente a UXM 600 (americano, capitolo finale di Bendis).

X-Men Oro ha fatto ridere, salvo giusto i primi due cicli narrativi, il che è un peccato visto l’impegno profuso da Guggenheim a ricordarci come fosse tutta un’enorme operazione nostalgia fin dall’inizio.

X-Men Blu uguale, in realtà la testata riprende gli eventi degli X-Men time displaced, se non fosse per la presenza di personaggi molto più interessanti (tra cui Polaris e Havok) e per la chiusura del cerchio con Extermination, mini-evento in due parti italiane (su quattro americane), scritto da Brisson e disegnato da Pepe Larraz, col quale si sono riportati nel periodo temporale originale gli X-Men portati nel presente da Bestia (apertura ciclo di Bendis).

X-Men Rosso aveva forse un livello di qualità non indifferente (presenza di Cassandra Nova, cast contenuto e ben caratterizzato), vedeva ai testi infatti Taylor, ma si è trattato fin dall’inizio di una miniserie.

Lo stesso dicasi per Stupefacenti X-Men di Charles Soule, utile solamente nel suo ultimo numero, in cui viene “riportato in vita” Xavier”, per il tramite del corpo di Fantomex.

X-Men Nero non conta come serie essendo una raccolta di oneshot su vari villains dei mutanti (Emma Frost, Magneto, Il Fenomeno e altri), molto ben orchestrato quello sul Signore del Magnetismo, non a caso scritto da Chris Claremont.

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Tuttavia, arrivando ai momenti attuali, la colpa non è (solo) di Rosenberg, lui che non ha alcun background mutante di rilievo (ha scritto una mini su Madrox, una sui Nuovi Mutanti, la Resurrezione di Fenice e il capitolo finale di Stupefacenti X-Men con Greg Land (avente personaggi totalmente diversi, totalmente evitabile), lui è stato il capro espiatorio editoriale della dirigenza, la quale già sapeva che lui sarebbe stato un mero tappabuchi in attesa del vero rinnovamento.

Il quale è finalmente arrivato e ha un nome e cognome:

JONATHAN HICKMAN

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Si tratta tuttavia di un peccato, specie per un autore come Rosenberg che, nella seconda parte della sua run attuale degli X-Men, ha cercato davvero di tirare fuori qualche idea di spicco. Sarebbe stato meglio sospendere la testata dopo Divisi o creare direttamente un evento che accompagnasse l’arrivo di Hickman sui mutanti, così non è stato. Ma non ci si può aspettare molto dalle stesse persone che hanno contribuito ad “azzoppare e malmenare” una delle famiglie storiche dell’affresco Marvel (sui Fantastici Quattro hanno fatto peggio forse).

Alla prossima avventura mutante miei cari.

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Voto finale: 4,5/10 per Divisi – 6,5/10 per l’Annual.

 

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