Fumetti

Uncanny X-Men Vol. 5 11-22 – Recensione in anteprima

Come promesso, circa una settimana fa in occasione dello scorso articolo, ecco la recensione concernente la seconda parte della run di Matthew Rosenberg sugli X-Men successivamente ai fatti sia di Disassembled sia, parzialmente, di Age of X-Man (anzi, rectius, postuma rispetto al numero dieci di Disassembled, ovvero Age of X-Man Alpha).

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Se su Disassembled si erano spese molte parole, quasi tutte negative (per Age of X-Man si aspetterà la pubblicazione italiana, dato che Panini Comics ha deciso di fare le cose per bene per il tramite della pubblicazione di mini-brossuratini sulla serie), per questa parte di serie il discorso è parzialmente diverso.

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Mi spiego meglio.

Rosenberg ha sempre saputo di essere un tappabuchi, o meglio, lo ha saputo verso la fine di Disassembled, tuttavia ha deciso di dare il meglio che sapeva essere in grado di poter dare. This is Forever e We Have Always Been sono il risultato di questo suo lavoro, dodici spillati, due archi narrativi. Due storie molto dark, bleak, grime, con molto graditi (e sgraditi) ritorni. Un comparto grafico sicuramente interessante, con Salvador Larroca, e, forse (a dispetto del risultato netto di gestione), una delle migliori storie moderne sui mutanti. Il che può essere tanto un bene quanto un male.

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Ma andiamo a vedere subito come inizia il primo arco narrativo, This is Forever (11-16), che si svolge, storicamente, immediatamente dopo le ultime pagine dell’annual di UXM, quello dove Scott viene riportato in vita dal giovane Cable (quello di Extermination).

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EVERY X-MEN STORY IS THE SAME

ATTENZIONE: Spoiler lievi, in quanto viene riassunta a grandi linee la trama del ciclo narrativo.

Immediatamente percettibile il cambio di mood nella narrazione, le prime pagine servono proprio a farci capire quale sarà il tono futuro di queste storie. Eccovi alcuni estratti delle prime parole:

Ogni storia degli X-Men è sempre uguale. Inizia tutto con una semplice idea. Abbiamo il diritto di essere felici, il diritto di essere al sicuro. Il diritto a esistere. Ma poi qualcosa ci colpisce. Cadiamo. Tutte le storie sono uguali perché non abbiamo mai visto la fine. Ma questa volta è diverso, lo so. Questa è l’ultima storia degli X-Men“.

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Sicuramente è l’ultima storia prima del rilancio Hickman, ma sono sicuro che qualche merito, meglio in chiusura, Rosenberg lo abbia avuto, almeno in questi ultimi numeri.

L’inizio è chiaro, i mutanti sono alle strette, questa volta più che mai, l’esacerbarsi del conflitto politico, tra pro-mutanti e anti-mutanti, è solo la punta dell’iceberg. Il ritorno di Ciclope, quello vero, quello di AvX e IvX, non fa altro che amplificare l’odio verso il genere mutante.

Ma nessuno sembra voler aiutare Scott, né Ben Urich, né Madrox e neppure Callisto dei Morlock. Gli X-Men sono ormai un retaggio del passato, o meglio: Scott è ormai un soggetto sgradito tanto ai mutanti quanto al resto del mondo (lo si ricorda, è stato Scott a uccidere Xavier durante AvX, quando era posseduto dalla Forza Fenice).

L’astio di Scott verso la politica anti-mutante aumenta quando scopre cosa è accaduto a Blinfold, ed è proprio durante un attacco politico all’Empire State University che Scott trova un alleato inaspettato in Capitan America (che dovrebbe essere quello falso in teoria). Ma il proclama pubblico di Scott finisce male e gli unici “alleati” che riesce a raccattare sono i Reavers, i Purificatori e la Lega Sapiens. Tutti pronti a uccidere Scott, l’ultimo X-Men.

Ma non avevano fatto i conti con un altro soggetto recentemente ritornato dalla tomba.

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Logan.

Nel numero seguente Wolverine rivela a Ciclope che non sono rimasti soli e che, presso una location sconosciuta, gestita dall’ufficio nazionale per le emergenze (O.N.E, il cui scopo pare essere quello di eliminare tutte le minacce mutanti ancora in esistenza), paiono esserci altri alleati. Dopo una rocambolesca entrata il nostro duo scopre che infatti qualcuno è ancora vivo: Guido, Ilyana, Rahne, Shan, alcuni doppioni di Madrox e Danielle Moonstar paiono essere ancora “vivi” (qui Rosenberg utilizza alcuni elementi estratti direttamente dalla sua mini sui Nuovi Mutanti, Anime Morte, nello specifico l’infezione lanciata da Warlock,  ovvero il virus tecno organico, sui suoi amici). Ma è qui che Rosenberg miete la sua “seconda vittima”, niente spoiler, sappiate che ne ucciderà ancora.

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Magik tuttavia rivela non solo che O.N.E ha usato loro come “batterie” viventi per le Sentinelle, ma che vi era un altro soggetto utilizzato come catalizzatore: Alex Summers, Havok, fratello di Scott, ormai ridotto ad un mero simulacro di se stesso.

Nel numero successivo ci viene quindi presentata la nuova formazione di questi X-Men/New Mutants: Ciclope, Wolverine, Havok, Magik, Wolfsbane, Karma, Mirage e Madrox. Viene altresì presentata la base provvisoria, un bar di New York; qui Ciclope non usa mezzi termini: gli X-Men sono morti, il sogno è morto, e loro sono tutto ciò che si frappone tra l’odio mutante e tutti coloro che hanno sempre fatto si che mutante equivalesse a malvagio, ovvero gli Accoliti, il Clan Akkaba, i Marauders e altri ancora. Se gli X-Men non esistono più allora le strade possibili sono due: trovare gli X-Men o eliminare tutto il marcio mutante ancora in vita. Non prima di aver recuperato una vecchia “conoscenza” proveniente da un’altra linea temporale. Ma le sorprese non finiscono qua, in quanto il nostro manipolo di eroi riesce ben presto a scovare l’ubicazione del Fronte di Liberazione Mutante, capitanato da Hope Summers, ormai in forte rotta di collisione con Scott, specie dopo la morte di Cable (non quella di Second Coming, ma quella durante Extermination).

Nel numero successivo continua l’opera di pulizia mutante messa in atto da Scott due numeri prima. Apprezzabilissimo il ritorno alle vecchie uniformi della golden era mutante, specie per Ciclope.

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Il numero dopo si presenta con uno spoiler vistoso già in copertina. Ma quello che rileva maggiormente è il livello di gore di questo numero, non si vedeva violenza simile dai tempi di X-Force (quella del periodo Messiah Complex). Interessante il recupero, da parte di Rosenberg, di Banshee (morto durante Genesi Letale, ritornato in vita, grazie al virus tecno-organico, durante Necrosha e, successivamente, “resuscitato” nuovamente durante gli Incredibili Avengers, nel quale ha servito come Cavaliere per Apocalisse). Inaudita la violenza messa in campo da Hope, ma anche quella di Wolverine non è da meno, sicuramente è singolare vedere scene simili in storie moderne degli X-Men (specie dopo la cura “zuccherosa” fatta dalla Disney). In ogni caso la “famosa conoscenza proveniente da un’altra linea temporale” riesce a rimuovere il virus tecno-organico dai nostri eroi (quelli del secondo numero ancora in vita, quindi Danielle, Shan e Rahne), usando uno dei cloni di Madrox (il quale per l’occasione viene ribattezzato in Warlox).

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L’ultimo numero di questa prima storia si apre con l’ennesimo spoiler in copertina, ovvero l’apparizione di Kwannon (adesso nel suo corpo originale dopo i fatti di Mistero a Madripoor, leggibile sullo spillato dedicato a Wolverine, precedente il ritorno di quest’ultimo). Il numero è molto interessante per una serie di fattori, al di là del ritorno di Kwannon. Prima cosa, Hope e Banshee mettono da parte i dissapori con Scott (“all is forgiven”) ed entrano in questa nuova iterazione mutante, secondariamente si assiste alla nuova Confraternita dei Mutanti. capeggiata da un soggetto molto ben conosciuto dai più navigati, che però si troveranno quasi subito in errore. Niente spoiler ma il personaggio non si vedeva in un ruolo primario dai tempi di Onslaught. Anche qui Rosenberg decide di aumentare il kill count, lo scoprirete da soli ovviamente, tuttavia una delle morti mi ha però ricordato Squadron Supreme #1 di Robinson e Kirk.

Nei numeri successivi inizia We Have Always Been, ultimo arco narrativo della gestione Rosenberg, di cui solo gli ultimi tre numeri saranno disegnati da Salvador Larroca, coadiuvato ai disegni da Carlos Gomez, Carlos Villa e Juan Vlasco. Tangibile il cambio artistico nei primi tre numeri, cambio che avrei sinceramente evitato, specie visto come si è concluso il numero in discorso.

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Questi ultimi numeri vedono anche il ritorno in Marvel di una vecchia gloria, le copertine sono infatti opera di Whilce Portacio (che già aveva fatto intendere il suo ritorno con alcune variant per il Ritorno di Wolverine).

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WE HAVE ALWAYS BEEN [FOREVER]

Il numero 17 si apre essenzialmente con la naturale prosecuzione di quanto accaduto al termine del numero precedente, morto un papa se ne fa un altro (spoiler free), cambio artistico, con Gomez ai disegni ed anche una piacevole aggiunta al team, il Fenomeno. Impossibile soffermarsi sul contenuto dell’albo senza dilungarsi in spoiler quindi si andrà direttamente alle ultime pagine, dove la nostra nuova aggiunta farà un’interessantissima domanda al nostro Scott.

Come mai nella kill list manca Emma Frost?

Vi è però un problema, Scott non sa minimamente chi sia questa Emma Frost?

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Cosa ci è sfuggito nei numeri precedenti? Avevamo lasciato la Frost su X-Men Blu #28 come nuova reggente di Nuova Tian (insieme a Scott adulto l’avevamo vista l’ultima volta su La Morte di X), salvo poi vederla nei numeri successivi Pre-Extermination) nuovamente al Club Infernale in una posizione di leadership. Cosa è successo allora? Le risposte nel prossimo numero che si cercherà di analizzare col minimo degli spoiler possibili.

Continua la missione di questi nuovi X-Men, impegnati questa volta coi Marauders, i quali capitolano quasi subito, salvo poi uno spiacevole incidente (aumento del kill count, courtesy of Rosenberg). Nel frattempo fa il suo capolino Sinistro, il quale si fa goffamente mettere fuori combattimento da Havok. Ritornati alla base, Scott e Alex decidono di chiamare Cap. per consegnarli Sinistro, se non fosse che non tutto pare essere quello che sembra (spoiler free nuovamente), pare infatti che qualcun altro sia interessato al nostro villain imprigionato.

Il numero seguente ci permette finalmente di capire cosa è successo ad Emma Frost tra i fatti immediatamente precedenti ad Extermination e quelli attuali. La Regina Bianca infatti ha continuato ad essere impegnata nei suoi soliti mindgames, non prima di aver cancellato dallo Scott adulto (e non solo) il ricordo di questa. Giochi di potere che però collidono con gli obiettivi di O.N.E che riescono a catturarla e a piegarla, come si vedrà volente o nolente, ai propri scopi. O così almeno questi pensano, si sa infatti che la Frost riesce sempre a uscire da ogni situazione sempre in piedi. Ma la Regina Bianca non ha fatto i conti col canadese artigliato, Wolverine ha infatti scoperto il suo gioco e ha portato Kwannon con se.

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Ci si avvicina agli ultimi numeri e per l’occasione ritorna Larroca ai disegni.

Continua ad infittirsi la trama sul fronte anti-mutante, pare che qualcuno abbia nuovamente sperimentato il vaccino per il gene mutante, quello inizialmente messo in essere da Kavita Rao. Continua poi la missione di pulizia dei mutanti, questa volta è il turno dei Nasty Boys, per l’occasione vengono riportati in scena un paio di “vecchi signori”: Fabian Cortez, Siena Blaze, Fitzroy e Shinobi Shaw. Dopo una breve scaramuccia il gruppo scopre, per il tramite dell’amico “alternativo” una cura al vaccino mutante. Wolverine e Kwannon continuano ad essere impegnati con la Regina Bianca ed i suoi alleati, tra cui figurano, inaspettatamente, Elixir e Marrow (piacevole ritorno).

Nelle ultime pagine il lettore assiste a ben due plot twist ben orchestrati, uno riguardante Cap. America e l’altro riguardante il “caro amico”. Alla fine della fiera Emma sarà costretta a “restituire” i propri ricordi a Scott, perché chiaramente ha bisogno del suo aiuto. In tutto questo Mr. Rosenberg ha avuto comunque il tempo di aumentare il kill count.

Nel penultimo numero tutte i nodi iniziano a sciogliersi, Frost chiede aiuto a Scott, Wolverine scopre la missione principale di O.N.E, e questi svelano a Magik di aver impiantato un curioso device dentro di lei, ancora non utilizzato (durante Anime Morte). Dopo un combattimento furioso tra O.N.E e gli X-Men, i primi paiono fermarsi di colpo, come se non vedessero più quest’ultimi.

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Pare proprio così, Frost, Dr. Nemesis (altro ritorno), Sinistro e Cortez hanno infatti posto in essere l’ultima soluzione.

SOLUZIONE DI CUI NON VI POSSIAMO PARLARE.

L’ultimo numero conclude tutto, Rosenberg ovviamente decide di uccidere qualche altro personaggio giusto per l’occasione, ma non prima di aver riportato indietro gli “altri” X-Men, quelli bloccati nell’era di X-Man. E’ anche la prima volta che lo Scott adulto rivede la Jean Grey adulta dopo la resurrezione (sempre scritta da Rosenberg).

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L’arco narrativo si conclude con l’annullamento del piano orchestrato dalla Frost, i cui motivi sono ben esplicitati qui nella frase sottostante.

E sono proprio gli X-Men a ricordarcelo:

Siamo sempre stati in guerra“.

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THE DAY BEFORE HICKMAN

Spazio alle considerazioni conclusive adesso. A cui, peraltro, avevo già accennato in questo articolo.

Si tratta indubbiamente di un ciclo di storie interessante, anche se alla fine Rosenberg ha praticamente ucciso un sacco di gente (tanto sapeva dell’immediato reboot firmato Jonathan Hickman). Apprezzato l’utilizzo di un sacco di personaggi che non si vedevano da un sacco di tempo, ottima anche la prova di Larroca (seppur qualitativamente inferiore rispetto a quanto visto su Star Wars o anche sul vecchio Invincible Iron Man o Cable & X-Force). Se Rosenberg avesse scritto così anche Disassembled forse il bilancio definitivo sarebbe stato migliore, specie anche sul versante grafico. Resta da vedere se qualche spunto della sua run vedrà la luce sulla gestione Hickman in HoX e PoX. Però in chiusura lo si può dire, questi numeri sono stati i migliori sui mutanti dai tempi di Bendis su questi, indubbiamente e senza alcuna riserva mentale (con al secondo posto X-Men Rosso).

Voto su questi numeri: 8/10

Voto definitivo sulla gestione Rosenberg: 6/10

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