Cinema

JOKER – La Recensione (No Spoiler)

“Così mi disse una volta il diavolo: «Anche Dio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini». (F. Nietzsche – Così parlò Zarathustra)


Beati noi che nel XXI secolo ci siamo liberati dagli orpelli del mondo tradizionale e viviamo in un mondo perfetto. Un mondo in cui ognuno è ciò che esattamente vorrebbe essere.

Beati noi che nel XXI secolo siamo dotati di libero arbitrio e degli agi tipici di una società moderna. Che possiamo avere tutto quello che vogliamo quando lo desideriamo.

Beati noi che nel XXI secolo aderiamo ciecamente alle summenzionate menzogne, e che ci crogioliamo nell’autocompiacimento di sapere che è davvero così (una menzogna).

Beati noi che nel XXI secolo possiamo godere del potere visivo e immaginario della celluloide. Che ci permettono di immaginarci scenari infiniti, possibilità inesplorate, vite non vissute.

Beati noi che nel XXI secolo abbiamo potuto godere di Todd Phillips e Joaquin Phoenix e del loro Joker.

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“C’è sempre un grano di pazzia nell’amore, così come c’è sempre un grano di logica nella pazzia” (F. Nietzsche – Così parlò Zarathustra)

Ammetto di non aver mai provato particolare affetto per il carosello cinematografico della DC, specie se affidato alla Warner. Quella loro voglia di fare i diversi rimanendo, però, pur sempre le ombre del loro main competitor (n.d.r. la Marvel) mi ricorda molto la disperata ricerca di una fidanzata simile, se non uguale, al primo amore. Un inutile dispendio di forze teso a finire sempre in un rovinoso fallimento.

Gli unici prodotti DC per cui ho provato “amore”, nel senso cinematografico, riguardano sempre i primi film sul pipistrello e, chiaramente, la trilogia di Nolan. Anche se quest’ultima mi ha sempre lasciato un po’ freddo nell’esecuzione dell’ultimo capitolo.

Ero scettico, quindi, lo ammetto: le ultime produzioni Warner Bros/DC mi avevano lasciato alquanto distaccato e indifferente, e Joker sembrava l’ennesimo prodotto confezionato per cercare di arrivare ai livelli della Marvel. Come se ci fosse effettivamente un avversario da battere.

Che sciocco che sono stato.

Ho creduto di andare a vedere l’ennesimo film castrato della DC

Ho visto tutta un’altra cosa…

Sono passate due ore da quando ho visto il film e ancora fatico a credere a quanto ho potuto vivere in prima persona. Perché non ho visto un film, e, soprattutto, non ho visto un cine-comic.

Qualche “voce” nella sala mi “ricorda” che Joker dovrebbe essere la versione DC del Logan della Marvel. Poveri sciocchi ignavi, non avete capito nulla.

Logan era un film “maturo” in mezzo al nauseante sconforto di una produzione cinematografica dove tutti vogliono essere supereroi in un mondo dove i buoni vincono sempre e il mondo è sempre più green. Logan era il ragazzo nel parco dove tutti sono bambini.

Joker è il triste avvento del nichilismo cinematografico. Un’atarassia inflessibile di depressione. Il farmaco necessario avverso un mondo ormai decaduto. Il Joker è come quella ragazza che un giorno ti ama ed il giorno dopo non ti riconosce. E’ la vittoria del nulla creatore sul nulla creato.

Cerchiamo adesso di recensire al meglio il film, senza spoiler e senza toccare alcuni elementi della trama che è meglio che lo spettatore scopra direttamente. Riusciremo a mettervi la voglia, l’hype, di vedere il Joker? Ce lo farete sapere, speriamo.

Chiaramente saranno ridotti a zero i riferimenti ai fumetti, se proprio volete leggere qualcosa sul Joker vi posso consigliare esclusivamente Killing Joke (che è propriamente una storia sul Joker piuttosto che su Batman); all’osso anche i riferimenti ai precedenti lavori cinematografici in cui è apparso il Joker.

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Al di là del bene e del male

Dalla scuola di guerra della vita. Quello che non mi ammazza mi rende più forte.” (F. Nietzsche – Crepuscolo degli idoli)

Mettiamo subito i puntini sulle i:

-Joker non è un cine-comic, è bene ripetersi. Anche in sala ho sentito di gente che si aspettava una cosa tipo Batman Begins o Avengers. Ecco, a questa gente andrebbero sospesi i diritti civili e politici. Ho avuto anche modo di udire una dolce “signorina” secondo cui, a suo dire, il film era troppo noioso perché non c’era azione o gente che volava. Povero agglomerato di errori giovanili, l’idea di far volare lei fuori dalla sala mi ha sfiorato più di una volta.

-Joker non è neanche un film di supereroi, nel senso precedente a quello qui sopra, non vi sono eroi, non vi sono antieroi e soprattutto non ci sono i crismi tipici di quel genere.

-Joker non è un film drammatico, non vi è dramma, non vi sono altri personaggi, quelli che ci sono possiamo perfino definirli fungibili, sono solo un mezzo, non un fine.

-Joker è un mock-pic, è una sorta di mockumentary, narrante delle origini (tra le tante) di uno dei personaggi più utilizzati dell’universo DC. Quindi una via di mezzo tra i documentari e i bio-pic intesi in senso stretto, colorati con un pizzico di follia e cruda verità, ed anche qualche sfaccettatura di thriller psicologico.

-Joker è una critica sociale alla polverizzante decadenza della nostra società. All’atroce distruzione dei nostri valori, l’annichilimento delle nostre sicurezze, la vittoria dell’ansia e del caos. Un turbine di abnegazione valoriale e di prevalenza del nulla.

Ma Joker è anche altro. Certamente il diamante è dato dalla performance fuori di testa di Joaquin Phoenix, una sorta di Daniel Day-Lewis & Christian Bale fusi nello stesso corpo. Un’interpretazione magistrale, alla pari con una regia travolgente, una fotografia sorprendente ed un comparto sonoro inquietante e intenso allo stesso livello. Vi sono anche, chiaramente, tutta una serie di omaggi cinematografici. V per Vendetta, Taxi Driver, Re per una notte, Una giornata di ordinaria follia e l’Uomo senza sonno.

Come tutte le recensioni, si tratta di un lavoro squisitamente soggettivo. Non è un caso che molte testate o para-tali (quindi i blog come il nostro) abbiano omaggiato Joker come una ventata d’aria fresca in uno “stagno” ormai avvelenato da prodotti composti interamente in CGI e senz’anima. Dall’altra parte, però, abbiamo anche tutta una serie di quotidiani e non che, invece, bocciano Joker come una delusione. Un prodotto che vorrebbe essere ma che non è. Un prodotto indeciso, che cosa vuole da noi questo film, si tratta di una critica sociale? Se si, a cosa?

Come ogni buon “critico”, termine usato volutamente in senso atecnico, la verità sta nel mezzo. Il Joker è certamente un nuovo modus di raccontare di alcuni personaggi famosi di fumetti. Non è il modo corretto, non è neppure il modo sbagliato, è semplicemente un nuovo modo. E’, sarei sciocco a non notarlo, una (neanche troppo) sottile critica alla nostra società e al cannibalismo sociale a cui siamo abituati. Ma, altresì, si tratta di Gotham, il divario “patrizio/plebeo” è sempre stato alla base del mythos di Batman. Il discorso degli invisibili, portato avanti da Arthur Fleck (questo il nome del Joker nella pellicola) non è una cosa nuova, nel mondo della nona arte, ad esempio, ci si era già arrivati con Lo Schifo, piuttosto che con Midnight Nation. Tuttavia Phillips, grande volpe della scena underground cinematografica degli anni novanta, ha saputo sfruttare il momento, dimostrandosi il regista giusto nel momento giusto.

Quale momento migliore se non il XXI secolo, dove l’estremo turbo della globalizzazione ha completamente avvizzito la nostra società, rendendola cieca, sorda e altamente impersonale. La società attuale è una società solo sulla carta, l’individualismo è ormai il vero padrone di quello che è, a tutti gli effetti, un simulacro di qualcosa che una volta c’era e ora manca. Allo stesso modo Phillips pare modellare la sua Gotham degli anni ottanta, una città oscura, spezzata, in parte invisibile. I suoi abitanti più poveri non esistono, sono degli inutili vermi sociali, costretti a nutrirsi di quegli scarti che il “colletto bianco” li fa generosamente avere come remunerazione per essere stato, anche oggi, un bravo servo. La Gotham di Joker è un dedalo metallico di povertà e desolazione, quasi sempre, in tutte le scene, l’aridità e la solitudine la fanno da padrona, come se la depressione fosse penetrata nelle viscere più profonde della città, avvelenando le sue fondamenta, appunto i più poveri. Lasciando, al contrario, l’elite libera di vivere nel loro distante mondo fatto di denaro, opulenza e giochi di potere. Ma la miccia stava per innescarsi e presto il mondo sarebbe cambiato dinnanzi agli occhi di coloro che per troppo tempo hanno “riposato” sulle spalle dei più deboli.

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Il crepuscolo degli Idoli

Siamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi stessi a noi stessi: è questo un fatto che ha le sue buone ragioni […]” (F. Nietzsche – Genealogia della morale, estratto della prefazione)

Nel film, Arthur, ci viene presentato fin da subito come un marginale reietto della società. Prigioniero di una routine fatta di umiliazione personale ed economica, di delusione per quello che è (il riferimento è qui a quello che scrive ciclicamente sul suo diario di battute, nessuno spoiler chiaramente) e della sua incapacità di riuscire a provare il contrario. Una vita stordita, preda di farmaci e ansia da prestazione, la voglia di essere normali, di essere uno di “loro”, di essere notato. Una volontà inarrivabile, proprio perché Arthur appartiene già agli “altri”, i malati, i matti, i poveri.

I diversi.

Obiettivo incessante di numerose vessazioni, tanto professionali quanto personali. Oggetto di violenze inaudite, Arthur è la bomba perfetta, anzi, è la miccia di un ordigno ancora più grosso.

La disobbedienza (in)civile.

La prima parte del film serve proprio a costruire questo crescendo di follia nel nostro protagonista. Lo si vede nella regia, ma soprattutto nello splendido lavoro sul sonoro. Un orgasmo di frequenze basse intervallato da potenti violini. Un lavoro che solo Hildur Guðnadóttir poteva fare. Uno strumento per ogni emozione, una frequenza per ogni disturbo di Arthur.

Lo spartiacque tra prima e seconda parte è dato chiaramente dalla “scena nella metropolitana”. In quell’esatto momento, proprio lì, il Joker cambia le carte in tavola. Il Rubicone era stato superato, il vaso di Pandora aperto, il Trinity test effettuato.

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L’anticristo

“Il carattere complessivo del mondo è il caos per tutta l’eternità, non nel senso di un difetto di necessità, ma di un difetto di ordine, di articolazione, forma, bellezza, sapienza e di tutto quanto sia espressione delle nostre estetiche nature umane” (F. Nietzsche – La gaia scienza)

La scena nella metropolitana cambia tutto. E’ il Jacob’s Ladder della follia. Da quel momento il protagonista è ormai certo, certo che sia stato superato il punto di non ritorno. Egli non ha più paura, non è più ansiato da una società che non lo accettava ed, anzi, lo rifiutava nei recessi più angusti e amorali della città; non è più preoccupato di doversi conformare, di avere una vita normale, di dover obbedire a “qualcuno” o “qualcosa”. La società di Gotham era l’anticristo, e lui, senza ancora saperlo, avrebbe purificato Babilonia.

Pezzo dopo pezzo si intravedeva l’inganno. E così, mentre Arthur scopriva altri “missing pieces” della sua vita passata, allo stesso modo provvedeva a distruggere quelli della sua vita presente. Incurante della strada che di fronte a lui si stava delineando. Ma forse era proprio questo il suo obiettivo.

E’ bene informare il lettore che Joker è un termine che verrà attribuito al protagonista solo verso la fine del film. Ed il termine sconta almeno due significati, al lettore l’ardua deduzione.

La chiusura del film è il perfetto finale per questo prodotto cinematografico. Non tanto per la fine in se, ma per la potenza. La potenza con cui Arthur trasmette il suo messaggio, l’ineluttabilità di questo e la sua impenetrabile verità. Una conclusione che noi tutti spesso ci domandiamo, anche inconsciamente, e (nel nostro foro interno) speriamo.

Il dado era tratto, ognuno aveva avuto “quel che si meritava”; dati determinati presupposti si arriva a determinate conseguenze. La miccia era ormai stata accesa e Gotham non sarebbe più stata la stessa, era il trionfo degli invisibili, la rimozione di quel velo dell’ignoranza che da troppo tempo copriva gli occhi dell’elite di Gotham. Una rimozione impietosa e imparziale. Che non poteva non passare per uno dei momenti storici del mythos di Batman.

P. R. – C.A.

Cosa ci sarà dopo Joker? Solo una risata ce lo saprà dire. Nel frattempo la nuova Gotham, l’Altra Gotham, aveva eletto il suo nuovo Dio.

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Dentro la sacralità di Phillips e nella ritualità di Phoenix

Go try to be funny nowadays with this woke culture,” Phillips said. “There were articles written about why comedies don’t work anymore — I’ll tell you why, because all the fucking funny guys are like, ‘Fuck this shit, because I don’t want to offend you.” (Todd Phillips sulle difficoltà a creare un film senza compromessi)

Phillips è stato molto bravo ad utilizzare il concetto di sacralità all’interno di Joker. Vi sono tutta una serie di oggetti, in primo piano ma, soprattutto, nel background il cui significato perfettamente si sposa col leitmotif di quella scena. La pistola, il trucco, i fiori, gli abiti, il libro di battute. Ogni oggetto ha un ruolo nel quadro generale delle cose. Ogni oggetto è parte di un qualcosa di più grande.

La sacralità è però parte di un’endiadi, ovvero deve dar conto anche della ritualità (dei gesti) dell’Attore. Phoenix sorpassa se stesso al solo scopo di creare una nuova versione di se, una nuova genesi. Il film è pieno di momenti rituali, volendo fare alcuni esempi (inutili i rimandi all’Uomo senza sonno con Christian Bale) si possono citare i momenti nello spogliatoio, i balli, le stesse raccapriccianti risate sono usate in più contesti per ragioni diverse. Possono, talvolta, sembrare meramente casuali, ma in realtà gesto è foriero di un significato ben preciso, ogni gesto ha una sua conclusione ed un suo compito.

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Comparto fotografico e sonoro

“Dove le parole finiscono, inizia la musica.” (H. Heine)

Un egregio lavoro proviene anche dalla fotografia, sempre al punto giusto. Scatti lontani e introspettivi fanno altalena con immagini più ravvicinante, intime, tese quasi a farci toccare con mano il disagio del protagonista e della gente che gli sta accanto. Chiaramente vi sono alcuni momenti dove la fotografia si fa un po’ più action e si muove in linee dritte, orizzontali o verticali, quasi come fosse un filmato a scorrimento laterale (o, appunto, verticale). Ma quasi la totalità del film gode di primi piani carichi di emozioni e disaffezioni, di (molti) spettri e (poche) sicurezze.

Del sonoro si è già detto sopra, se il film fosse stato muto avrebbe perso circa il 50% del suo valore artistico. Ma non solo, la colonna sonora è qui parte integrante della trama, specialmente in alcuni momenti. Percussioni e violini si fondono in un tenebroso racconto a basse frequenze della (non-)vita del nostro protagonista. Colonna sonora che fa spazio a brani più allegri solo quando Arthur risulta “impegnato” a guardare la televisione o a fantasticare su quel che potrebbe essere, contrapposto a ciò che non è.

Vi sono tre momenti in cui la colonna sonora sorpassa decisamente tanto lo script quanto la recitazione del Phoenix, anche qui lasciamo allo spettatore l’arduo compito di scovare quali, tra i molti momenti, siano quelli a cui ci si riferisce.

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Joaquin Phoenix, una vera fenice

“Joker è proprio questo: uno di noi. Non ha padre, non ha amici, è ansioso, depresso, un lavoro infimo. Ha subito dei traumi ed è stato anche abusato da bambino… Poveraccio… Ha tutti i problemi di questo mondo. Non è stato né piacevole né facile entrare nella sua testa… ma sono orgoglioso di averlo conosciuto! […] Volevo creare il mio Joker. Che fosse frutto della mia immaginazione. O della mia pazzia. […] qualsiasi comportamento estremo ha senso per un personaggio come il Joker. La parte più difficile è stata perdere 25 kg (52 pounds, che sono in realtà 23) ogni giorno mi alzavo con la paura di essere ingrassato: è una situazione assurda, quasi una malattia. Ma ho scoperto che senza tutto quel peso addosso ero molto più fluido, potevo fare movimenti che prima non sarei stato in grado di fare. Il lato negativo è che ero spesso di cattivo umore, sempre affamato e abbastanza debole. Però alla fine era proprio quello lo stato d’animo giusto per il Joker, uno che cerca di combattere i suoi seri problemi psicologici.”

Un paio di parole vanno spese anche per l’attore protagonista, nonché unico (vero) attore di questa pellicola. Phoenix imbastisce uno stile recitativo riecheggiante, per il lato fisico quelle di Christian Bale, per il livello di dedizione e di immersione quelle di Daniel Day-Lewis.

Il risultato è sulla bocca di tutti, anche di quelli che non l’hanno ancora visto il film, Phoenix ha praticamente sbaragliato tutta la concorrenza, creando e consolidando, allo stesso tempo, un retaggio che probabilmente lo accompagnerà in tutte le sue future performances. Ed ormai sono pochi gli attori ad esibire un tale livello di lavoro sui propri personaggi. Specie se raffrontato agli ultimi dozzinali prodotti cinematografici di rifemento. Un plauso a Joaquin quindi, che ha saputo reinventarsi in un modo davvero sorprendente ed appagante (specie per gli spettatori).

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Riflessioni sparse di chiusura

“Il mondo vero lo abbiamo eliminato: quale mondo è rimasto? quello apparente, forse?… Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente!” (F. Nietzsche – Il crepuscolo degli idoli)

Joker è chiaramente, senza ombra di dubbio, il film evento di questo 2019. In un’epoca dominata da film in CGI, film spazzatura, cine-panettoni e remake totalmente irrilevanti, il Joker è il film che non ci meritiamo, ma che ci serve per tracciare una linea. La linea di quello che dovranno essere “determinati” film in futuro, senza compromessi, veri, imperdonabili.

Chiaro, come già affrontato in apertura, il sostrato nichilista della pellicola, a cui si accompagnano punte di esistenzialismo ateo ed egoismo etico. Ma il Joker è proprio questo. Anche la nostra società è proprio questo, e se non lo è poco ci manca.

Joker non è il film perfetto, lasciamo la perfezione a chi pensa che questa possa esistere, oggettivamente e soggettivamente parlando. E’ però più di un semplice film, è una riflessione mascherata da bio-pic. E’ il Joker che c’è dentro ognuno di noi, l’Hyde che ci portiamo dentro e che esce solamente, o vorrebbe uscire, in quelle giornate in cui tutto ci sembra avverso. E’ l’ultimo vero aspetto della nostra personalità che non si è conformato e atrofizzato innanzi ad una deprivazione sociale, proprio perché non è mai uscito. E’ il cane che dorme della nostra anima.

Il Joker è il nostro pensiero vivido nei momenti “no” della nostra vita. E’ quello scomodo vicino che vediamo sempre ma che non possiamo mai far uscire di casa per presentarlo a parenti o amici.

Il Joker saremo noi quando l’ultimo baluardo della nostra personalità ci sarà stato strappato via, e allora egli diverrà l’unico appiglio per sopravvivere in un mondo che ha fatto del nulla la sua ragion d’essere.

Perché, fondamentalmente, il Joker del film era pazzo da tutto il tempo, era solo anestetizzato dalla mole titanica di farmaci che si trovava costretto ad ingurgitare. Utili per tenere calma la bestia che dentro di lui albergava. Eliminati quelli, liberata la bestia dalla sua gabbia, libera di scorrazzare in un mondo perfetto per essere divorato.

In ogni caso, nel Joker viene chiaramente mostrata la morte di “Dio” (o della società) e la nascita di un nuovo credo. Lo spettatore sarà sicuramente in grado di capire quale a fine film.

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Cambiando discorso, non ha senso paragonare il Joker di Phillips agli altri Joker cinematografici. Ruoli diversi per tipi di film diversi. Quello di Jared Leto non doveva manco esistere, visto il putrido liquame che è stato Suicide Squad. Quello che si vede in Gotham, il Joker di Monaghan sconta il mood tipico della serialità televisiva. Il Joker di Ledger era nato e creato, con un’immedesimazione allo stesso livello di quella di Phoenix, per la trilogia di Nolan, la quale era a tutti gli effetti un cine-comic. Il Joker più vicino a quello di Phoenix è ancora, però. quello di Jack Nicholson, proprio per il fattore pazzia, follia, e quotidianità, tipico della pellicola del 1989. Paragoni comunque inutili dato che nessuno di questi prodotti aveva posto il proprio focus sul Joker e basta.


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The Bottom Line

“La follia è nei singoli qualcosa di raro – ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola.” (F. Nietzsche – Al di là del bene e del male)

Joker è un film potente, impietoso, di inaudita violenza anche quando di violenza non ce n’è. La dimostrazione di come l’ostracizzazione nei confronti del singolo può portare questo alla totale metamorfosi in qualcosa d’altro. Il Joker mostra quello che succede quando il singolo “muore” agli occhi di chi resta e vive. E’ l’opus magnum di Phillips, è il riscatto della Warner per i numerosi fallimenti sul genere. Sarà il futuro metro di giudizio per tutta una serie di film? Questo non ci è dato saperlo, sicuramente Phoenix ha tirato fuori la migliore prova della sua carriera ad oggi e sarà difficile fare di meglio.

Si discute già se ci saranno dei sequel, degli spin-off, il ruolo dei Wayne. La macchina mangiasoldi di Hollywood si è già messa in moto. Noncurante del fatto che fino ad un mese fosse troppo impegnata a spalare letame sul lavoro di Phillips. Ma d’altro canto pecunia non olet e ad Hollywood tutti hanno lo stesso odore di apparenza mediatica addosso. Sarò Phillips a decidere cosa fare del suo tesoro, sarà Phoenix a decidere se vorrà ancora interpretare il Joker, ma dovrà fare tutto il possibile per rimanere allo stesso livello, se non sorpassare la propria performance. Dura è la strada dell’Attore quando si trova di fronte al Leviatano miliardario del cinema.

Il futuro ci sarà testimone sul se, e come/quando/perché, la Warner deciderà di utilizzare la sua nuova gallina dalle uova d’oro. Nel frattempo voglio ancora annegare nella verità narratami dal Joker, nella pazzia che alberga in ognuno di noi e del malessere che ci portiamo dietro e che non possiamo mai mostrare, perché alla fine dobbiamo sempre essere felici e adempiere ai nostri doveri sociali di riferimento. Perciò…

SORRIDETE

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Voto: 9/10


Chi combatte con i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te. (F. Nietzsche – Al di là del bene e del male)

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