Fumetti

Murder Falcon – La Recensione

Recensione della versione digitale di Murder Falcon (inviataci da saldaPress in anteprima), pubblicato in Italia da saldaPress. Edito in originale da Image/Skybound, scritto e disegnato da Daniel Warren Johnson.

Nonostante si tratti della versione digitale, non è possibile sottacere l’ottima fattura dell’edizione fisica prodotta da saldaPress, un cartonato di ottima qualità, ricco di contenuti extra (molti dei quali presenti anche nell’edizione digitale da noi usata per la recensione). Ad un prezzo davvero contenuto, specie viste le 240 pagine totali+extra. La versione fisica sarà acquistabile al Lucca Comics (ed in tutte le fumetterie successivamente).

La recensione cercherà di rendere al minimo i vari spoiler e quasi tutte le immagini riguarderanno il primo numero, si tratta di quelle fatte circolare in anteprima da saldaPress stessa. Il lettore che vuole evitare tutti gli spoiler può evitare la lettura del capitolo LIVING THE HARD WAY che si preoccupa di spiegare, col minimo disvelo di trama, il resto dei numeri.

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LAST NIGHT METAL SAVED MY LIFE

Murder Falcon è un fumetto davvero atipico, non tanto per la sua esecuzione (dato che le idee alla base sono piuttosto comuni), quanto per gli elementi utilizzati dall’Autore, il modo in cui sono presentati, nonché assemblati, ed il risultato finale.

Daniel Warren Johnson (da qui in avanti DWJ) non è sconosciuto al pubblico del mondo dei comics. Pochi, tra cui il sottoscritto, lo hanno conosciuto con Space Mullet (l’avventura spaziale coinvolgente Jonah e Alphius, due corrieri spaziali, che viaggiano per la galassia a bordo della loro astronave, sempre al limite tra legalità e illegalità) edito in Italia da ReNoir.

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Quasi tutti gli altri lo hanno conosciuto con Extremity, la fantastica storia fantasy-apocalittica, in due parti, edita da Skybound/Image e quindi pubblicato in Italia sempre da saldaPress (avevo recensito il primo volume per conto di un altro portale, potete trovare la recensione qui https://www.nerdplanet.it/fumetti/extremity-vol-1-la-recensione/).

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Vi è poi un altro titolo, Ghost Fleet, scritto questa volta da Donny Cates (l’enfant prodige di casa Marvel) e disegnato da DWJ involgente cospirazioni nascoste, ladri e segreti pericolosi (il volume, così come Murder Falcon, sarà disponibile questa settimana a Lucca in anteprima).

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Ma veniamo al titolo non ancora menzionato tra questi, Murder Falcon, scritto e disegnato da DWJ, coi colori di Mike Spicer.

La trama, come si diceva in apertura, buon compendiarsi in un classico bene contro il male. Ma vi è molto di più e non vi nascondo che alla fine del volume ho quasi versato più di una lacrima per i protagonisti e le loro avventure (n.d.R. La cosa è normalmente difficile, figuratevi adesso che sono immerso nella rilettura di alcuni grandi classici del pensiero nichilista europeo).

Si capisce fin da subito la particolarità del fumetto semplicemente leggendo le parole in apertura dello stesso DWJ, contenute nella prefazione all’edizione fisica/digitale:

Vi è mai successo qualcosa di brutto? Di così brutto da lasciarvi con la paura di correre qualunque rischio, di fare nuove esperienze? A Jake è successo proprio questo. Ed è successo anche a me, e suppongo che, probabilmente, sia capitato anche a voi. Una volta un amico che ammiro e rispetto molto mi ha detto che “tutti quanti o siamo in mezzo a una tempesta adesso o ci saremo un giorno”. È inevitabile. Scusate il francesismo, ma spesso la vita è una merda, le disgrazie accadono di continuo, e noi siamo impotenti di fronte a esse. Impotenti. Ma non muti. Suono la chitarra da quando avevo 11 anni. È parte di me. E tutte le volte che sento che sta per succedere qualcosa di brutto, la suono, per ore e ore. Quando ho realizzato Extremity, ho attraversato uno di questi brutti periodi. C’è stato molto dolore e tante notti in bianco. Mi hanno fatto venire voglia di arrendermi. È stato difficile avere coraggio, riuscire a tenere la testa alta e continuare a godere di quello che la vita aveva da offrire. E c’era sempre la mia chitarra. C’era sempre la musica. Non ha mai risolto niente, ma ha reso le cose un po’ più sopportabili. Come se, da qualche parte, ci fosse ancora un po’ di speranza. È per questo che mi piace il metal. È sfacciato, brutale e non ha nessuna paura di gridare nel vuoto, anche quando è in preda al dolore. Felice in mezzo a un mare di tenebre. Esiste forse un modo migliore di alzare il dito medio davanti alle nostre tragedie di un bell’assolo di chitarra?

Murder Falcon contiene tutto ciò che amo di più. l’heavy metal, i vecchi furgoni,

la birra, gli assoli di chitarra. Ma parla anche dell’avere coraggio. Il coraggio necessario a prendere uno strumento e creare qualcosa di più grande delle ansie che ci tormentano.

Grazie per essere qui.”

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Come vedremo oltre, DWJ si dimostra ben più che un semplice Autore di fumetti.

Andando a sondare più nel dettaglio, la trama ed i suoi personaggi, troviamo principalmente Jake.

Quest’ultimo è un ragazzo normale, proprio come voi o me, con una passione esagerata per qualcosa (in questo caso il Metal) e un passato non proprio generoso con lui.

Andiamo adesso a vedere esclusivamente il primo numero, degli otto, raccolti.

La storia si apre con una spettacolare battaglia tra la polizia e alcuni mostri dalle fattezze aliene (la città non viene esplicitata nel primo numero, si tratta in ogni caso di una metropoli americana). La “musica”, in tutti i sensi, cambia radicalmente con l’arrivo di Jake, a bordo del suo furgoncino, il quale decide di aiutare la polizia non con un’arma, ma col potere del metal.

Col metal e con Murder Falcon. Un falco antropomorfo con un enorme braccio destro meccanico, guidato dalla musica di Jake, nello specifico della sua chitarra.

Il primo numero ci spiega quindi subito l’origine di Murder Falcon, il quale verrà presto ribattezzato in Murf.

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METAL WILL DESTROY EVIL

Nel flashback ci viene mostrata principalmente la vita di Jake due settimane prima la scena iniziale vista in apertura del fumetto, ma anche un glimpse del dolore che si porta dentro; vengono altresì introdotti altri elementi e personaggi: tra quest’ultimi Johann, uno dei suoi vecchi amici nonché componente della ex-band, Nate, il signore che si occupa della riparazione degli strumenti musicali (il quale abita vicino a Jake, soffre di artrite e non ha ancora rinunciato a riparare la vecchia chitarra del protagonista, distrutta nel glimpse a cui accennavo prima). Per quanto riguarda la trama, il lettore scopre alcuni dettagli concernenti il dissidio della vecchia band di Jake (chiamati Brooticus), qualche anticipazione sul passato personale di Jake e alcuni frammenti del rapporto con Nate. Ulteriormente (non lo si scopre in queste pagine, ma lo si può collegare con gli avvenimenti dei numeri successivi) si può inferire il contenuto dei fogli tenuti in mano da Jake durante la scena del parco. Ma è la scena della casa di Jake che ci introduce a Murf; Jake, infatti, entrando in casa viene assalito da una versione piccola del mostro dell’apertura del fumetto, e viene salvato dal provvidenziale intervento di Murder Falcon, il quale lo avvisa che per salvarsi deve iniziare a suonare. Ma suonare cosa? Jake non suona più da QUEI terribili avvenimenti, ma basta toccare un accordo per risvegliare tanto la potenza di Murf quanto i primi germogli della rinata volontà di Jake.

Murf informa Jake di essere stato mandato nel suo mondo dall’Heavy (il mondo da cui il primo proviene) per ricucire lo Strappo tra il mondo terrestre e la dimensione oscura, inabitata da Magnum Khaos, il Signore dell’odio e della paura, il quale si nutre dell’ansia e della crudeltà degli umani. Per completare il suo scopo, il risucchio delle energie negative degli umani e la loro schiavitù, si serve dei Veldar, mostri come quelli che Jake ha appena affrontato (e che il lettore ha già visto in apertura). Murf informa altresì che per sconfiggere Magnum e i Veldar non si useranno armi, ma il potere della musica e del metal e che, nonostante il suo aspetto violento, Murf uccide solo i mostri.

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Verso la fine del primo numero viene mostrato l’intensificarsi del rapporto tra Murf e Jake, per il tramite di un pezzo musicale realmente esistente (elemento che DWJ utilizzerà in modo massiccio durante tutto il fumetto), ovvero Racer X – Sunlit Nights. Si riesce altresì a scoprire che uno dei grandi “massi morali” che sembra schiacciare Jake non è solo quello della sua band e del suo passato, ma anche il rapporto con una misteriosa ragazza, la quale a Jake manca da morire. Ed è al termine di questo bond tra i due protagonisti che decidono di far fuori un altro super mostro, usando il potere della musica e dello shred (n.d.r. Lo shred specifico stile di esecuzione con la chitarra. In particolare lo shredding è un modo di suonare la chitarra che punta pesantemente sulla tecnica e sulla velocità. Gli shredder (chitarristi che utilizzano lo shred) fanno largo uso di tecniche quali legato, tapping a molte dita, trilli, sweep picking ed un elevato uso e abuso della leva del vibrato, la tecnica è molto usata nell’heavy metal, tra i suoi utilizzatori più famosi vi è Paul Gilbert, chitarrista oltretutto dei Racer-X). Al termine del primo numero si scopre la missione cardinale di Murf, rimettere insieme la band di Jake per salvare la Terra, l’Heavy e (implicitamente) anche l’anima di Jake.

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LIVING THE HARD WAY

Come promesso non mi dilungherò ulteriormente nella trama dei restanti sette numeri, ma non posso esimermi da un’analisi senza spoiler di questa. Nei numeri successivi viene ulteriormente approfondito il ruolo di Johann, il suo strumento chiave per sconfiggere Magnum Khaos (un basso), viene introdotta la particolarità che gli strumenti chiave fungono anche da passaggi per il mondo di Murf (rappresentato da un enorme incudine di metallo e da una miriade di chitarre). Si scopre che il mostro di Johann, sulle note di Painkiller dei Judas Priest, è un enorme mammut di nome Halford. Nel terzo numero si scopre finalmente il passato buio, brutto, terribile di Jake, uno di quei passati che ti colpisce come un pugno in faccia fortissimo. Viene altresì introdotto l’ultimo componente della band, Jim, la batterista, la quale condivide un passato simile a quello di Jake. Il suo mostro sarà Aleksar, una sorta di mostro degli abissi (N.d.R. Se avete giocato a Mass Effect 3 il riferimento più vicino è la Madre dei Divoratori del Pianeta Tuchanka). Ma è il finale del terzo numero a rubare la scena. Il quarto capitolo ci permette di capire alcuni dettagli ancora nascosti (e di sicuro impatto) circa il passato di Jake; si scopre altresì che non solo la band di Jake è in grado di usare gli strumenti per evocare mostri ma anche altri personaggi che con la musica hanno un determinato “rapporto” (si tratta in questo caso di un personaggio già fin qui menzionato). Al termine del quarto numero la nuova risoluzione di Jake si accompagna ad un nuovo livello del suo rapporto con Murf. Il quinto numero introduce “il porto sicuro” di Jake, l’unica vera luce della sua vita, viene anche introdotta una seconda band (i Whisperwood), la quale condivide(va, viste le parole del chitarrista Hjelmdar) lo stesso obiettivo dei Brooticus di Jake. Ricucire lo strappo.

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I numeri restanti costituiscono un’escalation di azione ed emozione allo stesso livello, con lo strappo della realtà sempre più vicino i nostri eroi dovranno fare tutto il possibile per eliminare le legioni di Magnum Khaos e salvare la Terra, andando a cercare alleati nei posti più disparati e orientali. Viene poi introdotto il ruolo del Corno dei morti, una sorta di dispositivo-evoca-mostri per eliminare i Veldar e difendere l’umanità, per il tramite dell’armata del Metal. All’uopo viene fornita ai protagonisti una tablatura da suonare per evocare il Corno, il quale apparirà out of nowhere vicino alle coste del Giappone (è implicita lo location). La resa dei conti si avvicina e viene esemplificata sia dal (nuovo) ruolo di un determinato personaggio (in quella che è a mio avviso la pagina più bella ed emotiva di tutto il volume,anzi le due pagine) e dalla sua volontà di difendere tutto ciò che ama.

Anzi, non posso non mostrarvi almeno una parte di queste due pagine, pazzesca.

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Come si diceva oltre al nuovo ruolo vi è anche un secondo elemento, composto dal “sacrificio” di un personaggio per il bene comune. La ricerca degli alleati prosegue durante tutto il settimo numero, arrivando a coinvolgere non solo il metal, ma tutta l’umanità amante della musica. Ma il tempo e agli sgoccioli, riuscirà Jake a salvare il mondo e la sua anima prima che tutto finisca? Chiaramente non ve lo dirò qui e non so neanche se vi ho detto le cose giuste (così da non sviare troppo il lettore curioso). Quello che sicuramente posso dirvi è che la potenza emotiva, la tristezza, la risoluzione dei personaggi raggiunge il suo culmine nell’ultimo numero, con una serie di scene che vi annichiliranno l’anima e vi lasceranno sul punto di piangere almeno una volta. Complice anche il cameo di uno dei frontman più amati del genere heavy metal.

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METAL AS LIFE PAINKILLER

Impossibile recensire Murder Falcon senza introdurre almeno il minimo indispensabile per farvi venir voglia di leggere il volume. Anche se il concept di “Falco-antropomorfo-con-braccio-meccanico-impegnato-a-sconfiggere-il-male-col-potere-del-metal” dovrebbe già avervi convinto in partenza. DWJ ha questa volta imbastito una storia ancor più personale di quella vista in Extremity, come già fatto notare da egli stesso nella prefazione, Murder Falcon è infatti prima di tutto una storia d’amore, tra la musica e l’umanità, è una storia di amicizia, di redenzione e di speranza, solo alla fine è la storia del bene contro il male. Ma la storia non sarebbe così memorabile se non fosse per un comparto artistico mostruoso in tutti i sensi, lo stile di DWJ come disegnatore qui ben supera la parte narrativa di questo, uno stile sporco, volutamente fantasy e a-geometrico, ricco di contaminazioni strutturali e mostruose nei vari elementi (come già visto in Extremity appunto), inframezzato da splash pages di una potenza grafica inaudita, contribuiscono a creare un affresco unico, di straripante forza, un’inarrestabile capolavoro da parte del giovane Autore. Complici anche i bellissimi colori di Mike Spicer, che contribuiscono a dare quel tocco di singolarità ai lavori di DWJ, come già si era detto per i lavori precedente. La palette è splendida, opaca, sporca e con un’alternanza di colori che concretizza il sodalizio tra i due artisti, come se ce ne fosse effettivamente bisogno. Se però andate a vedere uno dei primi lavori di DWJ, ovvero Space Mullet, vi accorgerete come lo stile bianco/nero (inframezzato da occasionali blu), privasse l’opera di un sostrato emotivo mica da ridere. Mike Spicer, a partire da Extremity è diventato la pertinenza necessaria ai lavori di DWJ. E ad ogni prodotto del Duo non possiamo non confermare questa impressione.

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Un’ulteriore curiosità riguarda i Brooticus, la band di Jake, la quale è una band realmente esistente, https://brooticus.bandcamp.com/releases, le cui canzoni (nonché l’artwork) sono state tutte scritte da DWJ in persona, il quale ne è anche il chitarrista (rendendoci omaggio con una sessione di shredding mica da ridere). Insomma DWJ si conferma un’Artista ancor prima di essere autore e disegnatore, un moderno maestro non solo della nona arte. Bravo! (da leggersi con accento anglofono). Da parte mia, con riferimento a Murder Falcon, la prima impressione che ho avuto è stata quella di una versione comic di Tenacious-D, ed alcuni elementi effettivamente vi rimandano (principalmente il bene contro il male), ma tutto il resto lo vedrei benissimo come adattabile per il cinema od una miniserie, vista l’originalità pazzesca alle spalle.

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Due ulteriori considerazioni sull’edizione saldaPress

Mi preme altresì far notare come nei vari extra dell’edizione saldaPress vi sia anche una fantastica galleria di variant cover, tutte costituiscono omaggi ad alcune delle cover più famose di alcuni album del genere metal. Sul punto vi rimandiamo all’ottimo articolo di Fr4med che le ha scovate tutte e le ha messe insieme in un comodo articolo (https://www.fr4med.it/2019/10/21/murder-falcon-tutti-gli-album-metal-citati-nelle-variant-cover/ ). Il rimando è d’obbligo, dato che stavo per scrivere un pezzo analogo ma mi sembra superfluo visto l’ottimo lavoro di Lorenzo Cardellini riguardo alle cover.

Oltre alle cover vi saranno anche una serie di bozzetti preliminari e scene in bianco e nero. Il tutto per circa una ventina di pagine extra davvero gradite.

Inutile dirvi come la quantità di extra e la pregevolissima fattura dell’edizione giustifichino pienamente il prezzo di vendita dell’edizione fisica (cartonata) di Murder Falcon, ovvero circa 25 euro (un prezzo davvero basso, specie se rapportato ai principali competitors italiani per edizioni analoghe).

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Few Last Words

Murder Falcon è un lavoro perfetto, definirlo semplicemente un fumetto sarebbe riduttivo (visto il lavoro a 360 gradi fatto da Daniel Warren Johnson), la storia è struggente, potentissima, emotiva come poche viste di recente (specie da parte di un Autore completo e giovane come DWJ), l’esecuzione di questi otto numeri costituisce un climax di inaudita intensità ed il lettore, una volta iniziata e finita la lettura, si ritroverà spaesato e con un sentore di disagio al proprio interno. Ma questo non deve sorprendere, in un viaggio ciò che importa non è la fine, ma tutto il percorso e le persone incontrate nel corso di questo. Ed io sono grato di aver potuto godere della storia di Jake (e quindi di DWJ) e dei suoi strambi amici nel mondo del Metal. *assolo di chitarra in chiusura*

Ancora una volta complimenti a saldaPress per l’oculatezza gestionale nella scelta dei titoli su cui puntare anche in Italia. Un editore da cui molti avrebbero da imparare.

Voto: 9.5/10

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