Fumetti

Girl from the Other Side – La Recensione

Articolo scritto da Riccardo Polimeni e Martina Milea.
Una pubblicazione innovativa è certamente quella proposta dalla jpop, “Girl from the other side”, di Yoshida Ayumu, in arte Nagabe.
Di cosa parla però Girl from the Other Side? Andiamo subito a scoprirlo.
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YING & YANG
In principio vi erano due divinità, del bianco e del nero, la prima portatrice di felicità, la seconda di sventura.
Dopo l’esilio della divinità del nero, voluta dalla dea benevola, la terra si divise in due regni separati tra loro da un imponente muro. Tutte le creature del regno della dea malvagia si ritrovarono mutate, con sembianze caprine, il cui tocco porta maledizione. Da questa struttura mitologica si delinea la trama della storia: una bambina, di nome Shiva, prima appartenete al regno bianco viene (probabilmente) abbandonata nel mondo opposto, in costante pena per la nonna che vorrebbe venisse a prenderla, nel frattempo viene accudita da una creatura del posto, un essere che tenta in ogni modo di proteggerla e tenerla lontano dai pericoli.
Persino quando la piccola rischia di essere uccisa da dei soldati che si sono inoltrati nel regno nero per eliminarla in quanto ormai ritenuta ‘infetta’ gli fa scudo per difenderla. È evidente una difficoltà degli abitanti di quella realtà di riuscire a riconoscere la malvagità, come il suo esatto opposto.
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UN PO’ DI FILOSOFIA MORALE
Principio cardine e filosofico del manga è il dualismo estremo e divisivo del bene e del male, un dualismo che paradossalmente è anche complementarietà, espressa nel rapporto fra il Maestro (nome con cui si rivolge la fanciulla alla creatura), la piccola e nella genesi stessa del mondo.
Pur avendo qualche pagina sottotono riconosciamo a quest’opera di riuscire a ragionare su temi già visti con un’impronta nuova e delicata, l’ambiente angusto e oscuro in cui è immersa la candida Shiva, che non comprende la pericolosità del mondo intorno a lei, stridono positivamente in un agrodolce che incuriosisce il lettore quanto la creatura mostruosa con l’intenzione di accudirla.
UN PUNTO DI VISTA ARTISTICO
I disegni manifestano l’atmosfera perfetta per questo tipo di narrazione: cupa, oppressiva e fiabesca alla fratelli Grimm (senza contaminazioni Disneyiane), lo stile risulterebbe perfetto anche per i libri d’illustrazione per la gioventù molto comuni nella prima metà del secolo scorso.
La bambina da il colpo d’occhio adeguato con un bianco che illumina un mondo oscuro, dal vestito ai capelli, un colore tanto acceso e splendente non può che essere l’idealizzazione della purezza e della speranza.
Le (poche) espressioni facciali del maestro, non potendo essere enfatizzate vista la fisionomia del viso, sono però ben chiare e bilanciate legate ad un portamento composto ed elegante tanto da generare la curiosità nel lettore sul passato del personaggio, forse un soggetto illustre, forse un parente della stessa ragazza.
BILANCIO FINALE
Il manga non è esente da difetti che riteniamo però si debbano contestualizzare nel fatto che un volume pilota tenda sempre (come è corretto) non ad uno sviluppo immediato della trama quanto allo spazio descrittivo per ambiente e personaggi, certe pagine dunque potrebbero risultare un po’ lente alla lettura. Gli interrogativi e le parentesi aperte sono tante concluso il primo volume sarete spronati alla continuazione di quello che è comunque un prodotto di ottima fattura.
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