Cinema

Terminator – Destino Oscuro, top o flop?

Partiamo subito con il dire che per me è stato un flop.

Ovviamente il film esce nelle sale oggi, e quindi dovremmo vedere l’effettiva risposta del pubblico oltre ai relativi incassi. Ora però vi spiego il perché del mio giudizio “negativo”. Iniziamo col preannunciare la discutibile scelta di non rendere canonico tutto quanto accaduto successivamente agli eventi di Terminator 2, ovvero il terzo episodio, Salvation e Genisys. Il film, infatti, prende le mosse circa trent’anni dopo la distruzione di Skynet e si ricollegano “sapientemente” (almeno nel cervello di chi lo script ha fatto) con i filmati di repertorio che vediamo durante i titoli di testa, i quali ci riportano “in vita”, dopo una ventina di anni di assenza cinematografica, una Sarah Connor (interpretata dalla Hamilton) ancora chiusa in ospedale. Da questo momento si dipana quella che vorrebbe essere uno story-arc originale ma che, di fatto, è un rehashing del primo capitolo.

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TRAMA

Ed infatti il risultato è abbastanza prevedibile, a tratti anche noioso. Carine tutte le varie citazioni ai precedenti film della saga, devo dire anche ben incastrate ma alle volte inutili.

Detto in soldoni, la scena di sposta in New Mexico dove lo spettatore assiste all’arrivo di due nuovi Terminator dal futuro, uno (una) sarà chiaramente buona e l’altro ovviamente cattivo. La prima ha il compito di difendere una misteriosa ragazza, Daniella Ramos, ragazza comune e senza arte né parte, dal secondo (che altro non è se non il medesimo concept di cattivo di Terminator 2, e ve ne accorgerete). Da questo incipit insipido e irrilevante partirà una lunga e noiosa sequenza che porterà la nuova protagonista ad incrociarsi con Sarah Connor al fine di salvare nuovamente il mondo da un futuro brutale dominato dalle macchine e da Skynet.

L’unica cosa un minimo degna di nota è stato l’alone di mistero dietro i nuovi membri del cast, il quale però si dissolve in brevissimo tempo. Cioè, diciamocelo senza peli sulla lingua, il fatto che Destino Oscuro sia il miglior Terminator uscito da quando si ha memoria, esclusi i due leviatanici primi capitoli, ci fa ben riflettere su quanto in basso sia caduto il franchise, che ormai pare vivere solamente di autoreferenzialità, CGI e Arnold Schwarzenegger. Destino Oscuro raggiunge (quasi) la sufficienza semplicemente grazie al potere della nostalgia e allo sforzo creativo minimo imbastito da James Cameron, che probabilmente avrà riciclato un suo vecchio script, lasciando il grosso a Tim Miller e David Ellison. Ed i risultati sono castrati, e si vede, dato che il modello utilizzato è stato lo stesso di Alita (ovvero Cameron produttore che ricicla un suo vecchio script, datato 1997, lasciando tutto nelle mani di Rodriguez). Tuttavia Alita ebbe maggior fortuna di Destino Oscuro per tutta una serie di motivi, tra cui l’enorme popolarità del manga, non solo in oriente, ed il fatto che Kishiro avesse già avvisato i suoi lettori (circa venti anni fa) del probabile adattamento cinematografico. Il fatto che poi uscì un casino è un altro discorso, e parlare di trama compressa sembra quasi un complimento in questo caso (nonostante un rapporto di 2:1 tra costi e ricavi).

Inutile dire come James Cameron sia votato anima e corpo ormai ad Avatar 2, e quindi tutti gli altri impegni cinematografici passino in terzo o quarto piano. Il rapporto odi et amo può essere esemplificato come quello tra Heidegger e Nietzsche, un rapporto logorante che forse non pagherà mai alla fine della fiera. Tuttavia già si preannuncia un mezzo flop di incassi per Destino Oscuro che pare sia ancora al di sotto dei costi sostenuti.

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SCENEGGIATURA/REGIA

Buona. Mi è piaciuta la gestione delle inquadrature la gestione dei personaggi e le scene d’azione, vero punto forte del film. Riuscivano a risvegliare l’interesse abbastanza basso dato da una trama mal scritta. Il merito va qui a Tim Miller, già regista di Deadpool, coadiuvato da un comparto di CGI non da poco (il lavoro è infatti della Industrial Light & Magic), che ha minimo impatto sulla parte dinamico-cinetica della storia (gli effetti lavorano soprattutto nei combattimenti tra i due Terminator), ovvero circa il 75% del film. Sulla sceneggiatura si è già detto sopra, si vede che si tratta di uno script risalente e rimaneggiato, chiaramente non da Cameron, ed i risultati si vedono tutti. Sembra di leggere un libro noioso con una copertina che già stanca alla seconda lettura del titolo. Ed infatti lo script passò di mano in mano fino a quello che si vede al cinema. Chissà cosa avremmo visto se il lavoro fosse rimasto in mano a David Goyer. Altro elemento nostalgia, che sicuramente ha contribuito al non-suicidio di questo capitolo sequel-reboot è la reunion tra la Hamilton e Schwarzenegger.

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INTERPRETAZIONE

Daniella Ramos, interpretata dalla (s)conosciuta Natalia Reyes, risulta esser eun buon personaggio, se non fosse per due motivi: 1) la presenza della Hamilton, che cannibalizza direttamente il ruolo della Reyes, relegandola a mera comprimaria; 2) la voglia di scegliere a tutti i costi un personaggio femminile principale per cavalcare l’onda del “il futuro è donna o pink is better” sconta il risultato mediocre dati i presupposti di partenza, ovvero un’attrice sconosciuta, inesperta e sostanzialmente inutile, vista la presenza della storica Hamilton, vera e propria badass della serie. Ed è infatti la sua entrata in scena, dopo circa trenta minuti di film, a svegliare lo spettatore e a ricordarci perchè la Hamilton, nonostante i 63 anni, sia ancora la Sigourney Weaver di Terminator. Inutile ogni obiezione contraria.

Routinario l’apporto della nuova protagonista, interpretata da Mackenzie Davis (il nuovo Terminator buono intendo), che si mostra atleticamente asciutta e muscolarmente non male, se non fosse che a livello recitativo sconta l’eccessiva aridità dello script e del personaggio. Il Terminator cattivo è essenzialmente un clone del T-1000 dello storico Robert Patrick, e quindi non dimostra alcuna originalità interpretativa degna di nota o di menzione. Così come nessuna menzione particolare merita lo storico Terminator T-800, interpretato da Schwarzenegger. che si è rivelato l’ombra di ciò che è stato, rispecchiando esattamente l’andamento del franchise. Anche da questo punto di vista il film non solo non brilla ma non risulta neppure al limite opaco.

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CONSIDERAZIONI FINALI

Si è già detto abbastanza nel corso della recensione, ma una cosa mi ha lasciato ancora più intorpidito e distaccato, oltre alla volontà unilaterale di far ingoiare allo spettatore il solito messaggio femminista che tanto ora va di moda. Il fatto che in realtà ci sia, in modo sottile e goffo, una sorta di messaggio politico rivolto alla Dottrina Trump, al Texas e all’immigrazione clandestina. Decisamente il film sbagliato, col regista sbagliato, il produttore sbagliato, nel contesto sbagliato e al momento sbagliato. Insomma, in parole povere questo Terminator è il capitolo migliore dal 1998, il che la dice lunga su un sacco di cose. Praticamente una copia carbone in licenza poetica nel secolo sbagliato.

Voto: 5 su 10

 

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