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Trent’anni e sentirli troppo – Perché i Simpson non fanno più ridere

 

Quando una serie televisiva si trascina per diversi anni è inevitabile (spesso) un calo di qualità, prendiamo il caso di “Willy, il principe di Bel Air” che ha segnato profondamente gli anni 90 e che si è chiusa con un’ultima stagione in cui era evidentissimo che i canoni che l’avevano resa celebre non funzionavano più. Vuoi in quanto ripetitivi vuoi perché non si interfacciavano oramai bene ad un mondo in cambiamento.

Potremmo fare tantissimi esempi simili: “Happy Days”, “A-Team”, “Hazzard” altri. Allora alla domanda “come mai i Simpson non fanno più ridere?” o perlomeno “perché non fanno più divertire come un tempo?” la risposta sembra scontata, si afferma con facilità che non è possibile portare una serie alla trentesima stagione senza che ne risenta negativamente il prodotto.
Qui di seguito spiegheremo perché secondo noi questa lettura risulta non scorretta, ma molto riduttiva.

Partiamo dal presupposto che una serie animata ha una capacità di adattamento alle mode ben più versatile delle concorrenti serie “normali”, senza attori da sostituire o aggiornare in atteggiamenti e pose o con nuove mire artistiche (per non parlare della vecchiaia che sopraggiunge inevitabilmente), c’è anche da dire che le caratteristiche dei Simpson non erano così marcate per il decennio corrente come per il Principe di Bel Air (che sprizzava anni 90 da tutti i pori) e molti temi affrontati venticinque anni fa risultano più attuali che mai.

Diversi appassionati spesso descrivono le stagioni gioiello della famiglia gialla e quelle moderne come se si stesse parlando programmi diversi, si potrebbe obbiettare che le critiche siano dettate da qualche nostalgico, ed in parte è anche vero (le stagioni da 6 a 9 sono a tutti gli effetti il vero pantheon dei Simpson), ma si può continuare a far finta di ridere di fronte allo schermo o affrontare la realtà: “I Simpson” non sono più “I Simpson”.

La ragione (come alcuni sostengono) è derivata forse dall’essersi “venduti” commercializzando la qualunque? No, da sempre il successo dello show si è tradotto in un merchandising onnipresente il quale non determina un conseguente snaturamento del lavoro dei creatori (a volte si). Il problema è ben più profondo e sta nella colonna portante della trasmissione, nel motivo per cui quella famiglia di omini esiste: satira politica, irriverenza su temi sociali del momento e l’analisi senza filtri di ogni aspetto dell’esistenza privata, lavorativa, sentimentale, adolescenziale e via discorrendo che sono stati la formula perfetta per uno show longevo e mai banale. Certo una fine dovrà pur esserci, una parabola discendente si può innescare anche in un piano di programmazione apparentemente perfetto e il “salto dello squalo” è quasi inevitabile dopo 30 anni di attività, possiamo però farcene una ragione se la serie muore con le caratteristiche che abbiamo sempre apprezzato, difficile invece è vederli muoversi come dei cadaveri senz’anima la cui esistenza si è ridotta alla parodia della presa in giro di loro stessi (cogliete la citazione).

Forse il personaggio che meglio può farci comprendere questo mutamento è Lisa, che per noi è passato da essere il componente preferito al soggetto macchiettistico, in senso negativo, per eccellenza.

E’ evidente il totale turnaround perpetuato sulla figlia di Homer e Marge, il quale ha portato la bambina a divenire da spunto di critica intellettuale ed elemento positivo, spesso anche coscienza del padre e del fratello, a presenza petulante che prova indignazione tanto perché si. La sua battaglia assieme al padre contro il Signor Burns fuori dalla centrale per maggiore sicurezza e garanzie sociali, la sua scelta verso il vegetarianismo, che in una puntata prima si risolve in odio verso il prossimo poi in comprensione e rinuncia ad imporre le idee, ma ad informare della sua scelta etica, sono state fasi che ci hanno portato ad eleggere la ragazza come degna di ammirazione e interesse. Cosa resta di questo però? Una serie di stupidi riferimenti al suo modo di fare che sinceramente fanno strano, la serietà delle sue argomentazioni era ciò che le permise di funzionare, adesso non riusciamo a ridere sapendo che aspira a non mangiare nulla che proietti ombra e su quanto sia disadattata ovunque vada (la moda di questi tempi per cui tutti devono manifestarsi fuori luogo e dementi perché fa figo). È a più riprese progressista, animalista, femminista con la differenza che se prima dava lustro allo spettacolo, e ogni canone veniva giustificato, adesso la sua esistenza è una perenne presa per il culo (non riuscita) alla fascia più socialmente impegnata del pubblico, che ripetiamo andrebbe bene se fosse stato concepita con questo intento (vedi South Park). Fa solo tristezza vederla urlare senza ritegno perché non si salvaguardano i diritti per le marmotte e anche quando finalmente prendeva parola sui temi caldi della modernità nelle nuove puntate, come ha sempre fatto, il quadro risultava avere un fine puramente citazionista e non contenutistico. Tutto questo stravolgimento ai danni della piccola è dovuto ad un cambiamento di atteggiamento della “left americana” e in una satira, non riuscita, verso quella frangia politica, che poteva funzionare tramite una “new entry” e non con la rimodulazione di Lisa.
Non solo lei, ma tutta la famiglia e la città di Springfield sono diventati gusci vuoti in alta definizione senza una direzione, tutto questo è dovuto ad una rinuncia dell’essere politicamente scorretti e adattarsi al “Family Frendly” che ancora una volta uccide l’arte dell’intrattenimento e non solo (basti qui fare riferimento all’accordo Fox/Disney). Apu, Winchester, Krusty e i restanti cittadini sono stati acclamati perché stereotipi ben realizzati di diversi aspetti del mondo reale, guardando loro l’americano telespettatore osservava le mille contraddizioni e ironie di personalità vere estremizzate e sfruttabili come ragionamenti per quest’ultimo, finché non sono caduti nel baratro dell’essere versioni stupide di loro stessi con repertori non aggiornati.

Quando veniva proposta una puntata dei Simpson vi era una trama che capitava comprendesse l’attacco e la “perculazione” ad una categoria, moda, individuo di potere, prendiamo in analisi l’episodio “Due macchine in ogni garage, tre occhi in ogni pesce” della seconda stagione con un Signor Burns intento in una campagna elettorale per diventare governatore, senza sviscerarla (perché la conoscerete tutti) in quei 20 minuti e poco più vi era tutto: satira al potere, denuncia dell’inquinamento provocato dalle aziende, la dimostrazione dell’efficacia della propaganda e la sottomissione dell’operaio al padrone, Homer che sostiene Burns nelle elezioni; di fianco a questo una apprezzabile citazione a “Quarto Potere” di Orson Welles.

Per buona parte della loro vita televisiva i Simpson mantennero questo fragile equilibrio senza piegarsi ai dettami della correttezza e sfruttando la cultura pop come valorizzazione delle loro vicende per poi influenzarla profondamente, stessa cose per le “Guest Star” la cui presenza è dettata sempre a fin di sceneggiatura o per donare un effettivo contributo artistico, pensiamo a Michael Jackson che offre le sue abilità canore nella puntata “Papà-zzo da legare” della terza stagione. Questo stato di cose non cambia neppure nelle puntate di Halloween, un po’ fuori schema, ma dove le citazioni seppur massicce non sono sgradite. E avanti così con degli ingredienti che ci fanno innamorare ed affezionare a loro dall’altra parte del televisore finché, dopo diversi anni di successi, qualcosa si inceppa. I Simpson non vogliono, o non possono, più perculare come un tempo nonostante il terreno sia ancora fertile, mancano adesso le prese in giro a qualche attore famoso, imprenditore o all’uomo medio? Si e no, le battute ci sono, ma sembrano calibrate per non creare nemici, costruite per non alzare polveroni. È nota la citazione sfruttata dai grandi della storia, quali il M.L.King o Malcom X, secondo cui per farsi dei nemici bastano delle idee e dire ciò che si pensa, e con la satira televisiva il concetto si amplifica, i Simpson risultano quindi una fiera dell’animazione senza idee. Significa che non si può sfornare una trasmissione senza prese di posizioni e tirando in ballo questioni sociali? No, ma i Simpson divennero importanti in tale veste e non si venga a dire che insultare Trump equivale a prendere posizione perché è come sparare sulla croce rossa senza troppe argomentazioni.

In sostituzione a questa mancanza strutturale e nel tentativo di restare sulla cresta dell’onda comincia ad esserci un investimento massiccio di citazioni e ospiti, attenzione però il danno non è la loro presenza (di cui abbiamo trattato positivamente qualche riga fa), ma dove vengono allocati. Se essi risultano essere il centro della puntata (non al fine della trama, ma centrali come acchiappa spettatori) allora l’equilibrio si spezza e i Simpson non diventano più lo “spaccato” della società, ma un calderone di tutto che possiamo vedere anche altrove e che non offre niente se non la loro morte in diretta.
Come sempre però la miglior prova è l’esempio: “Il diavolo veste Nada” della Ventunesima Stagione, con l’allora presidente francese Sarkozy e la moglie Carla Bruni. Grande attesa per la presentazione, titoloni sulle riviste per poi lasciarci cosa? Oltre alla scoperta che, nell’universo dei Simpson, la Bruni mette le corna al marito? Noia, secondo il nostro modesto parere, hype creato su ospiti illustri e niente più, manifesto lampante di come citazioni e guest star non siano più di accompagnamento e valorizzazione, ma sostituzione; potremmo poi proporre il caso della presenza di Ronaldo (diciottesima stagione) in una puntata dedicata al calcio, ma la cui esistenza nella serie non è ingiustificata, è surreale.


Siamo al trentesimo anno e I Simpson meritavano certo un arrivo più trionfale, purtroppo l’idea originale è sotto uno stupro mediatico e direttivo che non accenna a terminare e i fan più fedeli sperano solo in una loro conclusione. Chiaramente fra i tanti c’è anche gente che continua ad amarli e va benissimo così, sui gusti non si discute e siamo concordi che alcuni questo stravolgimento lo apprezzino e valutino bene la direzione del programma. Noi, senza troppo senso nostalgico, speriamo in qualcosa di più per il futuro, con delle scene che centrino il punto dell’irriverenza sociale scardinando il momento storico di appartenenza e non battutine dove la Clinton è stitica (se si va avanti così si arriverà a questo). Nonostante queste nostre riflessioni li amiamo per i momenti splendidi che ci hanno regalato, anche per tale motivo ci sembrava giusto non negare la loro parabola discendente.

Buon proseguimento Simpson, forse non invecchiate, ma le rughe si vedono tutte.

Alcuni dei personaggi
Lisa riflette sulla necessità di adottare il vegetarianismo

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