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INTERVISTA A GIANMARCO FUMASOLI (SAMUEL STERN)

La nostra intervista a Gianmarco Fumasoli sul fumetto che ha realizzato per il mercato da edicola: Samuel Stern

Ecco la trascrizione dell’intervista a Gianmarco Fumasoli, firmata Riccardo Polimeni e Martina Milea.

–   Ciao Gianmarco grazie di averci concesso un po’ del tuo tempo.

Ciao grazie a voi per lo spazio che ci date, è sempre utile poter parlare di Samuel Stern e della nostra realtà.

–   Allora cominciamo: abbiamo letto il primo numero di Samuel Stern e sembra promettere bene, puoi fornirci un quadro più articolato di questo personaggio.

Dunque il progetto nasce da un tentativo di proporre un horror in edicola differente da quello che adesso viene proposto, l’idea è smettere di parlare dei mostri fisici al di fuori di noi e trattare dei mostri che abbiamo dentro, quindi allineare le angosce tipiche degli anni 80/90 con quelle odierne. Samuel Stern è la persona che combatte le angosce prima menzionate, proveniente dall’animo umano. Oggi tendiamo ad essere accusatori, perché se qualcosa non funziona è sempre colpa di qualcun altro o a ritrovarci noi come accusati talvolta, nessuno invece si scruta da qui si vuole caratterizzare la mitologia della testata con i demoni che nascono dall’uomo.

–   In Samuel Stern è evidente un richiamo a Dylan Dog con cui ogni fumetto horror in Italia si deve confrontare, ma anche ad Outcast per la demonologia e l’esorcismo, chiaro però che siamo di fronte a qualcosa di “fresco”. Lo chiediamo a te: quali sono i personaggi che hanno influenzato la gestazione del vostro?

Questa è una domanda che spesso mi fanno, provo a rispondere in maniera un po’ diversa e meglio costruita in questa sede: è chiaro che ognuno ha il proprio bagaglio di esperienza con fumetti, film, libri ecc.. io sono cresciuto con DYD e ho letto i primi numeri di Outcast, ma non vi è una vera ispirazione ad essi, nel corso del tempo ho scoperto Junji Ito e Shintaro Kago fino a Hellboy e The Walking Dead, Samuel Stern, però, non può essere inserito in alcuno di questi titoli. Siamo noi ad essere abituati a ragionare così perché quando la produzione di fumetti di genere è più scarna si tende a non ragionare a qualcosa di Horror di differente a DYD, ma è solo una questione di tematiche, non vi è un collegamento vero e proprio se non una presenza in contemporanea nei punti vendita.

–   Infatti per fresco volevamo definire l’originalità che ci è sembrata emergere nel numero 1. Comunque riguardo i canoni dell’Horror che volete presentare, come pensate di renderlo appetibile alle nuove generazioni ormai abituati sia alle storie e ai mostri classici che alla paura da creepypasta e che sembrano non impressionarsi.

Stiamo facendo in modo di evitare Jump Scare e paure momentanee, vogliamo creare angoscia crescente e atmosfere ansiogene. In una società che ti schematizza in mode o gruppi e che quindi ti dice chi sei e che ti bombarda di informazioni sul tuo presunto essere la paura più grande è la depersonalizzazione. Un tempo andavano forte gli Zombie perché concepiti come specchio del consumismo ad esempio, quindi collegandoci a questa depersonalizzazione, affiancandoci agli studi di inizio 900 sui malati mentali, abbiamo concepito la possessione demoniaca come essere te stesso e un altro allo stesso tempo. Il mostro sei tu, ma lo sei mentre sei te stesso, questa è la chiave di lettura. La trasformazione in Samuel Stern avviene in totale consapevolezza rientra perciò un decisivo fattore di scelta. Cerco sempre di spaventarmi io stesso dalle storie che pubblicheremo.

–  Domanda Spoiler: nel numero 1 il demone proviene da traumi e crepe dell’animo dell’uomo, il demone si insidia così nel corpo dell’uomo in quel processo che abbiamo definito come “mostro figlio dell’uomo”. Sarà questa l’impronta digitale del fumetto? Ci saranno “solo” demoni?

Il nucleo sarà questo, ci siamo resi conto con Massimiliano che tutto ciò sarà molto vincolante, sarebbe stato più semplice fallo scontrare con ogni tipo di mostro, più avanti però ci è riuscito nonostante qualche difficoltà di riuscire a creare 18 storie già pronte, con altre in lavorazione. Questo tema ha diverse sfaccettature, più di quelle che credevamo, quindi la paura iniziale si è piano piano appianata indagando sul mondo della demonologia. Il primo film di Alien ad esempio è il meglio riuscito perché non si vede nulla, come le storie migliori di The Walking Dead sono quelle dove gli Zombie non si vedono perché tu lettore o spettatore sai in che universo si muovono i personaggi ed è interessante vedere le reazioni degli uomini in una mitologia che conoscono tutti, perciò noi daremo una caratterizzazione molto evidente alla mitologia del nostro fumetto. Stiamo anche creando tre o quattro storie molto splatter che secondo me sapranno interessare.

–  La figura di padre O’ Connor è stata inserita come futura spalla di Samuel? E come mai un personaggio del genere in un periodo in cui si registra una disaffezione verso la religione, anche in molti casi giustificata?

Abbiamo pensato a lungo sulla figura di padre O’Connor, perché raccontare la chiesa e la religione in Italia, dove vi è uno stretto controllo del Vaticano, è molto difficile. Ed è una cosa molto complicata anche perchè questa disaffezione di cui parlate porta purtroppo spesso chi decide di raccontare nei libri, romanzi, fumetti, di religione ad utilizzare una serie di stereotipi e luoghi comuni. Quindi con Massimiliano (l’altro autore) ci siamo messi a studiare, con l’obiettivo di creare un personaggio intelligente, che potesse riflettere alcuni dei dogmi della chiesa ma fosse anche in grado di scegliere la sua strada. Padre Duncan è così diventato quasi più importante di Samuel. E cosa ancora più interessante è il fantastico rapporto fra Duncan (che rimarrà un protagonista) e Samuel, i quali affrontano lo stesso nemico attraverso due punti di vista diametralmente opposti. Siamo riusciti a dare vita ad un prete cattolico di Edimburgo (che, spoiler, si scoprirà avere un passato nell’IRA irlandese, quindi molto particolare anche il suo background), che risulterà vincente, perché è raccontato con coerenza. Ma notiamo la difficoltà di far parlare Duncan e di metterlo in relazione con Samuel, in quanto molti autori gli mettono in bocca delle parole come se tentassero di cambiare il personaggio per renderlo simile ad altre figure a cui siamo abituati fare riferimento. Per me invece è diverso, la sua revisione porta via tanto tempo a noi autori, però ne vale sicuramente la pena!

– Quindi è sia un uomo di chiesa sia un personaggio capace di avere una propria moralità, estesa al senso spirituale. Speriamo in un futuro confronto fra la morale interna dell’uomo e il contrasto con il mondo cattolico.

Avverrà a breve questo scontro, nel numero 4 o 5, un forte dibattito con un prete particolarmente bigotto, ma avviene quotidianamente anche con Samuel , nel senso che quest’ultimo affronta l’esorcismo in maniera diversa da quelli che sono i requisiti della chiesa. Sono situazioni che andranno a crescere perché, abbiamo capito, quanto il loro rapporto è fondamentale come lo è il fatto che cresca e mantenga certi capisaldi.

– Uscendo un attimo dal background dei personaggi, un altro aspetto che ci ha incuriosito è il fatto che, da un po’ di anni, noi ci affacciamo al mondo del fumetto, e di numeri 1, anche pubblicizzati da grandi case editrici, ne abbiamo visti (es. per il manga “Girl from the other side” o per il numero uno de “L’Immortale Hulk”). Bastava controllare superficialmente i social per notare una grande sponsorizzazione, del tipo “puntiamo sulle vecchie edicole, sfruttando però mezzi nuovi come i social per attirare i giovani”?

Assolutamente sì. Solo che non abbiamo abbandonato librerie e fumetterie, sono quattro anni e mezzo che facciamo attività editoriale in quest’ultime. Samuel Stern è un personaggio che nasce per le edicole, per una narrazione a cui le persone sono abituate culturalmente in Italia. Io sono astemio, non sono mai entrato in un’enoteca, ma se domani un prodotto che voglio assolutamente acquistare , a prescindere da che genere sia, lo vendessero solo in enoteca, io ci entrerei. Le edicole sono 26.000 circa in tutta Italia, quindi dare la possibilità ad un lettore di arrivare in uno di questi punti per acquistare Samuel Stern, in un momento in cui c’è anche grande crisi, a noi è sembrata un’ottima operazione da fare. Non è vero che il pubblico del settore è calato, è che in edicola non ci sono più prodotti specifici; l’autore non è più abituato a produrre storie per le edicole, tende più a realizzare produzioni, che siano fumetti o telefilm, indirizzate a nicchie sempre più strette; non c’è più l’abitudine a provare a scrivere un qualcosa che sia comprensibile a tutti , che non vuol dire banale. Il nostro obiettivo era proprio quello di raggiungere il grande pubblico con la più grande catena di distribuzione che c’è oggi in Italia, che è appunto quella delle edicole, in un momento in cui si parla di crisi del punto vendita, non si investe più nel punto vendita. La stessa Bonelli ha cominciato a mandare contemporaneamente i prodotti in fumetteria, ma ognuno prende le scelte editoriali che meglio crede. Oggi, quando ci sono dei problemi, si girano un po’ le spalle, noi crediamo che non voltarle ad un mercato che ha serie difficoltà , con un personaggio in cui crediamo e riputiamo possa funzionare in quel circuito, abbia una valenza sociale in un momento in cui non ci crede più nessuno.

– Un’ultima domanda che si lega alla questione della scelta di pubblicazione; è stato concepito fino a questo momento il fumetto seriale come fumetto da edicola, mentre il fumetto d’autore si trova per lo più in libreria come Graphic Novel o raccolte di storie migliori di un personaggio. Secondo te, visto che tanti autori si sono esposti in maniera contrastante sul tema, c’è una differenza tra il fumetto autoriale e quello seriale? Noi vediamo un intreccio trai due, ad esempio quello seriale che è uscito spesso dai propri canoni per arrivare a quello autoriale, così come è capitato anche che diversi fumetti autoriali venissero poi prodotti in serie numerata (ex Mercuro Loi e Dragonero della SBE).

Un anno fa partecipai ad una conferenza al Romix, in cui era presente una casa editrice specializzata in Graphic Novel, un rappresentante della casa in questione disse che se si vogliono leggere delle belle storie bisogna rivolgersi a quel tipo di fumetto, ma io non lo reputo corretto; le storie con la S maiuscola le trovi dove l’autore decide di realizzare racconti di ottima fattura. Ma fare una storia appassionante ogni singolo mese in ogni singolo numero in edicola, in una serie che magari va avanti da un centinaio di numeri non è facile. Un conto è fare la il romanzo a fumetti di una vita che si ha nel cassetto da 10 anni, si fa una apprezzata graphic novel e si manda in libreria, poi magari la seguente potrà essere una merda. In un’opera seriale è difficile, io e gli altri autori ci strappiamo i capelli tutti i giorni per tentare di dare una trama come si deve ogni mese; in pochi lo fanno proprio perché non è facile, al di là dell’aspetto economico e della distribuzione.

Ringraziamo ancora Gianmarco  per essere stato con noi e per averci fornito dei preziosi chiarimenti sul progetto, oltre a qualche anticipazione. Auguriamo a tutta la redazione della Bug’s Comics buon lavoro e buona fortuna!

Gianmarco Fumasoli con il primo numero di Samuel Stern
La copertina del numero 1

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