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Star Wars Episodio IX – L’Ascesa di Skywalker. La Recensione

Recensione con spoiler dell'”attesissimo” ultimo capitolo della nuova trilogia di Star Wars. Si tratta di una recensione volutamente critica, difficile poter fare il contrario.

Difficile perché questa recensione è stata passata, proprio come una palla (o una patata bollente), di persona in persona fino ad arrivare a me. Nessuno ha voluto prendersi l’onere di dire davvero le cose come stavano. Questa recensione poteva benissimo riassumersi in due parole: Bello schifo. Ma invece ho deciso di denigrare fino in fondo questo capitolo, perché è proprio “grazie” all’episodio IX se Star Wars può dirsi, almeno a livello cinematografico, morto. Morto ammazzato dall’incapacità di chi aveva promesso di occuparsene.

Nei prossimi mesi dedicheremo altresì un corposo articolo sulle tre trilogie, dove piangeremo insieme i bei tempi andati e ci crogioleremo nell’ineluttabilità mediocrità dei nuovi capitoli.

Buona lettura, perché di certo “buona visione” non posso proprio dirvelo.


Dev’essere un incubo. Ho sognato di aver visto un episodio IX dove Lando non finisce il film aprendo ad un possibile spoof movie pornografico soft-core. Temo che però sia accaduto per davvero.


 

Breve avviso ai naviganti.

Se pensavate di aver avuto un deja vu con il Risveglio della Forza, non avete ancora visto tutto.

Se pensavate di aver vissuto un incubo con gli Ultimi Jedi, non avete ancora visto tutto.

Se avete visto Rogue One sicuramente avete nutrito (di nuovo) speranze per Star Wars.

Se poi avete visto Solo sicuramente avete ripensato le summenzionate speranze.

Se avete visto l’Ascesa di Skywalker sapete benissimo di aver visto non solo tutto, ma anche fin troppo.

Vi eravate divertiti a schernire l’Episodio I? Ora cosa dite? Non parlate più? Tutto muore, come la Forza di Star Wars e la pazienza di chi ha seguito tutto il lore fino a qui, fino all’universo espanso e alla scissione Legends.

 

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La “recensione” vera e propria

J.J. Abrams conclude la nuova trilogia di Star Wars donando un nuovo significato al termine “stupro di un franchise” perché purtroppo è di questo che si parla. Ed è questo che la grande maggioranza del pubblico ha potuto osservare in sala. Persino i puristi della nuova trilogia sono riusciti a storcere il naso di fronte ad un film che, davvero mi dispiace, fa schifo. Fa schifo perché ha rovinato Star Wars, non di certo perché non sia spettacolare.

Se l’episodio VII sapeva di già visto, ed infatti si trattò palesemente di un rehash dell’episodio IV in quel caso; l’episodio VIII, girato invece da Rian Johnson (di cui si possono tessere molte lodi, ma non di certo riguardanti Star Wars), contava un numero di novità mal digerite dai fan di lunga data, e non solo, tra cui l’affaire Organa relativo all’uso della forza, il pessimo impiego di Snoke e l’inutilità palese di Kylo Ren come villain. Abrams riesce a distruggere tutto con l’ultimo episodio, riuscendo a fare persino peggio dei capitoli precedenti, facendo perfino apparire la Minaccia Fantasma come un capolavoro (come se Natalie Portman e Liam Neeson non fossero già sufficienti).

Il problema non riguarda tanto l’acquisizione ed il controllo della Lucas Arts da parte della Disney, perché qui è stato fatto proprio un lavoro terribile, inutile, spregevole e irrispettoso. Ma non per colpa di Mamma Disney, né per colpa della Kennedy, bensì per il modo in cui è stata trattata questa trilogia, come se si trattasse, cinematograficamente parlando, di uno spin off di qualche by-product Marvel. Chiarissima la matrice in tal senso, specie negli ultimi due capitoli. Ad un certo punto ho quasi pensato di essere in presenza di Infinity War, specie per la narrazione slegata e alcune inquadrature messe in campo dalla Direzione artistica. Per non parlare del monologo di Palpatine, troppo simile a quello di Thanos in ambo i film finali dei Vendicatori. Obiettivamente si tratta solo di uno dei tanti elementi che rendono questo capitolo mediocre (o peggio, insufficiente). Sia chiaro, non siamo ai livelli dello speciale di Natale, quello almeno era quasi canonico (stando alla George Lucas law) e originale.

Neppure i vari teaser/trailer distribuiti durante lo Star Wars Celebration sono riusciti a colmare quell’alone di amarezza che è rimasto nel cuore dei fan fin dalla Nuova Speranza. Amarezza che si è poi trasformata in delusione totale, fra poco ci convertiremo tutti al Lato Oscuro (semicit. Yoda).

Purtroppo l’episodio IX è risultato essere l’ultimo chiodo sulla bara di una trilogia morta già alla nascita. Ed Abrams è stato molto bravo ad infilare, nonché a piantare, il chiodo. Persino il riutilizzo di personaggi dei vecchi capitoli, tra cui, appunto, Palpatine non ha avuto alcun effetto positivo. Così come le forzatissime retcon (sul punto Abrams avrebbe più volte affermato come non si tratti di retcon ma di precise scelte di script, se non fosse che si è dimenticato di farle emergere nei capitoli precedenti, oltre ad aver ignorato alcune scelte messe in campo da lui stesso, quindi sono del primo tipo a tutti gli effetti), inopportune e oltremodo distruttive, narrativamente parlando. Inutili anche le “obbligatorie by disney command” scene di umorismo e freddure, tipo la scaramuccia tra Poe e Rey (che forse voleva emulare quelle tra Luke e Han, o tra Obi-Wan e Qui-Gon) stesso effetto di un ago in un braccio. Stesso risultato finale: l’aridità.

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Nemmeno l’impiego di tutto il cast della trilogia originale, droidi inclusi, ha potuto salvare l’episodio dal baratro: Leia, riposi in pace, utilizzata come “fermacarte” ribelle, comandante di una ribellione che non sa manco di quanta forza dispone; Han Solo usato come immagine mentale di un Kylo Ren più inutile del suo stesso naso, tre episodi per non capire minimamente cosa egli stesse cercando (affine a Vader solo per il camuffamento vocale); Luke Skywalker appare come ennesimo scherzo di se stesso, però alla fine riesce a sollevare l’X-Wing senza problemi, una morte utile, educativamente parlando; Lando è forse quello che ha un valore più “elevato” di tutti gli altri, e poi manco muore, salvo poi perdersi miseramente sul finale del film. Chewbecca vince finalmente una medaglia, per essere arrivato fino alla fine senza farsi sparare in faccia prima, visti i risultati forse sarebbe stato meglio crepare durante la Nuova Speranza.

Sicuramente apprezzato è stato l’espediente dei fantasmi della Forza, sentiti da Rey sul finale del film, se non fosse che la grande maggioranza di questi non è minimamente riconoscibile dal fan medio. Sicuramente riconoscibili sono Obi-Wan, Anakin, Qui-Gon, Mace Windu, Luke Skywalker e Yoda. Di difficile apprensione le voci di Adi Gallia (che appare nella Guerra dei Cloni), Aayla Secura (anche lei ha un cameo nella trilogia prequel come Gallia, ed un ruolo preminente in Clone Wars), Luminara Unduli (stesso dei precedenti), Kanan Jarrus (dalla serie in CGI Rebels) e, infine, Ahsoka Tano (a cui sarebbe giusto dedicare uno spin off vista l’importanza di questa nella psiche di Anakin a cavallo tra gli episodi II e III).

Sicuramente più “tributati” i cameo di John Williams, Ed Sheeran e Greg Grunberg (ci sarebbe anche quello di J.J. Abrams, che presta la voce al droide D-O, dato che sarebbe stato difficile farci fare la parte dello stronzo qualunque).

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Ci sono anche delle aggiunte positive, come il droide D-O, che nella traduzione italiana è stata sicuramente la battuta più apprezzata in sala: “Salve, io sono D-[I]O“. Non altrettanto apprezzata la caratterizzazione (che pare essere un problema comune di questa trilogia) di Babu Frik, stereotipato come il cinese che ti ripara il telefono sotto casa per dieci euro. Non fate gli ipocriti, ci avete pensato pure voi non appena ha aperto la bocca. Ben fatto anche l’intermezzo con i soldati affetti da “coscienza” sul finire del film, soldati con cui Finn fraternizza fin da subito, tuttavia si è trattato di scene che meritavano un approfondimento di almeno trenta minuti buoni. Assolutamente evitabile è poi la parentesi sui genitori di Rey, inserita a forza per salvare una trama dal suicidio immediato, anziché da una morte lenta, talmente evitabile che a nessuno interessa la questione su di loro. Persino Kylo Ren ottiene sul finale la summa di quanto fatto durante tutti e tre i film, ovvero sparire per sempre, naso compreso. Altra parentesi quadra inutile è quella dei Cavalieri di Ren, ovvero cavalieri medievali con armi super-irrilevanti e che non aggiungono nulla alla storia (tipo Phasma, ve la ricordate?). Talmente fuori posto che perfino Kylo Ren riesce a farli fuori tutti.

 

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Interessante, ed infatti dura dieci secondi netti, è la scena finale sul colore della spada laser di Rey, gialla. Dato che, se ricordate bene, salvo la spada viola di Mace Windu (frutto di una richiesta personale di Samuel L. Jackson), il giallo non si è mai fatto vedere sul grande schermo, è apparso infatti solo nella serie in CGI sulla Guerra dei Cloni, nelle mani delle Sentinelle dell’Ordine Jedi. Analogamente, Jaden Korr (il quale appare sia nel videogioco Jedi Knight: Jedy Academy, sia nella novel Riptide) riesce ad ottenere una spada laser gialla purificando il cristallo kyber di una rossa. Ed è forse questo il paragone più intimo per la scena su Rey.

Si tratta però di piccoli omaggi o piccole vittorie, perché il bilancio di chiusura è fortemente negativo, e non serve neanche soffermarsi troppo sulla trama, che sembra assemblata da quaranta persone diverse senza la minima idea di quello che stessero facendo. Volendo fare un paragone videoludico (non a tema Star Wars, dove almeno i prodotti di questo tipo vanno forte), si può citare il cd. Halo-gate. Praticamente a ridosso dell’uscita di Halo 5, sviluppato da 343 Industries, i fan speravano di trovare il proseguo dell’ottima trama del 4 (Precursori, Didatta e Cortana in menopausa), salvo poi ritrovarsi una campagna singleplayer totalmente diversa da quella posta in dimostrazione da un marketing fin troppo aggressivo. Ma non solo, il fan della saga ha poi scoperto che tutta la trama di Halo 4 era stata risolta in un fumetto della Dark Horse, scritto male e disegnato peggio. Lungi da me porre sullo stesso piano questi “fallimenti” ma è evidente che errori sia permesso, e talvolta doveroso farli, ma con Star Wars si è praticamente ammazzato un franchiseFranchise che è meglio se per un po’ di tempo si affidi alle serie tv, tra cui The Mandalorian e quella futura su Obi-Wan. Questo perché Abrams non solo ha deciso di fare il Michael Bay di se stesso, tolti i tributi e i cameo infatti non resta molto che inseguimenti, sparatorie e duelli laser (tutti posto sotto l’egida narrativa del bene contro il male), ma anche deciso di ignorare quanto accaduto negli Ultimi Jedi di Johnson, riprendendo lo script posto in essere in il Risveglio della Forza. Detto questo, stufo di continuare a ripetere le solite cose (non parleremo né della forza che teletrasporta gli oggetti tipo universo tascabile né del potere di curare con l’uso di essa, perché obiettivamente non ha senso, canonicamente parlando), è bene concludere dicendo che sono contento che Abrams abbia dichiarato che ha chiuso con Star Wars, difficile uccidere un cadavere quando questo risulta essere già morto da un paio di anni almeno. Nota di merito, scontata, va come sempre a John Williams, unico vero motivo per andare a vedere anche questo episodio (dato che di CGI e scene d’azione siamo pieni oramai).

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Ed è un peccato dato che Abrams non è proprio l’ultimo arrivato, il suo revival di Star Trek è stato molto apprezzato, peccato che su Star Wars abbia toppato ovunque, insieme al suo amico Chris Terrio (che ha vinto l’oscar per Argo), questo dimostra come l’essere delle superstar non sia molto d’aiuto in certi casi. Se non altro Abrams sta scrivendo una storia su Spider-Man molto carina (“firmata” anche da suo figlio).

Spiace quindi concludere con un voto largamente insufficiente, non oltre il 3 su 10. Difficile dare la sufficienza ad un film che non solo ignora completamente i capitoli della sua trilogia precedenti, ma anche tutto il suo main universe. Cercando di risolvere le cose con omaggi per i vecchi fan e condendo (o forse il condimento è tutto l’omaggio) il resto del film con spettacolari scene d’azione, prive però di qualsivoglia anima riferibile allo Star Wars così come molti di noi sono cresciuti. Con una trama irrilevante, un cast inutile (quello nuovo, perché il vecchio non ha alcun rilievo neppure in questo caso specifico), caratterizzato peggio e impiegato ancora peggio della propria caratterizzazione, coadiuvato da uno screenplay discutibile, che forse ha scambiato Star Wars per gli Avengers o i Guardiani della Galassia, nonché fin troppe “licenze poetiche”, questa capitolo si dimostra essere un buco nell’acqua a 360 gradi, salvato, nella sua insufficienza impietosa, solo da una colonna sonora fantastica (che comunque è composta da un buon 80% di arrangiamenti delle vecchie) e dal droide D-O (nuovo Jar Jar Binks). Sarà interessante vedere quale direzione prenderà adesso la parte cinematografica di Star Wars, difficile riprendersi da un fallimento del genere. Un fallimento che, chiaramente, non riguarda il botteghino, dato che l’avventore medio è ormai abituato a ingoiare film pessimi che però sono da questo percepiti come Santo Graal della celluloide del XXI secolo. Il fallimento riguarda quello del franchise, che ha puntato tutto, nello specifico questi ultimi film, sulla spettacolarità, sul CGI, sull’effetto WOW, elementi che non sono mai stati anima e cuore di Star Wars. Ed i risultati sono visibili a tutti.

Chiaramente con questa trilogia si è inteso, probabilmente, fare presa sui fan nuovi, quelli che non conoscono né la trilogia prequel né la classica. Un obiettivo che forse riuscirà nel suo intento (complice anche la potenza di Disney+ e di Mandalorian, dato che la serie su Obi-Wan è fatta principalmente per i fan di vecchia data), ma che nel breve periodo ha creato una rottura forse insanabile nella Forza che Star Wars aveva ormai da tempo fatto presa su di noi tutti.

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