Il nuovo inizio di Dylan Dog non è quello che pensate

Dopo le lunghe parole spese sulla gestione di Roberto Recchioni sul personaggio e sul ciclo della meteora, possiamo finalmente parlare anche del reboot dell’indagatore dell’incubo.

Personalmente la storia è piaciuta, si tratta di modernizzare di fatto l’unica testata Bonelli che può esserlo. Fondere il personaggio e la spalla comica per lasciare spazio ad un altro nuovo personaggio l’ho trovata una scelta azzardata ma in fin dei conti azzeccata.

Poco da dire sulla trama in sè dell’albo, che è il remake della prima celebre storia, ma perfetta per simboleggiare un nuovo inizio.

I disegni di Corrado Roi sono perfetti e rendono al meglio su certe tavole davvero mozzafiato. Il tratto sfumato e poco delineato rende un’aria cupa e distopica davvero niente male.

Il nuovo stile di Dylan Dog ci piace, lasciando quell’idea stereotipata del londinese pulito e composto, per liberare una sorta di hipster più sfrontato e che ogni tanto pare proprio Groucho.

Certo, si tratta di una rivoluzione per il personaggio e il suo mondo, questo perché si punta ad un ricambio generazionale che servirebbe proprio. Il nostro Dylan è l’unico che ha la concreta possibilità di attirare i giovani con nuove storie e nuove tematiche e… sì, un nuovo Dylan.

In poche parole questo primo numero reboot è promosso, ora dipende tutto dalla gestione del nuovo mondo creato.

Il fumetto è una forma di comunicazione, e come tale subisce cambiamenti più o meno drastici. Una nuova concezione del personaggio può portare più pubblico giovanile che si rispecchia in queste nuove storie e che forse permette a Dylan Dog di esprimersi anche su temi che prima non avrebbe potuto trattare al meglio.