Stumptown Vol. 1 – La Recensione

Slumptown è una piccola perla, lasciatemelo dire, scritto a cavallo tra il 2009 e il 2010 (questo primo arco narrativo), specie perché uscito su un’etichetta minore come la Oni Press. Greg Rucka non è certamente nuovo a storie pulp/noir sulla falsariga del Criminal di Ed Brubaker e Sean Phillips. Rucka ce lo ricordiamo per un numero indeterminato di storie e IP seminali come la prima apparizione di Batwoman (durante “Elegia” su Detective Comics, insieme allo straordinario J.H. Williams III), oppure sul secondo ciclo di Wonder Woman, unitamente a Hiketeia (con J.G. Jones), infine per il primo vero tentativo di serializzazione settimanale su 52, insieme ai mostri sacri Geoff Johns, Mark Waid, Grant Morrison, Keith Giffen. Sicuramente più vicina a Slumptown è però Gotham Central, incentrata non tanto su Batman quanto sulla Centrale di Polizia di Gotham City e suoi suoi operatori, e non è un caso che la storia abbia visto più volte la partecipazione di Ed Brubaker unitamente al disegnatore Michael Lark, il quale sarebbe poi diventato suoi disegnatore nella serie quasi-apocalittica (in termini economici mondiali) Lazarus. Sempre per Oni Press ha poi scritto una sua personale versione del Bond di Fleming, con Tara Chance in Queen & Country, incentrata su alcuni wetworks per il SIS, ovvero l’MI6, serie per cui vinse l’Eisner nel 2002, unitamente a Gotham Central gli anni successivi (e con Whiteout: Melt negli anni 2000). Molto simile a Slumptown è sicuramente Jessica Jones (Alias – Bendis/Gaydos – Marvel), sia la serie quanto il fumetto, nonostante Dex non abbia alcun super potere e sia diversa anche la struttura narrativa (in Slumptown non vi sono flashbacks forzati come in Alias-Jessica Jones, fungenti tipo ret-con).

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Con riferimento a Slumptown, che è un nomignolo dispregiativo per la città di Portland, si può aggiungere che dal fumetto è stata poi prodotta una serie tv (ABC – Ottobre 2019, su Fox per Sky a partire dal Novembre 2019). La quale vede Dexedrine “Dex” Parios,  veterana militare, la quale lotta per cavarsela e prendersi cura di suo fratello minore, a Portland, nell’Oregon. Lotta anche contro il disturbo da stress post traumatico dovuto ai suoi anni come Marine in Afghanistan, dove ha lavorato nell’intelligence militare fino a quando non è stata ferita da un’esplosione che ha ucciso l’amore della sua vita. Pressata da pesanti debiti di gioco e incapace di mantenere un lavoro stabile, diventa un’investigatrice privata per risolvere problemi in cui la polizia non può essere coinvolta. La trama della serie segue “vagamente” gli avvenimenti del fumetto (nonché alcuni traits dei personaggi, i quali risultano per il momento non accennati o fortemente diluiti), anche se la run sul fumetto si muove diversamente dalla serie, il primo numero infatti non è un pilot, bensì si tratta di un inizio in medias res, di stampo vagamente “tarantiniano” col tentato omicidio di Dex. Spostiamoci ora sul fumetto vero e proprio. 

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Scritto da GREG RUCKA e disegnato da MATTHEW SOUTHWORTH. Racconta le avventure della detective privata “Dex Parios”, tanto brava quanto fissata con il gioco d’azzardo. In questa specifica avventura si troverà a dover svolgere un lavoro proprio per estinguere un debito, ovvero aiutare la proprietaria del casinò con la quale ha questo debt (non indifferente), a cercare la nipote. Piccolo appunto la storia serializzata è pubblicata in Italia da Edizioni BD.

Dex non può che accettare, e nel farlo gliene capiteranno un po’ di tutti i colori. Il primo arco narrativo si intitola “Il caso della ragazza che si è portata via lo shampoo (ma ha lasciato la mini)” e come si diceva sopra inizia nel modo più hard-boiled possibile, nel senso hollywoodiano del termine, con Dex che viene quasi uccisa da un gruppo di malviventi.

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Il grande pregio del Rucka, specie in questo fumetto, sono i personaggi. “Caratterizzati in maniera egregia, vediamone alcuni esempi.

Dex vive ad esempio col suo fratello più giovane, Ansel, che lavora in un supermercato. Ansel ha la sindrome di down e viene, perciò, sempre protetta zelantemente da Dex, non viene mai specificata la sua età. 

Abbiamo poi Grey, un quasi-anoressico musicista, che a volte viene usato da Dex per fare da babysitter ad Ansel. Non si riesce a capire esplicitamente, ed è questo l’intento di Rucka, se tra Grey e Dex ci sia mai stato qualcosa al di là di una “semplice” amicizia.

Più avanti si vedrà anche Fuji, un’artista privo di senso di responsabilità e dedito solamente alla sua arte. Stranamente, nel senso che anche oltreoceano ancora non è dato sapere, non vi sono informazioni sui parenti di Dex.

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La parte interessante sarà scoprire come la nipote sia collegata a tutto un sottobosco criminale non proprio tranquillo, ivi compreso alcuni “uomini e donne” non proprio d’onore e non proprio “dei bravi ragazzi”. Chiaramente la nostra Dex si ritroverà in mezzo ad un fuoco incrociato a metà tra il comico e il mortale. E questi quattro numeri, parzialmente auto-conclusivi, vi faranno voglia di scoprire molto di più su Dex e compagni, oltre che sul suo passato.

 

Come nell’edizione americana, alla fine della storia principale è allegata una mini-storia di otto pagine, pensata per essere davvero “mini”, ovvero stampata con le
dimensioni di un biglietto da visita e distribuita con in allegato una lente d’ingrandimento, almeno nell’edizione originale. La storia offre una curiosa e intrigante sbirciatina nel mondo personale di Dex Parios.

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Da un punto di vista artistico, Matthew Southworth fa un lavoro discreto, il disegno è il giusto tocco noir alla storia, in linea con quello di molti altri sul genere, come Sean Phillips, Michal Lark e Lee Weeks. Quindi uno stile squisitamente geometrico, abbozzato e sporco che, unitamente al sapiente uso della palette di colori, riesce a donare il tocco noir/hard-boiled ricercato da Rucka per la sua storia.

Sicuramente si vede come alcuni elementi siano stati presi, vista anche la stretta collaborazione con l’altro maestro del genere, Ed Brubaker, e riportati prima su Gotham Central e poi qui su Slumptown. Tuttavia stante la parziale non-originalità del titolo, d’altronde nelle storie poliziesche non vi è originalità totale da ben più di mezzo secolo, Slumptown è un titolo che riesce a compendiare l’enorme amore di Rucka per le storie noir-poliziesche, amore che ha poi raggiunto il culmine nella sua leggendaria Batwoman.

Voto: 8

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