Onward – Oltre la magia: La Recensione

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Come al solito ci tengo ad essere onesto con voi: da questo film non mi aspettavo troppo, nonostante fosse Pixar, mai sono stato così felice di essermi sbagliato. Perché il film funziona, è bello, è animato bene e non è assolutamente la classica storia fantasy. Potrei tranquillamente fermarmi qui, analizzare gli aspetti tecnici del film e chiudere tutto. Stavolta, però, voglio provare a farvi capire cosa vuole veramente trasmettere Onward.

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Alla regia e alla sceneggiatura troviamo sempre DAN SCANLON, una vecchia conoscenza non solo Disney ma del mondo dell’animazione in generale. Qui si occupa in maniera attiva della storia del film, basando il fulcro della trama su come ha vissuto il protagonista la morte del padre. Perché la trama in se non è solo ben scritta, ma è anche assolutamente coinvolgente e senza il minimo buco o momento morto. Ma è soprattutto toccante, esatto, avete capito bene. Il punto, la chiave di questo film, è proprio questo “il significato del film”. Chiaramente, il significato oggettivo del film può non essere avvertito nello stesso modo da ogni spettatore, che potrebbe, chiaramente, trovarvi dei significati ulteriori.

Si, ok, ma insomma di cosa parla il film? Ci arrivo subito.

La trama generale di Onward si concentra su tre punti fondamentali che sono i seguenti:

1) Riabbracciare il proprio padre, morto, e mai conosciuto.

2) scoprire se stessi ed imparare ad essere la propria miglior versione

3) riscoprire la magia perduta nel mondo.

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Proprio sul terzo punto ci ricolleghiamo all’ambientazione del film. Un mondo dove tutti hanno smesso di credere nella magia (la cosa è paradossale dato che gli abitanti di questo mondo sono tutte le creature dei nostri miti e folclori vari), e che quindi hanno perso un po’ una loro parte fondamentale nella tradizione del mondo.

Avete letto bene, questa è la storia di Onward. Una macro e micro trama semplice e lineare, ma che nasconde una complessità emotiva e una capacità di trasmetterla veramente unica. Tutto questo, però, non è esclusivamente merito della trama, anche la costruzione dei personaggi gioca un ruolo fondamentale nel film.

Escludendo l’animazione, molto, ma molto ben realizzata (dopotutto Pixar ci sa fare giusto un po’da questo punto di vista). È la caratterizzazione dei personaggi ad essere memorabile, perché tutti, anche i personaggi secondari o le comparse ti lasciano qualcosa e hanno un senso nello stare dove stanno e nel fare quello che fanno. Il discorso si enfatizza con i protagonisti, perché tutti hanno un’evoluzione e nessuno è lo stesso che era all’inizio del film. Essendo Onward principalmente un viaggio, volto a raccontare una storia, basata sui tre punti che vi ho sopra citato, è quasi normale pensare che non vi sia altro scopo per affrontarlo se non portare a termine queste tre tematiche principali. Ed è qui che rimaniamo sorpresi dal lavoro fatto sui personaggi, proprio perché non diventano parte della storia ma è la storia che diventa parte della loro evoluzione. Riuscendo a trasformare una cosa che, per quanto abbastanza originale, rimane semplice alla fine della fiera, diluito di ogni complessità di trama, un mero “compitino” della Pixar.

Abbiamo “Ian Lightfoot” (doppiato per altro da TOM HOLLAND in originale e quindi da ALEX POLIDORI in italiano) che parte ad affrontare questa avventura completamente privo di fiducia in se stesso, sperando di acquistarla conoscendo il padre, per poi scoprire che lui un padre l’ha sempre “avuto”. Troviamo poi “Barley Lightfoot” fratello del protagonista, che arriverà ad ammettere che il suo unico desiderio era proprio parlare un’ultima volta con suo padre. Per finire con la madre dei due ragazzi “Laurel Lightfoot” che riscoprirà il suo animo da guerriera per supportare e difendere i propri figli, affrontando qualunque cosa le si pari davanti. Troviamo poi un personaggio LGBT, segno che finalmente qualcosa sta cambiando anche in prodotti come questi che sono destinati per lo più ai bambini. Insomma nessuno dei personaggi comparsi nel film, per quanto marginale o breve, è messo lì per caso. Tutti hanno la loro piccola storia e in qualche modo ti viene trasmessa.

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Tutto ciò magistralmente diretto e armonizzato da una meravigliosa regia, che riesce a far incastrare tutti gli eventi nel modo giusto. Da i giusti spazi ad ogni scena e personaggio, ti fa arrivare alla scene importanti gestendo minuziosamente le inquadrature e non tralascia nessun dettaglio. Neanche qui qualcosa è messo o lasciato al caso, insomma.

Anche l’ambientazione merita due parole: forse una delle cose più riuscite del film. Resa in modo tale da far capire come ormai la magia sia solo un lontano ricordo, di come ormai quelle creature che un tempo erano fiere e potenti ora siano gente ordinaria adagiata sulle proprie comodità. Detto senza mezzi termini, è una rappresentazione in chiave fantasy di quello che sta diventando la nostra società.

Tutto questo accompagnato da una colonna sonora, ad opera Mychael Danna, che riesce ad esaltare l’epicità dell’avventura in sé tanto quanto l’emotività e la fragilità di coloro che la vivono.

Arrivando alle conclusioni finali posso affermare che Disney-Pixar ha centrato il segno anche questa volta, portando su schermo un prodotto che non si limita a raccontare una storia, ma fa in modo di trasmetterla a chi la guarda. Facendoci riflettere su determinate scelte, o azione compiute o magari al rapporto che abbiamo con le persone che amiamo o ancora a cosa veramente pensiamo di noi stessi e cosa quindi vorremmo da noi stessi.

Come detto prima un film d’animazione con un miriade di chiavi di lettura e proprio per questo lo consiglio a tutti, grandi e piccini.

Voto: 8

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